martedì 14 luglio 2015

La Visione di Capitan Vinile


Spara sulla folla ad un concerto de “Il Volo”
Il cecchino bloccato dopo avere fatto 5 vittime e ferito 12 persone.
Voleva forse attentare alla vita dei cantanti sul palco. Ha sparato con un’arma automatica

“Ma no! Non me ne frega nulla dei cantanti; quelli fanno il loro mestiere come i postini e le prostitute. Io volevo ammazzare più persone del pubblico e basta! Loro non lo devono mica fare per mestiere di andarsi ad ascoltare merda.“

Il fanatico, straniero, probabilmente affiliato a qualche gruppo di estremisti jihadisti, ha rivendicato l’attentato con parole sconclusionate e vaneggianti. È ora in stato di fermo. Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble, i componenti “Il Volo”, si sono detti affranti e terrorizzati. “Abbiamo visto la morte negli occhi”.


***
Ho avuto una Visione.

Sono bastati tre giorni di mare sulla riviera Romagnola.
La visione è un’enorme bandiera nera e bianca dell’ISIS che sventola sul Vaticano.
Orde di famiglie petulanti ed insoddisfatte servite, riverite, pulite, nutrite da schiere di inservienti e facchini ucraini, sudamericani, magrebini e polacchi.
Divertite ai lazzi serali di statue viventi e venditori di bastoni per selfie.
E la visione è chiara e distinta: un’enorme bandiera nera e bianca dell’ISIS che sventola sul Vaticano.

“The Magic of the Moment”


Questa sì che è una frase potente. E magari qualcuno poteva anche preferire Klaus Meide mentre (non) cantava certa paccottiglia kraut-psycho-space  come I’m Going Mad o Fly To The Rainbow, eppure la magia del momento è davvero motto virulento.
Il momento in cui si realizza nel pieno e con distinta e sincera coscienza che quando tutto e tutti, attorno, fanno schifo… bè forse un po’ di schifo lo fai anche tu.
Se ne esce meglio, una volta interiorizzato il concetto.
Quindi, spero davvero di potere scrivere la mia Wind Of Change nel momento in cui il Califfato isserà i suoi vessilli in cima a San Pietro.
A postilla, perché ci tengo, un trafiletto che rivela una verità orrenda, che in tanti già sapevamo. Ma sapete, vederlo scritto…



Mi piacciono i trafiletti nelle pagine interne. Leggo solo quelli. Tra una quindicina d’anni, nelle pagine di spettacolo, mi aspetto titoletti tipo “Bob Seger valeva Springsteen” oppure

“I Bloodrock furono i più grandi, ma nessuno lo sapeva”.

Se Lenny Bruce diceva che la satira è tragedia più tempo, allora io dico che
la verità è: realtà più tempo.

Il tempo necessario a capire ciò che realmente accade; non ciò che ci viene raccontato accada.
Ma in questi tempi biechi e sbilenchi fatico a trovare consolazione nella musica. C’è un brano che negli ultimi giorni ascolto spesso, un anfratto nella già remota colonna sonora di Ghost Dog, film (di culto? Forse…) di Jim Jarmusch.  Don’t Test/Wu Stallion, a firma Suga Bang Bang; un tipo che mette in hip-hop il primo Van Morrison di T.B. Sheets, con l’immenso mestiere di RZA a tessere sospiri di lontano oriente nella suburbia al neon e zeppa di graffiti. Una canzone storta, deforme, obliqua, free jazz e bushido assieme. Depressa. Pessimista nel tono balbettante e lamentoso.
Una bella colonna sonora per la “fine”…

Fate i bravi, non sparate sulla folla, se potete.


Capitan Vinile

2 commenti:

Vlad Tepes ha detto...

Anch'io credevo fosse di culto ... almeno finché non ho visto La farfalla sul mirino, il film di Suzuki da cui Jarmusch ha pescato con gusto da cinefilo.
Ghost dog è un bel film e basta.
Il tempo è il miglior giudice ...
Molti filmetti italiani anni Settanta sono meglio di Spielberg ...

mr.Hyde ha detto...

volare, oh oh..aiuto.

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