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venerdì 26 ottobre 2012

Prigioniero del proprio testo


  
La maggior parte delle recensioni che ho scritto e un buon numero di quelle che si leggono in giro sono organizzate, più o meno esplicitamente, secondo un immutabile schema tripartito, buono per ogni tema dalla seconda superiore in su:

introduzione

svolgimento

conclusioni

Uno schema assai funzionale, che agisce bene soprattutto con gli album che poco concedono alla fantasia, adatto a testi lineari, scorrevoli e senza troppe pretese ma che presto prende il totale controllo del prodotto e lascia al povero autore scarsi margini di manovra. Non c’è nulla di male a seguire un canovaccio simile: si possono scrivere ottimi articoli seguendo quest’impostazione, ma la verità è che alla fine stanca. Forse più l’autore del lettore; ad ogni modo dopo avere toccato il fondo con un paio di pezzi su Maypole e Tongue, mi sono ripromesso di cercare alternative, soprattutto alla cronica sclerotizzazione di ognuna delle tre parti.
Quali sono i temi ricorrenti e ormai consunti? Vediamoli punto per punto.

NB: questa NON è una lezione; non voglio fare la morale a nessuno, sono considerazioni che faccio a me per primo e non pretendo assolutamente di insegnare a scrivere a chi già lo sa fare. Detto questo, se la galassia dei blog musicali, e più in generale delle fanzine sul web (e magari anche della stampa specializzata?) vuole arrivare ad avere quei riconoscimenti e quella considerazione che forse merita, credo si debba lavorare sulla qualità innanzi tutto, magari partendo proprio dai testi.

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