mercoledì 30 novembre 2011

Prossimamente sul Blog – Dicembre 2011


Dopo le monografie su Rust Never Sleep di Neil Young e le turbolente vicende dei Third World War, è il momento di scoprire uno dei “Grandi Dimenticati” degli anni ’70: Eddie Hazel. Uno che avrebbe potuto essere l’anello di congiunzione tra Hendrix e Sly Stone, un guitar-hero del funk più duro emarginato dalla corte di George Clinton per via di una drammatica dipendenza dalla droga. Morirà quasi dimenticato senza avere mai fatto breccia nel grande pubblico.
Continuano le peripezie tra Tempo e Spazio del Principe Viaggiatore, sulle tracce del Rock Pagano degli anni ’70. Sullo sfondo della decadente Venezia del XVII secolo, una riflessione sulla strana morale delle Divinità Classiche e un viaggio alla ricerca di nuova terra, in compagnia di un manipolo di entusiasti musicisti teutonici.
Dopo la “Leggerezza” per “Riletture Americane” è il momento della Rapidità: un percorso musicale che indaga il morboso rapporto Rock – Donne – Motori, nonché alcuni aspetti sovversivi della gioventù tra i ’50 e i ’60; ma si parlerà anche di Punk, Bob Dylan e Charlie Parker.
Infine, su “Musica Per Immagini, Immagini Per La Musica” un tuffo nella coloratissima NWOBHM, seguendo i migliori lavori di due fantastici designer: Rodney Matthews e Derek Riggs. Il primo un ideale continuatore, in forma “tecnologica”, dell’opera di Roger Dean; il secondo l’illustratore di fiducia degli Iron Maiden e creatore della loro mascotte “Eddie”.

Stay Tuned!!

martedì 29 novembre 2011

Mr. Tambourine Man - Discography and Videography


DISCOGRAFIA SELEZIONATA DA: 


Mr. Tambourine Man - The Byrds










45’s
Mr. Tambourine Man/I Knew I'd Want You (Columbia 43271) 1965 (USA)
Mr. Tambourine Man/I Knew I'd Want You (CBS 201765) 1965 (UK)
Mr. Tambourine Man/I Knew I'd Want You (CBS 1922) 1965 (Italia)



I° U.S.A. Press
II° U.S.A. Press

33’s   
Mr. Tambourine Man (Columbia CS 9172) 1965 (USA)
Mr. Tambourine Man (CBS S BPG 62571) 1965 (UK)
Ristampato in CD: 1993 (Columbia - 9172), 1996 (Columbia/Legacy 64845), 2004 (Sony 483705)

CD
The Essential Byrds (Columbia/Legacy  89110) (Compilation 3CD)

domenica 27 novembre 2011

The Marshall In The House Of The Rising Sun - Byrds


The House Of The Rising Sun


All this was the prelude of what would have happened exactly one year after in Los Angeles January 1965, when a group of novice twentys, who called themselves the Byrds, entered in the studio to cut a traditional, "Mr.Tambourine Man”, which later appeared on Dylan’s "Bringing It All Back Home” (March 1965), of which the band had a demo for the hands. They had no arrangements or revolutions in the head, but an idea, and one of them even an electric guitar. The idea was to "plug the jack" in the Dylan’s acoustic version, adopted without hesitation and even halved in duration and slowed in rhythm. The guitar was a Rickenbacker 12-string property of Roger McGuinn, leader of the group: a sound so much instantly recognizable, to becoming the "trademark" of the band in the following years. Did the rest vocal harmonies (taken by the Beatles and the Everly Brothers) that will be a standard of the west-coast. Trump card: the production of Terry Melcher, able to follow the thread that binds folk to "jingle jangle" Surf guitar and Merseybeat’s easy melody. The result is Mr. Tambourine Man, one of the most fulminating debut single. That guitar reverb, dreamy adolescent voices, the sound clear and solar, were soaked with California Youth and breathability summer scenarios of innocent transgression on the beaches of the Pacific.

"Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
In the morning I'll come followin jingle jangle 'you.
Take me on a trip upon your magic swirlin 'ship,
My senses Have Been stripped, my hands can not feel to grip,
My toes too numb to step, wait only for my boot heels
To be Wanderin '.
I'm ready to go anywhere, I'm ready for to fade
Into my own parade, cast your dancing spell my way,
I promise to go under it. "

sabato 26 novembre 2011

Sons of Anarchy – Unofficial Soundtrack – S2-CD 1



"The older I get the more I realize that age doesn't bring wisdom... it only brings weary.
I'm not any smarter than i was 30 years ago. I've just grown too tired to juggle the lies and hide the fears.
Self-awareness doesn't reveal my indiscretions ... exhaustion does."
(Sons Of Anarchy - 1-06 AK 51)

Download: 


Artwork:
  

venerdì 25 novembre 2011

Stanley Mouse - Art gallery

Il rosso, il nero e lo scarabeo spaziale alla conquista di ‘Frisco



Stanley Mouse - Alton Kelley
Poster
Data: 22-23/07/1966
Performer: Jefferson Airplane, Great Society
Luogo: Avalon Ballroom
Stanley Mouse - Alton Kelley
Poster
Data: 112-13/08/1966
Performer: Bo Diddley, Big Brother and the Holding Company
Luogo: Avalon Ballroom

Il cerchio, l’ellissi e le loro varie declinazioni, sono spesso un elemento baricentrico nelle opere di Mouse. 

mercoledì 23 novembre 2011

Leggerezza - Playlist e Discografia

RilettureAmericane – La Leggerezza
“Categorie calviniane” applicate alla Popular Music

PLAYLIST






DISCOGRAFIA CITATA NELL’ ARTICOLO

Tim Buckley – Buzzin’ Fly (da Happy/Sad 1969)
Gene Vincent - Blue Jean Bop (1956)
Gene Vincent - Jump Back (1956)
Gene Vincent - Race With The Devil (1956)
The Penguins – Earth Angel (1955)
Quicksilver Messenger Service - Light On Your Windows (da: Quicksilver Messenger Service 1968)

martedì 22 novembre 2011

Riletture Americane - La Leggerezza - parte 2


"Categorie calviniane” applicate alla Popular Music - La Leggerezza - Pt. 2


Non che l’estrema rarefazione corrisponda forzatamente ad estrema leggerezza; sotto quest’ottica l’opera omnia dei Sigur Ros potrebbe essere considerata un’ode alla nostra categoria. Questa è piuttosto la leggerezza della “piuma di Valery”, una leggerezza che è incerta e in balia di ogni brezza; diversa, per l’autore francese la leggerezza dell’uccello: “Il faut être léger comme l'oiseau et non comme la plume”.
Ad un terzo tipo di qualità, mediana rispetto agli estremi del poeta francese, si dedicò un illustre antenato di Mark Kozelek, quel Nick Drake che oggi è di moda citare come fonte d’ispirazione, ma che nel 1974 morì solissimo e ignoto ai più. Già il titolo dell’esordio, Five Leaves Left, riassume parte della sua poetica autunnale: la sua è la leggerezza della foglia che cade lieve ma dritta al suolo alla rottura del picciolo. Un momento in cui anche il peso di qualcosa ormai morto è troppo gravoso da sostenere: Drake è il cantore di quell’istante. Se il suo primo album fu illuminante, il terzo e ultimo, Pink Moon, è il tentativo struggente di non fare precipitare a terra quella foglia. Già dalla bellissima copertina surrealista, con oggetti improbabili che galleggiano nel cielo notturno. Ma se la “luna rosa” si può solamente guardare da lontano, tornano spesso parole come ground o floor: è la fragilità di un’anima che si allontana sempre più dalle cose del mondo. Distantissimo appare poi Drake nella voce che incide su disco. Una lievità sepolcrale e notturna; dunque, sia lieve anche la terra allo sfortunato artista.
Per riemergere da questo lato oscuro vorrei tornare ad un contesto già accennato parlando dei Quiciksilver, ovvero la grande stagione della West-Coast. Due gruppi in particolare hanno saputo cogliere una sfumatura essenziale: l’eleganza della leggerezza, quel fascino mai ostentato che trae il suo magnetismo dalla perfezione del prodotto. Spirit e Love furono complessi che della “grazia” e della classe strumentale fecero i propri cavalli di battaglia. Il gruppo di Randy California e Joy Ferguson ebbe un inizio di carriera folgorante con Fresh Garbage e per esteso tutto il primo album: cinque musicisti diversi ma complementari e intimamente affini, amalgamati da quel grande batterista che fu Ed Cassidy: alle sue ritmiche, complesse eppure immediatamente accattivanti, si deve quel misto di giovane impudenza e di elettricità controllata che pervade Straight Arrow o Girl In Your Eyes .

domenica 20 novembre 2011

Mojo Monkeys – Blessing and Curses



A disc emanating that rusty screech full of beer and bourbon, in the best tradition of the Pub-Rock played behind a chicken-wire to protect the musicians from the launch of empty bottles. As the disc turns, seem to see them there, caught between an amplifier and a stack of empty Budwieser, to shake the guitar, bass, and beating on a drum that sounds like an old broken-down bowl. These Mojo Monkeys, three old rogue of California studios, conducted by an enormous blond punk drummer, are stepchildren of a white version of Lil 'Ed & The Blues Imperials and an expanded isotope of the Black Keys (Beating Dead Horses): Hammond, steel guitar, dobro: the entire back of a pawn shop for flipping an entire alphabet, blues into the verse and very indie in the solo; a group not bad also as backing band for an old movie cowboy like Bad Blake (Californialabama).
In the best tradition of The Nighthawks, until the fat roughness of the rhythm section of Hound Dog Taylor’s House Rockers (Enough), they rattle off 13 songs (a little too much..) of syncopated shuffle that regularly resulting in layers of electric rock, so original as a Guinness in an Irish Pub (Bodacious). Yet, just like beer, they do not tire too much, even if already heard, already played years ago by George Thorogood, Fabulous Thunderbird, but also Cinderella (those of Heartbreak Station), R.L. Burnside, Lester Butler, his 13 and many many others.
What really stand, after so funny “slyness”, is some domestic animalism à la Jon Spencer, a couple of twists of very voodoo guitar in the extreme swamp Monkeythumb, but especially the small acoustic gem of Baton Rouge, monologue for harsh guitar and white noise, the only piece that manages to dredge up with precision and originality the dry primitiveness of Junor Kimbourgh. It closes with some late night cut (Can not Say No), where those who stay are sleeping on the tables while the owner sweeps the shards on the floor (Our Curse). And shame for the unnecessary lil’-soft-west-coast-classic-rock-ballad that is She'll Be Alright: stuff that could be even in the Grey’s Anatomy soundtrack, God forbid!

Un disco che emana quel rugginoso stridore intriso di birra e bourbon come nella migliore tradizione del Pub-Rock suonato al riparo di reti da pollaio per proteggere i musicisti dal lancio di bottiglie vuote. Mentre il disco gira sembra di vederli lì stretti tra un amplificatore e una pila di fusti vuoti di Budwieser, ad agitare la chitarra, un basso saturo come un “Washtub bass” e picchiare su una batteria che suona come una vecchia catinella scassata. Questi Mojo Monkeys, tre vecchi marpioni degli studi californiani, condotti da un enorme batterista punk biondo, sono figliastri di una versione bianca di Lil' Ed And The Blues Imperials e di un isotopo espanso dei Black Keys (Beating Dead Horses): hammond, steel guitar, dobro: l’intero retrobottega di un robivecchi per scartabellare tutto un alfabeto, blues nella strofa e molto indie nell’assolo; un gruppo di spalla non male anche per il vecchio cowboy cinematografico Bad Blake (Californialabama).

venerdì 18 novembre 2011

The House of the Rising Sun - Discography and Videography


DISCOGRAFIA SELEZIONATA DA:  

The House of the Rising Sun - The Animals

                      

45’s
The House Of The Rising Sun/Talkin' Bout You  (Columbia DB 7301) 1964 (UK)
The House Of The Rising Sun/Talkin' Bout You  (MGM K 13264) 1964 (USA)
The House Of The Rising Sun/Talkin' Bout You  (Columbia SCMQ 1802) 1964 (Italia)





33’s   
The Animals (Columbia 33SX 1669) 1964 (UK)
The Animals (MGM E-264) 1964 (USA)
Ristampati in CD nel 1997 (CD - EMI)

CD
The Complete Animals (EMI 7946132) 1997 (Compilation 2CD)
The Best of the Animals (1997 EMI 6406) 1997 (Compilation)

giovedì 17 novembre 2011

The Marshall In The House Of The Rising Sun - The Animals


The House Of The Rising Sun


"House Of The Rising Sun", that old story of New Orleans’ joint and its world of misery and depravity, had always been a delicacy. Many had sung it, bending from time to time to their musical needs. Nina Simone ("At The Village Gate", 1962) had made it a nightly jazzy atmosphere, and listening to it, seems to see the spread of smoke in the room. Woody Guthrie did not betray the storytelling’s popular spirit: an all narrative cut, like a crime news in the fifth page. The old bluesman Josh White, from a first recording even in 1942, had built a twilight and dilated epic, like a Chandler’s page, using a vocal line suspended on long vowels and an arrangement with piano and trumpet of grim charm.

Is with this version in the head, says bassist Chas Chandler, that The Animals entered in the studio, in February of 1964, to record the song. The RnB band from Newcastle had already released an adaptation of a folk number, Baby, Let Me Take You Home (derived from "Baby, Let Me Follow You Down," already on Dylan's debut), but this time the things would have been different. Alan Price, keyboardist and musical leader, had set up a fighting and rampant arrangement, all played on the warm tone of his organ, the dark voice of Eric Burdon and the undeniable working –class style of all the combo. Difficult, however, to think that the group did not know the version just recorded by Dylan (again on his debut LP, in 1962), whose descending guitar line is full taken by Price’s keyboard.
The song is opened by a western arpeggio by Vestine, before being led, in the first two stanzas, by the crescendo controlled but dramatic of the singer, who comes to a climax with real pathos ("And the only time he's satisfied Is When He's on a drunk"); Price then, in the song’s barycentre, unleashes the best organ solo of the era: symmetrical, concise: perfect. The music start again, but the crescendo is repeated in the last two stanzas, in which even Vestine's guitar becomes more insistent to support the last declamation of a truly visceral Burdon. At the end it turned out a song of more than 4 minutes, an eternity for that era. So much that in EMI they were doubtful of a song they thought long and perhaps boring; incredibly Mickie Most, producer of the band and a true artist of the fade-outs at 2'30'', believed in the song that was well distributed both in England and America, albeit with some "cut".
"House of the Rising Sun" jumped on “top of the pop” on July 7, and remained there for a week before giving way to the Stones’new release. In America was again No. 1. It was undeniably a rock song, rampant, rhythmic, yet serious, even dramatic, steeped in realism, different from the standards of the era who sent fifteen into raptures. It was the first rock hit to take whole home from the popular heritage of the old white American, to which were devoted folk giants as Guthry or Pete Seeger, who had nothing to do with the '60s British charts, far more inspired by the blues. And of this Blues were disciples the Animals: twisting with their electric charge a piece of an old folk singer, had found success, but the song will remain unique in their catalog, much more generous with references to the black music.

All this was the prelude of what would have happened exactly one year after in Los Angeles January 1965, when a group of novice twentys, who called themselves the Byrds, entered in the studio to cut a traditional, "Mr.Tambourine Man”...               (to be continued...)


The House Of The Rising Sun

House Of The Rising Sun”, quella vecchia storia del bordello di New Orleans e del suo mondo di miseria e depravazione, era sempre stata un boccone prelibato. L’avevano cantata in tanti, piegandola di volta in volta alle proprie esigenze musicali. Nina Simone (“At The Village Gate”, 1962) ne aveva fatto un jazz d’atmosfera notturna e, ad ascoltarla, sembra di vedere le volute di fumo spandersi nella sala. Woody Guthrie non aveva tradito lo spirito popolare del cantastorie: un’esecuzione tutta narrativa, da colonna di cronaca in quinta pagina. Il vecchio bluesman Josh White, a partire da una prima incisione addirittura nel 1942, ci aveva costruito dentro un’epica crepuscolare e dilatata come una pagina di Chandler, utilizzando una linea di canto sospesa su vocali lunghissime e un arrangiamento con pianoforte e tromba dal fascino sinistro. 

martedì 15 novembre 2011

Magnum - Les Mortes Dansant



It never ceases to amaze the ability of the early '80s Metal to transform a simple and mean riff in a Wagnerian stadium anthem. Just as the unfailing regularity in trivializing the slightest poetic inspiration of the lyrics.
Among the great forgotten by that huge commercial and social boom that was the NWOBHM, Magnum deserve a place of respect, and among their vast and unknown catalog (a dozen albums between '78 and '88) deserves a place this Les Mortes Dansant, from On a Storyteller's Night, 1985, Lp inter alia embellished by a great fantasy cover by Rodney Matthews. Conceived as yet another clone of the "heavy ballad," is based entirely on a descending 4 note  riff , some small change and on a dangerous text about life in the trenches during the Great War. Catley & Clarkin are able to maintain the balance, on one side with an attractive color tone (though still very pop ...) as distant bells in Flanders; on the other with a taste so exquisitely descriptive (By the wall in a silouette standing Through a flash of sudden light Cigarette from His mouth just hanging) enough to make us forget some heavy rhetoric part.
A song that goes like winter wind through destroyed quarters. Not a masterpiece, but a piece to spend 5 minutes of simple and direct Rock, without entirely disconnecting the brain.



Non smette mai di meravigliare la sconvolgente capacità del Metal dei primi anni ’80 di trasformare un riff semplice e meschino in una cadenza wagneriana da stadio. Così come l’infallibile regolarità nel banalizzare ogni minimo spunto poetico del testo.
Tra i grandi dimenticati di quel enorme boom commerciale e sociale che fu la NWOBHM, i Magnum meritano un posto di riguardo; e tra la loro sterminata e ignota produzione (una decina di album tra ’78 e ’88) un accenno in più lo merita questa Les Mortes Dansant, da On a Storyteller's Night, 1985, Lp impreziosito tra l’altro dalla notevole copertina fantasy di Rodney Matthews.
Concepita come l’ennesima clonazione della “ballata pesante”, si basa totalmente su di un riff discendente di 4 note, qualche sua minima variazione e su di un pericoloso testo sulla vita di trincea durante la Grande Guerra. Catley & Clarkin riescono a mantenere l’equilibrio da una parte con un colore timbrico accattivante (pur se assai pop…) come di campane lontane nelle Fiandre; dall’altro con un gusto così squisitamente descrittivo (By the wall in a silouette standing Through a flash of sudden light Cigarette from his mouth just hanging) da far dimenticare una certa pesantezza retorica in eccesso. Una canzone che passa come il vento invernale per contrade distrutte. Non un capolavoro, ma un brano per trascorrere 5 minuti di Rock semplice e diretto, senza scollegare del tutto il cervello.




sabato 12 novembre 2011

Rick Griffin - Cover Art Gallery

Il rosso, il nero e lo scarabeo spaziale alla conquista di ‘Frisco
Da: Musica per immagini, Immagini per la musica



Quicksilver Messenger Service (1968)
Rick Griffin - Copertina

Il lettering per il primo album dei Quicksilver sarà ripreso in diversi poster. Le lettere furono stampate in origine su cartone laminato e riflettente, in rosso e argento, in modo da conferire alle scritte una lucentezza tutta particolare.



Mad River – Mad River (1968)
Rick Griffin  -  Copertina



Grateful Dead – Aoxomoxoa (1969)
Rick Griffin  - Copertina

L’arcano palindromo fornisce a Griffin la base per una simmetria bilaterale che regola la composizione; il disegno è derivato dai poster per il tour di inizio 1969. L’album è il culmine psichedelico del gruppo di Garcia, e uno dei capolavori della West Coast.

venerdì 11 novembre 2011

Third World War - Discography and Playlist

Third World War - I Predicatori della Violenza Perduta - MONOGRAFIA 
Leggi gli ARTICOLI o la monografia su MUSICHE PARALLELE


DISCOGRAFIA GENERALE DI RIFERIMENTO AGLI ARTICOLI

The Deviants – Ptooff! (1967)
Edgar Broughton Band – Wasa Wasa (1969)
Mick Farren – Mona (The carnivorous Circus) (1970)
Pink Fairies – Neverneverland (1971)
Pink Fairies – What a bunch of sweeties (1972)
Hawkwind – Urban Guerrilla (1973)
Who – Who’s Next (1971)

martedì 8 novembre 2011

Sons of Anarchy – Unofficial Soundtrack - S1-CD 4




"That true freedom requires sacrifice and pain. Most human beings only think they want freedom.
In truth, they yearn for the bondage of social order, rigid laws, materialism. The only freedom man really wants is the freedom to be comfortable."
(From Sons of Anarchy - 1.04 Patch Over)



domenica 6 novembre 2011

Riletture Americane - La Leggerezza - parte 1


“Categorie calviniane” applicate alla Popular Music - La Leggerezza - Pt. 1


















La leggerezza, nel suo significato più esteso e distante dalla definizione che ne da la fisica meccanica, dovrebbe essere una caratteristica intrinseca e importante della musica Popolare. Potrebbe addirittura considerarsi una discriminante rispetto alla musica così detta colta. Tanto quest’ultima è complessa, orchestrata, formalizzata e, perché no, pesante, tanto il Pop dovrebbe servire a veicolare emozioni di immediata comprensione e sentimenti di piacevole svago. L’espressione tipicamente italiana “musica leggera” eleva la qualità a categoria. Ma se questo pur generico assunto trovava buoni riscontri nel primo decennio di dominio del Rock n’ Roll, tra il 1950 e il ’60 su per giù, la via percorsa dal Pop e dal Rock degli anni successivi fu ben diversa. Cercando l’approvazione delle masse, ma ambendo allo stesso tempo allo status di artisti a tutto tondo, (e non più solo entertainer) cantanti e strumentisti hanno lavorato per colmare la distanza tra “musica popolare” e “musica colta”, cercando di uscire dall’adolescenza della forma-canzone e del 45 giri, per giungere ad una fase più matura costruita attraverso l’album, la poesia, il live show sempre più perfezionati e complessi. Non è più così scontato oggi applicare la categoria “leggerezza” al Pop e tantomeno al Rock, che anzi ha trovato nella scientifica ricerca della durezza prima, del peso poi, una redditizia linea evolutiva. Non esistono reali opposti ad “Hard Rock”, “Power Pop”, “Hardcore” e, soprattutto, “Heavy Metal”; se quindi il peso entra così prepotentemente non solo nelle singole canzoni, ma addirittura nei generi codificati, forse la leggerezza è oggi una qualità in estinzione. Forse non sarebbe nemmeno sbagliato leggere parte dell’evoluzione della musica Popolare degli ultimi 50 anni come un succedersi di addizioni di peso: aggiunte di db al volume, aggiunte di piste sul mixer, aggiunte di strumenti e sovraincisioni.

Se dovessi qui indicare un manifesto per la leggerezza in musica sarebbe una canzone remota e forse poco nota ai più: Buzzin’Fly di Tim Buckley è la prima che mi salta alle orecchie. In questo pezzo del 1969 tutto congiura a favore della leggerezza: dalla meravigliosa linea melodica della chitarra di Underwood che sale e scende in barba alla gravità esplorando tutta l’estensione dello strumento; alla semantica stessa del testo in cui compaiono sostantivi lievi come honey, sand, seabird ed espressioni verbali altrettanto chiare come l’iterazione float away nonché il titolo stesso, con quell’essere per metà onomatopea e per metà dichiarazione di intenti musicali. La mancanza di una sezione ritmica lascia che il brano si sviluppi come un duetto tra chitarra e la voce controllata ed, eccezionalmente, radiosa di Tim Buckley, cantante abituato a registri ben più mesti. Una leggerezza ottenuta attraverso la scrittura della musica e la fluidità dell’esecuzione, oltre che dall’uso delle parole.

venerdì 4 novembre 2011

Rick Griffin - Fillmore Art Gallery

Il rosso, il nero e lo scarabeo spaziale alla conquista di ‘Frisco
Da: Musica per immagini, Immagini per la musica





Rick  Griffin – Poster – 1967
Arabesco dell’Alahambra


The Cult – Electric (1987)
Copertina (fronte)
Rick Griffin – logo
Arabesco dell’Alahambra

Il lettering di Griffin si ispira a volte a  tratti arabeggianti ed orientali, fino a comporre delle vere figure e strutture architettoniche con le lettere.




Rick Griffin – Poster - Data: 07-09/02/1969

Il Flying Eyeball di Griffin è figlio di numerose e forse inconsapevoli suggestioni.

martedì 1 novembre 2011

Prossimamente in Vendita...Novembre 2011


Prossimamente in vendita su: http://myworld.ebay.it/79deadman

Who, Rolling Stones, Doors, Led Zeppelin, Yes...il meglio del Prog e del classic Rock con stampe UK e USA originali! Sfoglia il catalogo!!

Riletture Americane – Percorsi nella Musica Popolare


Con il suo ultimo libro postumo, Lezioni Americane, Italo Calvino dedicò sei conferenze ad “alcuni valori o qualità o specificità della letteratura che mi stanno particolarmente a cuore, cercando di situarle nella prospettiva del nuovo millennio.”
Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità e Molteplicità, sono secondo l’Autore linee guida per una letteratura futura che si prospettava, già oltre trent’anni fa, profondamente trasformata alla luce della nascente rivoluzione informatica.
Traendo spunto da queste 6 categorie, proviamo a tracciare altrettanti percorsi nella musica popolare del dopoguerra per cercare di capire, giocando con parole e musica, se tali qualità sono reperibili non solo nella visione letteraria di Calvino ma anche nelle visioni musicali dei classici del Rock e del Pop dei nostri tempi.
Lungi dal volere fornire delle chiavi di lettura per la musica che verrà, o dei giudizi assoluti sulla qualità degli autori, cercheremo solo di seguire alcuni fili conduttori per provare a parlare di canzoni non solo in ossequio ad un ordine cronologico o ad una gerarchia di popolarità, quanto tracciando delle rotte inconsuete alla ricerca di quelle “categorie Calviniane” che oggi sono un’imprescindibile guida per ogni appassionato di letteratura.

Presto sul Blog 6 articoli, con dettagliate discografie e videografie alla ricerca di:

Leggerezza
Rapidità
Esattezza
Visibilità
Molteplicità
Consistenza

Poi chissà, se l’esperimento dovesse riuscire, si potrebbero aggiungere alcune qualità più specifiche per tentare un discorso sulla Musica che non sia sempre promozionale o generalista…

Stay tuned!

Siamo nel 1985: quindici anni appena ci separano dall'inizio d'un nuovo millennio. Per ora non mi pare che l’approssimarsi di questa data risvegli alcuna emozione particolare. Comunque non sono qui per parlare di futurologia, ma di letteratura. ll millennio che sta per chiudersi ha visto nascere ed espandersi le lingue moderne dell’Occidente e le letterature che di queste lingue hanno esplorato le possibilità espressive e cognitive e immaginative. È stato anche il millennio del libro, in quanto ha visto l'oggetto—libro prendere la forma che ci è familiare. Forse il segno che il millennio sta per chiudersi è la frequenza con cui ci si interroga sulla sorte della letteratura e del libro nell'era tecnologica cosiddetta postindustriale. Non mi sento d'avventurarmi in questo tipo di previsioni. La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici. Vorrei dunque dedicare queste mie conferenze ad alcuni valori o qualità o specificità della letteratura che mi stanno particolarmente a cuore, cercando di situarle nella prospettiva del nuovo millennio.
Italo Calvino – Lezioni Americane



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