domenica 26 agosto 2012

I Cynics sono esistiti, veramente!


The Cynics – Blue Train Session (1989)

I Cynics sono esistiti! Veramente. Gridatelo, ditelo ai vostri amici, ai parenti, prendete un megafono e urlatelo nelle piazze. Nei sintetici anni ottanta i Cynics, anche loro, hanno avuto una possibilità!

venerdì 24 agosto 2012

Hoodoo Man Blues - L'anno zero del Nuovo Blues


Esistono i “classici” nella musica popolare? O meglio: esistono già i classici nella musica popolare degli ultimi 60 anni? Hoodoo Man Blues, nel suo piccolo è senz’altro un classico; del blues, ma non solo.

lunedì 20 agosto 2012

Il disco nudo



E’ con un filo di emozione che scrivo questo post… Ci siamo, Facce da Rock ha concluso il lunghissimo percorso di Musica per Immagini, Immagini per la Musica; un percorso che, con oltre 30 post distribuiti nell’arco di un anno, è stato una delle assi portanti di tutto il blog.
Due “macrosezioni”, una monografica e una antologica, 10 capitoli per cercare di dare un’immagine al suono che sta tra i solchi. In tutto abbiamo collezionato oltre 400 artwork, selezionati a partire da un numero circa tre volte superiore.
Della parte monografica è già disponibile un catalogo in pdf che recupera in toto, ma in forma assai più fruibile, i post riguardanti alcune grandi personalità del Rock Design: Roger Dean, Rick Griffin, Neon Park e tanti altri. Potete scaricare il volume dalla sezione E-Book.
Se ci sarà tempo e fortuna, potrebbe uscire anche il catalogo della sezione antologica.
Nonostante lo sforzo, il mondo del Rock Design è un mare vasto. Resterebbero ancora rotte da esplorare, intere epoche, stili e artisti da indagare.
Per ora ci prendiamo una pausa; ma chissà che dopo l’estate non si ricominci a sfogliare la musica per immagini…

domenica 19 agosto 2012

Perchè scacciare il Rock dal Tempio?



Cinquant’anni fa, negli ordinati cortili dei migliori quartieri occidentali, il Rock era una musica eversiva. Di volta in volta tacciata di essere diseducativa, deviante, comunista, addirittura satanica.

venerdì 17 agosto 2012

Musica per Immagini - Facce da Rock




Poche cose come la fotografia riescono realmente a "cogliere l'attimo", a dare forma e colore al "qui e ora". Non è facile fotografare la Musica, non è facile nemmeno fotografare l'Artista per cogliere quei tratti, somatici, espressivi, indefinibili, che lo distinguono.
La storia del Rock è anche una storia di fotografie; di grandi ritratti su pellicola che hanno celebrato questa musica nel modo più diretto e senza compromessi. A volte lo scatto è studiato, in molti casi estemporaneo o addirittura casuale. Quando è riuscito può diventare una vera Icona sull'altare del Rock.
Questa galleria, organizzata cronologicamente, ripassa in maniera sintetica alcune fotografie immortali che hanno illustrato copertine di album altrettanto immortali: 30 x 30 cm da incorniciare, almeno nella memoria, per poter dire di conoscere cosa c'è in quell'attimo, cosa c'è in quell'espressione, in quella smorfia, in quell'istante in cui l'otturatore si apre mentre una chitarra si fracassa al suolo, in cui quattro capelloni attraversano una strada, in cui un chitarrista bianco e un sassofonista nero si scrutano con compiaciuta complicità.

NOTA: Questa sezione, ancora più di altre, potrebbe essere veramente sterminata; sono innumerevoli gli art work a base fotografica e moltissimi sono entrati stabilmente a far parte dell’Immaginario Rock con la lettera maiuscola. Questa galleria non ha assolutamente presunzioni di completezza, anzi l’approccio scelto è stato volutamente sintetico.
Interi cicli come le cover della Blue Note o le bellissime foto sugli album Delmark –che esulano dall’ambito rock ma che non si possono ignorare - potrebbero essere l’ oggetto di una nuovo capitolo.
Prendete le immagini che seguono come un assaggio, la punta di un iceberg che speriamo di riuscire ad esplorare più in profondità

lunedì 13 agosto 2012

Quando l’Inghilterra celebra il meglio di sé


Hanno preso caterve di medaglie, hanno vinto in discipline in cui pareva impossibile vincere, ma alla fine, quello che resta è il vero prodotto d’esportazione britannico. E non è il football, non sono le auto da corsa né la Casa Reale; ma è la musica: Pop e Rock per celebrare la chiusura della terza Olimpiade britannica e la Gran Bretagna tutta. E se qualcosa già si era intuito all’apertura - Arctic Monkeys, qualche medley un po’ sintetico, un gigioneggiante McCartney - questa chiusura celebra senza mezze misure e con sbandierato orgoglio il sound e la creatività, passata e presente, del “Made in Britain”.
E pazienza se c’era George Michael e non Robert Plant; pazienza (se potete…) se non c’erano gli Stones ma i One Direction, pazienza se a tratti sembrava di essere persi tra il dance floor dei teenagers e la passerella: viviamo nell'Era di Youtube e X-Factor... Ma chissà che questa cerimonia non dia un piccolo contributo a fare di certa musica un Classico nel vero senso della parola, sotto l’aspetto più ampio e culturale, riconoscibile ovunque, a spezzare finalmente la perenne segregazione tra musica “popolare” e musica “colta”, sdoganando non tanto il sound, quanto il “concetto”. La musica Rock (e Pop) con dignità di Arte autonoma e non solo di intrattenimento.
L’Isola è veramente piena di rumori!
E magari, alla fine, non sono solo canzonette...


domenica 12 agosto 2012

Phallus Dei e l’immobilità dell’immagine (TVEye)


Amon Düül II Spielt Phallus Dei è un mini documentario di Rüdiger Nüchtern datato 1969. Nessun artificio, qualche tramonto su chiese di campagna e poi la Komune kraut-rock per eccellenza che suona dal vivo per trenta minuti il suo primo brano-monstrum, inchiodata dall’occhio stretto di qualche statuaria divinità cinematografica che non cambia mai angolazione, non stacca mai la telecamera, riprende mezzi volti, mezzi corpi e mezzi movimenti alle spalle di una notevole Renate Knaup, nell’aura arancio-bluastra di un protozoico light show iperpsichedelico. Nella gang di cameraman anche un imberbe Wim Wenders.
Da sperimentare con orecchie aperte e occhi socchiusi; un po’ di alcool (o THC, anche meglio) non guasta.
Buona visione.
                

sabato 11 agosto 2012

Frammento # 2 - Distretto di Kagoshima 23-09-2034



They said it was blue When the boold was red That's is how you got a bullet blasted through your head!
Il quadro che comporta le “inevitabili perdite”, i “necessari sacrifici”. Dalle guerre in Pakistan e in Afghanistan siamo assuefatti alle parole, nessuno più presta attenzione al loro vero significato; uccidiamo, bombardiamo, lanciamo missili teleguidati dai cortili di casa senza accelerare i battiti né accorciare il fiato.
I give a shout out to the living dead Who stood and watched at the feds cold centralized So serene on the screen You was mesmerized
Lo vedo nel piccolo schermo televisivo; grasso, unto, la spilla blu sul risvolto della giacca, si asciuga la fronte con un fazzoletto bianco; legge qualche parola da un foglio che tiene in mano con finta disinvoltura. A vederlo da questa parte del mondo appare un ridicolo figurante che recita malamente uno scarso copione.
No escape from the mass mind rape Play it again jack and then rewind the tape!  
Ho bisogno di una sigaretta, subito. Chiedo al ragazzo che mi sta davanti; lui si volta come un vegetale, rotea gli occhi, mi fa cenno di no, impercettibile. Poi scopare dentro un armadietto sudicio accanto al letto. Dormirà lì dentro, senza riemergerne per giorni, mentre io, per tutta la notte, mi rigirerò tra coperte pungenti in preda ai crampi e ai dolori ala testa.
Nella camerata siamo 54, tutti tengono gli occhi bassi: 108 occhi  fissano un pavimento grigio, sporco di pioggia e sangue. Sopra la porta c’è un orrendo crocefisso intagliato nel legno ricurvo tra spasimi agonizzanti. With God On Our Side! Qualcuno respira affannosamente all’angolo dello stanzone; altri cercano una sigaretta, molti una dose di Pristiq. Siamo esausti dopo una giornata passata in viaggio tra Fukuoka e Satsumasendai. Domani mattina arriverà qualche tenete con la fronte alta e rughe represse nascoste sotto il basco rosso. Ci assegnerà alle nostre postazioni; qualcuno sarà di stanza a Camp Carrol o Camp Sears, Sud Corea; altri terranno le posizioni nella prefettura di Kagoshima, forse qualcuno verrà anche imbarcato per Taiwan, la testa di ponte per la fantomatica invasione che aspetta solo un ordine da Washington.
Trascorro la notte fissando la trama reticolare della branda  sopra la mia. Non stacco lo sguardo. Nell’ultimo letto della fila, due ragazzi si iniettano una siringa marrone in vena; cocaina o antidepressivo, forse. L’esercito è diventato molto più permissivo con le droghe, soprattutto con gli eccitanti, o gli steroidi  anabolizzanti; preferiscono un mucchio di schizzati ipercinetici e adrenalinici, che non distinguono il bene dal male, piuttosto che masse di giovani depressi che si masturbano pensando alla fidanzata che non vedranno per mesi, che accumulano dubbi adolescenziali su ciò che stanno facendo. Sono vent’anni che il sistema sanitario pubblico è al collasso per mantenere masse di reduci mutilati e paranoici: così si va all’attacco all’arma bianca, come nella prima guerra mondiale; un sergente mette il fischietto in bocca e noi ordinatamente avanziamo. Sarebbe contro ogni regola d’ingaggio degli ultimi sessant’anni..ma questa volta non abbiamo contro qualche straccione talebano col kalashnikov.
Questa volta mica sono umani.
Con la scusa del pericolo globale il Congresso ha fatto passare nuove direttive per l’approccio alla battaglia; regole d’ingaggio ridotte all’osso, talmente interpretabili che praticamente si può fare di tutto. Ai posti di blocco non si chiama più l’alt; c’è un cartello duecento metri prima dello sbarramento; non lo hai visto? Beh, non certo è un problema di quel ragazzino messicano che è alla Browning M2, non credi?. Non si possono lasciare  prigionieri, ma il vero obbiettivo è di riportare a casa il minor numero “accettabile” di noi. “Accettabile?”
“Si, un numero che la retorica melliflua dei media riesca a camuffare da necessità inderogabile delle operazioni, che la gente possa percepire come inevitabile, o addirittura giusto.”
O sani o morti; non a carico. Una roba del genere vent’anni fa avrebbe riempito le piazze di manifestazioni, dissidenti, vecchi hippy ottuagenari, Occupy Wall Street, Indignados del New Mexico, residuati No Global con berretti peruviani e Black Block paramilitari nord - europei. Oggi tutti hanno troppa paura: accettano il macello senza muovere un dito. E fanno bene. Perché hanno paura. Quella paura che ti prende allo stomaco e che ti fa apprezzare la tua casetta in affitto a Flint, l’utilitaria italiana che paghi a rate, il lavoro del cazzo a Walmart. Allora è più facile accettare queste porcate. Ma se veramente arriveremo allo scontro frontale, non basteranno i sacchi di plastica neri a nascondere tutto il casino.
Ho la gola secca, e mi farei anch’io una siringa ma non riesco a muovermi dalla branda; non vedo più nulla attorno; è troppo buio. Ho gli auricolari così in profondità nelle orecchie che mi fanno male. Ascolto You and Me and Pooneil: mi piace quel saltare nervoso della chitarra, mi piace soprattutto il basso di Jack Casady, quando rallenta per poi fare ripartire tutto il gruppo; mi piace Jack Casady, con la fascia fiorita tra i capelli e gli occhialetti viola rotondi; faccio finta di essere un ragazzino del Kansas spedito in Vietnam come premio per la maturità, non vedo l’ora di ammazzare qualche vietcong , non vedo l’ora di servire un po’ la Nazione, non vedo l’ora che il sergente Elias mi faccia fumare dalla canna di un M14. Sono eccitato, sono contento di essere un soldato, sono contento di questa guerra.
Non dura molto.
Ho passato momenti in cui riuscivo ad isolarmi per molto più tempo dalla realtà, in cui potevo costruire mondi alternativi, credibili e duraturi. Te lo insegnano in accademia, per sopravvivere in prigionia. Ti insegnano a crearti una realtà alternativa, nella tua testa, piena di persone e particolari. Ci puoi mettere dentro conoscenti, luoghi che hai visitato, in cui hai trascorso le vacanze; ma non amici stretti o famigliari, sarebbe uno shock emotivo difficile da controllare. Più questa realtà alternativa sarà particolareggiata e funzionante, più riuscirai a tenere duro  in prigionia. Più sarà verosimile quest’impalcatura, più sarai resistente ad interrogatori e torture. La mia prima identità di copertura fu venditore di auto usate a Fresno; poi albergatore a Portland. Ma erano cazzate che non si reggevano in piedi. Allora ho deciso: soldato semplice in Vietnam. Su e giù dagli Huey, le sigarette nella retina dell’elmetto, mazza da baseball al posto del coltello. Mi immagino di fracassare il cranio dei vietcong; anzi immagino una vera e propria partita in cui ribatto così forte che la testa di Charlie si stacca dal collo e vola fuori campo. Tutti si mettono a ridere. “Home run, ragazzi, è home run!; cosa avete da ridere? “ Non ha funzionato neanche quella. Pensavo: guerra per guerra, tanto vale inventarsene una in cui rimango vivo.
Ora ho ripiegato sulla musica. Ho un vecchio lettore mp3 che mi porto sempre dietro. Apparteneva a mio padre. E’ quasi un pezzo d’antiquariato. C’è chi li colleziona e sborsa bei soldoni per un rottame così. Ripiego sulla musica e me la sparo dentro come una dose. Mi scende per le orecchio dritta al cervello. Una pallottola. Faccio finta di essere un DJ degli anni ’60, di quelli misteriosi, che trasmettevano da navi ancorate in acque internazionali. Nessuno mi vede, nessuno mi conosce. Me ne sto dentro la stanza a vetri, con la luce rossa “on air” dietro di me e pile di 45 giri davanti. Li metto su uno dopo l’altro, raccontando storielle sconce nel mezzo. Ogni tanto metto su un LP intero, lo faccio andare tutto quanto senza dire una parola in mezzo. Dum dum dum duuum; mi piace il basso. Suonerei il basso se fossi in un gruppo. Una volta l’ho anche fatto ma non beccavo mai la corda giusta. Così per un po’ feci il cantante degli SD4, Screaming Dement Four, una band da liceali orrendi. Il disco continua a girare; lo fisso nella mente. Gira e quasi mi ipnotizza. Mi sveglio.
Continuo a fissare la rete sopra la mia testa. Sopra di me dorme un certo Mike Nesmith, un ragazzino bianco di Huston. Io credo che sia un infiltrato degli Affari Interni. Ce ne sono ovunque, li scelgono giovani e inoffensivi per non destare sospetti. Devono guardarsi attorno, ascoltare i discorsi degli altri soldati, buttare lì domande del cazzo tipo “Allora, cosa ne pensi di questa missione?”  “Pensi sia una buona decisione?” Hai sentito del colonnello? Lo hanno beccato mentre si faceva Snuffy Johns nei bagni del 4°! Forte eh?” Conversazione banale tra chi non vuole conoscersi per non dovere perdere un amico. Poi li vedi prendersi appunti sui risvolti della camicia o sugli scontrini della lavanderia a gettoni, i bastardi. Devono controllare la fedeltà delle truppe, il loro rispetto delle autorità, il loro decoro.
Lasciano che ci droghiamo al limite della dipendenza ma non tollerano che diciamo “cazzo” e “America” nella stessa frase.

venerdì 10 agosto 2012

PAGANESIMI ELETTRICI - Wim Wenders e il Fauno - Discografia e Playlist


DISCOGRAFIA CITATA NEGLI ARTICOLI

Bob Dylan - The Freewheelin' Bob Dylan (1963)
Hawkwind - Hawkwind (1970)
Amon Düül - Psychedelic Underground (1969)
Quicksilver Messenger Service - Happy Trails (1969)
MC5 - Kick Out The Jams (1969)
Grand Funk Railroad - Grand Funk (1969)
Yes - Close to the Edge  (1972)
Pink Floyd - The Dark Side Of The Moon (1973)
Carl Maria von Weber - Il franco cacciatore (1821)
The Velvet Underground - White Light/White Heat (1968)
Jefferson Airplane - Surrealistic Pillow (1967)
Jefferson Airplane - After Bathing At Baxter's (1967)
Cream - Wheels Of Fire (1968)
The Paul Butterfield Blues Band - East West (1966)
Doors - Strange Days (1967)
Iron Butterfly - In-A-Gadda-Da-Vida (1968)
The Kinks - Kinks-Size (1965)

martedì 7 agosto 2012

PAGANESIMI ELETTRICI - Wim Wenders e il Fauno - Pt.4


Inizia con un montaggio estemporaneo di grida, rumori, sbarre e catene, sirene antiaeree, squassi di trombe abbandonate nei golfi mistici deserti dei teatri di città. In alto, i gerarchi, i massimi ufficiali, i dignitari e i ministri allungano il collo spennacchiato scrutando di sotto. Loro non sono soldati, ma burocrati; non sono statisti ma contabili; non intellettuali ma ideologi Non hanno la divisa, vestono in giacca grigia. Non hanno nemmeno la pistola al fianco. Si difendono con l’ignoranza altrui.

mercoledì 1 agosto 2012

Musica per Immagini - The Musical Box - Gallery

Uno spazio per la musica
Da: Musica per immagini, immagini per la musica 



The Rolling Stones
Their Satanic Majesties Request (1967)
Michael Cooper - copertina (fronte)

La foto del gruppo è realizzata in stampa lenticolare su plastica lamellare, una soluzione che offre l’illusione della tridimensionalità e il cambiamento dell’immagine stessa a seconda dell’inclinazione e del punto di vista. A causa degli elevati costi di produzione le stampe successive dell’album furono realizzate in modo tradizionale.

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