“Categorie calviniane” applicate alla Popular Music - La Rapidità - Pt. 1
La rapidità ha a che fare con il tempo.
E il tempo è una delle colonne portanti della musica universale.
Fare musica significa, tra l’altro,
scegliersi e modellarsi un battito, un respiro, un colpo; isolarlo. Su esso
costruire una melodia, più melodie; una sinfonia o una canzone. Ogni musica ha il
suo proprio tempo interno (il beat,
il ritmo). Ma possiede altresì uno specifico tempo esterno, il momento in cui viene eseguita (per una cerimonia
religiosa, un concerto, una ricorrenza …). In aggiunta esiste poi un tempo
proprio per l’ascoltatore, per il “pubblico” che non sempre coincide con il
momento né tanto meno con il beat. La latenza tra momento e tempo dell’ascolto
è la distanza che separa l’esecuzione di un pezzo dal suo diventare oggetto per
il pubblico. Se solo 40 anni fa un singolo inciso in Tennesee o in California
poteva impiegare mesi per essere distribuito nel resto d’America e addirittura
anni per essere ascoltato nel resto del mondo, oggi le autostrade informatiche
hanno di fatto annullato questo “ritardo” e chiunque possieda un computer può ascoltare un brano nel momento stesso in
cui viene pubblicato. L’unica rapidità che interessa, in questo contesto, è il
bitrate in download.
“Ritardi” e “distanze” sono stati pressoché
azzerati dall’informatica. Certo il ritmo interno della musica è ancora un
aspetto determinate ed anzi, è stato forse l’aspetto più caratterizzante di
tantissima musica commerciale. Un cambio di passo e nasce il twist, o il rock’n
Roll o la samba.
Forse il Rock è il genere che più di
tutti è in debito con il beat.
