lunedì 26 maggio 2014

Capitan Vinile e l’ascolto nudo



Svendo.
Mi svendo.
Scaffali pieni di dischi che prendono polvere.
Meglio sfoltire un po’.
E’ bastato mettere tutto su e-Bay a 5 euro - prezzo di partenza - che i Famelici del risparmio a 33 giri, gli Straccioni del prezzo stracciato (come me, intendiamoci) si sono fatti sotto sbavando.
Piazza (quasi) pulita.
Devo solo gettare fuori bordo un Blue Oyster Cult (bello, il primo LP, stampa USA, fatevi sotto…) un Byrds, qualche cosa dei Quicksilver, forse.  E ancora quel maledetto CD di Little Walter che allo scorso giro nessuno di voi ha avuto l’ardire di vincere…
Ma le vendite alla fine, sono andate discretamente. Si sono perfino azzuffati per un Threshold Of A Dream (Deeram SML 1035) dei Moody Blues: bello eh, con booklet ben tenuto, tutto quanto… E pure un orrido e graffiato Fragile di stampa USA (Atlantic SD 7211) è volato via. Potere di Roger Dean, forse. Perché South Side Of The Sky  gracchiava alquanto. Ma sapete com’è: quelle belle illustrazioni Art Nouveau tirano più di un Chris Squire qualunque.

La confezione, al giorno d’oggi, significa molto.


Mi volto, ed ho ancora gli scaffali peni, in realtà.
E’ incredibile la discontinuità che esiste tra i supporti analogici.

Disco -> busta interna -> copertina -> busta trasparente – busta trasparente <- copertina <- busta interna <- disco

La musica è sempre separata da ben 6 membrane impermeabili. Sembra tutta ben impilata, ordinata e sequenziale. Non lo è.

6 membrane di separazione.

Per non parlare della distanza dalla la nostra mano, dal giradischi (o il lettore CD), dal pulsante on/off.
Dalle nostre orecchie.
Al contrario, la scorrevolezza dello stream di musica fluida, quella direttamente sgorgante via web (o hard disk) fa addirittura paura. Liscia, financo olesa; lascia le sue belle tracce di unto. Ma per il resto, è immacolata.
Un disco unico, continuo, senza interruzioni, cuciture, sospensioni, discontinuità evidenti, secondi tempi, tempi supplementari.
Un disco unico: discronico,distonico,anonimo (poiché incatalogabile all’anagrafe, visti i suoi infiniti autori); casuale perfino. Niente lato A o B, niente limiti. Il sogno di Borges - in musica -  fatto realtà. O magari virtualità.
Il disco unico.
Eppure l’ascolto non è mai realmente nudo.
Perché c'è sempre sottesa questa intrinseca passività del “sentire”, che nulla ha a che vedere con lo stimolo necessario della lettura, l’impegno dello studio, del lavoro; e nemmeno con quella pur minima direzionalità che richiede il “guardare” del cinema e perfino della televisione.
La direzionalità dello sguardo che giustifica l’immobilità di tutto resto, cervello compreso chiaramente.
Non si può dire lo stesso dell’orecchio.
Chi, ormai, ascolta e basta?

Ascolto mentre guido

Ascolto mentre lavoro al PC

Ascolto mentre preparo la cena

Ascolto mentre messaggio col telefono

Ascolto mentre pulisco casa (raramente)

Ascolto mentre.

E allora: è poi più importante l’ascolto o il mentre?

“Cosa fai?”
“Ascolto.”
“..e poi?”
“Basta”
“Aaaah”, con tono di sorpresa.

Ascolto nudo

Un’utopia pensarlo? O forse la sua vera natura è la superficialità.
E allora cerchiamo la strada per valorizzarlo. Togliendo di mezzo la passività.
Perché è poi questa passività che aiuta e nutre la lievitazione e la crescita del disco unico. Lui si ingigantisce mentre noi facciamo altro e non prestiamo in realtà la minima attenzione a quelle che succede nelle nostre orecchie.
Così, mentre mi spuntano questi pensieri di spicciola filosofia sonora, cerco di destreggiarmi - senza passività - tra “nuovi vecchi” LP del profondo sud.
Sud di che?
Sud e basta.
Perché a Sud c’è sempre una risposta.
Una curiosa accoppiata: Petra, rock cristiano primigenio e Devil’s Elbow, un bel country luciferino che piacerebbe ad Altman.


Quella del rock cristiano è una curiosa “parabola”.
In netta minoranza, così fagocitato da autostrade per l’inferno e paganissime scale per il paradiso, solo qualche irriducibile classificatore ne ha comprovato, alla fine, l’esistenza. E parlare di cristianesimo in minoranza ad oggi evoca sabbiosi scenari sudanesi o umidi arcipelaghi sub asiatici. No, è il rock.
L’album dei Petra (MST 6527) uscì nel 1974 per la mitica Myrrh, label di proprietà della Word Records, praticamente le Edizioni Paoline in musica. E questi quattro bravissimi ragazzi di Fort Wayne (Indiana) cantano roba come Get Back to the Bible o Walkin’ in the Light, con ritornelli stile “Jesus is the answer…” Album di discreto successo, e loro, da buoni praticanti erano di certo moooolto meno famosi di Gesù.
C’è uno strano sentore di zolfo pure lì, per contrasto.
Come nelle visioni papali distorte di Rosemary's Baby. Eppure qualcosa non torna; ed è il rock stesso qui ad essere nudo, non i simpatici chierichetti di Fort Wayne. Te li vedi lì a servir messa, confessare i propri peccatucci e andarsene, chitarra in spalla, al prossimo raduno dei catechisti.
Il rock nudo e disarmato.
E allora? Cosa è qui per dirci questo benedetto rock?
Non sarà più schietto il folk, il liscio di Secondo Casadei, la bossa nova? Non saranno più sinceri loro, sorridenti? Non sarà meglio Il tuo popolo è in cammino?
I Petra non avevano un dubbio al mondo a riguardo. Beati loro!
Si metta dunque sul piatto ‎Devil's Elbow di Doug Kershaw (Warner Bros ‎– BS 2649).


Personaggio intrigante, questo Doug. Depresso, eroe, mistico, disperso tra le mangrovie.  È un album bello. E’ ben fatto, prodotto, suonato, ci sono delle belle canzoni.
Canzoni
Tirate un sospiro di sollievo, dunque.
Canzoni, non jam interminabili, rumori, effetti elettronici, diavolerie cosmiche, intellettualità britanniche.
Non c’è nessun Chris Squire…
Canzoni. L’arte di una strofa e di un ritornello, inseriti in arrangiamento esatto. Basta così.
Una Nashville trapiantata nelle più selvatiche swamp tropicali, in cui personaggi in fuga cercano riparo dalla legge intransigente di qualche governatore omofobo in completo bianco e cappellone a tesa larga.
Non so se questi due LP siano già stati inglobati dal disco unico. Non credo.
E mentre sto qui a pensarci su, mi capita per le mani un altro acquisto recente, Foolish Pleasure (Mercury SRM-1-1034) di tali Heartsfield, un super rock-country-southern da Festa dei Trattori di Naperville (ma Magic Mood e i 10 minuti di Another Man Down si fanno veramente dare del lei… e tu chiedi chi erano gli Eagles??).


E meraviglia delle meraviglie, sulla inner sleeve, una pagina fanzinesca del Buyers Bulletin da titolo

“TAPE PIRACY… EVERYONE’S PROBLEM”

Una disamina acidissima su quanto le cassette pirata danneggino l’angelico mercato musicale e di come l’eroica RIAA si batta per sconfiggere la piaga. Anno 1975.
E noi, digitalizzati, che ci crediamo moderni nelle nostre battaglie…
Capitan Vinile alza la puntina.
Di Atlanta Rhythm Section e Brownsville Station magari parleremo la prossima volta.
A presto.
Capitan Vinile


2 commenti:

Jen D. ha detto...

I Petra, cazzo, i Petra... Ti consiglio di procurarti i seguenti titoli: "This Means War", "On Fire" e "Beyond Belief". Sotterrano in toto il debut, fidati :D

Evil Monkeys ha detto...

Petra, si...non li conosco, se non per questo disco, non mi esaltano...ma se mi dici così mi fido alla grande.
Poi questo 'fenomeno' di rock cristiano oltranzista è interessante, tutto americano e anche un po'... 'sommerso', no?
Ciaoo

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