giovedì 7 maggio 2015

Bozze di Musica che non c'è


Sempre più spesso trovo ridondante e addirittura inutile, continuare a scrivere di “nuova musica”, di nuovi album, di nuovissimi artisti.
Ed anche coi “vecchi” in realtà non trovo maggiore soddisfazione...
All'inizio dell'anno ho cercato, senza troppa fortuna, notizie sul numero totale di dischi pubblicati nell'allora appena trascorso 2014. Ho trovato briciole non sempre affidabili sui siti SIAE e FIMI così come sulla famigerata RIIA. Non un dato univoco - e chi l'avesse e mi facesse la grazia di condividerlo...- ad ogni modo numeri variabili ma sempre ben oltre il migliaio. Più fortuna avrà avuto chi avesse cercato lo stesso dato ma relativamente a libri o film. Secondo l'ISTAT, per esempio, nel solo 2013 sono state pubblicate (e ripubblicate) 61.966 opere letterarie (http://www.istat.it/it/archivio/libri).
Numeri innaturali, insani, riprovevoli in un'ottica di "sostenibilità culturale"; numeri non commensurabili dalla nostra memoria e tanto meno dalle nostre orecchie.
E come azzardarsi a proporre sguardi d'assieme, o consuntivi, o bilanci finali...? E come anche non rimanere sempre più delusi, annoiati, dallo scrivere in continuazione rispetto a quelle poche emersioni in questo mare spesso maleodorante?
Non per le solite abusatissime obiezioni della "mancanza di qualità" o del "primato dei classici sui moderni", argomenti comodamente sbandierati rispettivamente dai professionisti del pensiero alternativo e dai nostalgici senza cura.
Noia, piuttosto, nello scorgere la trasversale ossequiosa volontà di essere ascritti a generi e stili codificati, triti e semplicistici, col solo fine di ottenere una più semplice e redditizia diffusione ed una facile collocazione sugli scaffali dei megastore.
Abbiamo ascoltato tutto, ci avete fatto comperare di tutto.
Un po' di silenzio, per favore!


***

The Comitè
Songs For Open Mind
(1981)

È l'insinuarsi della viola tra le code del cembalo elettrico da cui scaturisce quella chimica gentile di ballata campestre, rubata tanto ai Magnetic Fields quanto ai Pogues più filologici.
Una collezione di canzoni che accarezzano l'udito, rotonde come capitelli candidi, rifinite da un vaporoso gusto folk riscritto da Canterbury.
Senza troppe pretese di grandeur prog (se non nella biblica Exodus, cortile dei Van Der Graaf), sinceramente ispirate a ballate gaeliche ben più di quanto non fosse una Battle Of Evermore, intrise di spirito sanamente eretico più della “vecchia” Fairport Covention.
Svetta alto il rondò neoclassico di Lescurel - non immemore dei Focus, certo - girotondo nobile per teatro di marionette in campielli rinascimentali, forte di un impasto timbrico originalissimo ed inestricabile all'orecchio. In piena crisi del rock romantico, un album che dieci anni prima avrebbe brillato per la Vertigo, fu spazzato via dalla foga più brada e stradaiola, come una farfalla perduta sull’autostrada.


Soft Boys
Mr. Sandman
(1972)

Quattro damerini con bolerino ben ordinato e pantaloni stretti, caschetti biondi su una spiaggia libera, lasciata all'abbandono da una stagione di festa.
I Soft Boys migrarono dalle colline del Kentucky con fiddle, banjo e armonica, per raggiungere quel California Dreamin' di Mamas & Papas sulla sponda opposta del paese.
Che resta lontanissima. Cielo grigio su...
Impiegarono tre anni per arrivare a Santa Monica, facendosi sì un nome nei circuiti folk più conservatori, ma giungendo in clamoroso ritardo sul sogno della Summer of Love. E presumibilmente fu proprio quel viaggio l'apogeo della loro parabola, che resta quindi celata e non scritta.
Il desiderio di essere i nuovi Byrds di Eight Miles High li trasformò in una più terrena versione orientaleggiante dei primi Crazy Horse nel guscio dei Rockets, qui delicati come in una favola di Donovan suonata per un pubblico di treccine liceali. E per fortuna che acciuffarono l'ultimo treno della Reprise, che nel '72 concesse loro di incidere questo album di illuminata nicchia, che conta almeno il raga acustico di Shape and Symmetry e la grande ballata di estrazione bluegrass Dance Now!, tramutata in una sarabanda acidula per banjo e viola con quella vena da Caleidoscope capitati per caso sul palco dell'Avalon Ballroom.
Disgiunto, incertissimo, come risvegliato da un sogno che non ha mai fatto in tempo ad incrociare l'alba dell'Acquario; finisce presto come una caramella zuccherina tra le lebbra del bambino, a cui resta quell'agrodolce sapore nella bocca.

6 commenti:

Massimiliano Manocchia ha detto...

Bentornato, caro Evil. Ci mancavi. ;-)

Bartolo Federico ha detto...

Ciao Bart,
due parole solo per scambiare un paio d'impressioni.
Negli ultimi due mesi, ho notato un "ammosciamento" generale dei nostro comuni amici blogger: pochissimi post, pochissima presenza sul web, pochissimi commenti, ecc.
Anche il progetto di Scarabocchi, partito a spron battuto, vive un momento di "stanca".
Probabilmente la vita reale sta prendendo il sopravvento sui sogni...

Un abbraccio Massi

mi scriveva questo
i tempo addietro Massi gli risposi questo:

Sai Massi in questo momento la vita per molti di noi è davvero dura. Fai conto che con la situazione economica che viviamo, per molti i pensieri si sono triplicati. Forse anche con i sentimenti, non è che ci sia azzecca molto.
Ma i veri amici come noi sanno aspettare. Siamo tutti sotto un cielo dove sembra che ci sia spazio solo per un blues malinconico e buio. Ci riprenderemo presto tutti insieme quello che ci spetta. Un abbraccio amico mio tieni duro anche tu. Bart
Bentornato tra noi Capitano.

Bartolo Federico ha detto...

Perdonate il pasticcio.

Evil Monkeys ha detto...

Eh, ma dici bene Bart...visti i tempi bisogna pur ammettere che non possiamo certo lasciarci scappare occasioni di vita e di lavoro in nome di un piccolo spazio web...
Però vedi, come il blues, che è lento e paziente, rimettiamo fuori la testa. Come scrivevo nel post precedente, per due volte l'abbiamo rimessa fuori... e quindi coi tempi e le scadenze scenderemo a patti.
Ciao
Grazie!

ant ha detto...

È verissimo che forse è inutile scrivere di nuova musica che oltre a essere esageratamente "troppa" è spesso anche di qualità discutibile; è anche vero che sui dischi vecchi più noti si è già scritto sin troppo...ma in molti, soprattutto tra le nuove leve, non conoscono i "vecchi" e forse sono interessati a qualche disco nuovo anche se non si tratta proprio di un capolavoro assoluto.
Intanto però le tue scelte sono sempre azzeccate e interessanti...certo che i due "dischi" che citi sarà molto difficile trovarli ;)
Grande Evil!!!

Intanto devo aggiungere due cose sul commento di Bart che si riferisce al commento di Massi...
Anch'io ho notato l'ammosciamento virale che stava (o sta ancora?) contagiando buona parte dei blog che seguo e anche me e il mio misero buco virtuale, a dire la verità.
E la tua assenza prolungata, caro Evil, stava diventando preoccupante; si rischiava un crollo totale del sistema, della piccola, meravigliosa, nicchia di folli visionari del web.

Bentornato Evil e grazie infinite per il prezioso spazio concesso al mio assurdo libro tra i tuoi eBook.
Grazie!!!!

Evil Monkeys ha detto...

Se vorremo rilanciarci...basterà"guardarsi in faccia"... e capiremo al volo!

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