martedì 8 gennaio 2013

Il Bollettino di Capitan Vinile – Gennaio 2013


Ma soprattutto... chi è Capitan Vinile?
E' un becero reazionario disgustosamente ottimista; un antiquario, un collezionista mancato, un spendaccione senza soldi, che per sua fortuna difficilmente prova rancore. Un autodidatta della musica, della scrittura. Un burocrate, non un critico; un analista non un fan.
Però è anche uno che compra, ascolta, sperimenta senza la rete sotto; senza badare ai consigli, alla pubblicità o alla critica. Scrive dispacci mensili da qualche località segreta, ma non chiedetemi altro. Mi ha contatto offrendosi di tenere una rubrica mensile sul blog, parlando delle sue avventure viniliche, gli affari, le grosse delusioni, le esagerazioni, le vicissitudini, i pezzi originali e le meschine ristampe, i graffi, gli audiofili e quant’altro… Ho accettato, pur se con un po’ di riluttanza.
Trattatelo con simpatia e doverosa distanza, perchè non sa (del tutto) quello che dice; dategli un po' di tempo, imparerete a conoscerlo e non giudicatelo troppo severamente.
Quello che scrive oggi prendetelo come un’introduzione, una presentazione del personaggio e dei suoi punti di vista.



“Siate felici, voi tenebrosi adepti del 33 giri, perchè gli anni 2000 sono stati, e continueranno ad essere, i veri anni del vinile!
Controcorrente? Pensate veramente che mi arrampichi al contrario come un salmone desideroso di riprodursi?
Ma in realtà è proprio così; dimenticate i decenni '60 e '70: quelli in cui ci troviamo a vivere oggi sono il vero trionfo del microsolco.
Perchè?
Perchè ora più che mai il disco in vinile è inutile.
Sorpassato, desueto, antiquato. Ha perduto del tutto ogni finalità pratica, ogni ragione d’essere; è disoccupato.
Possiamo ascoltare musica in tempo reale su uno smartphone mentre giochiamo a FarmVille su Facebook; possiamo costruire compilation infinite su I-Pod grnadi come un'unghia; possiamo ascoltare mp3 in macchina inserendo una chiavetta USB dove una volta c'era il mangianastri.
E basta con enormi piatti giradischi che attirano la polvere più di qualunque altro elettrodomestico; basta con costosi amplificatori e diffusori colonnari.
Non abbiamo più necessità di tutto questo.
E così, finalmente, il vinile è libero! Libero dall’utilizzo obbligatorio, necessario, forzato; libero dall’ essere l'unica inderogabile fonte sonora, libero dal dover essere maneggiato con cautele parossistiche: può diventare un lusso superfulo che possiamo ampiamente permetterci, anche in questi depressi anni di crisi.
Può trasformarsi da oggetto d'uso in oggetto di piacere; da necessità ad esteriorità.
Possiamo finalmente giovarci non più del suo mero utilizzo pratico, ma del suo puro possesso. Fine a sè stesso. Da utensile pratico a manufatto di culto.
Allora sbizzarritevi, feticisti della colla e del cartone, perchè questa è la vostra epoca: l'epoca in cui potete incatnarvi ad ammirare una cover gatefold di Roger Dean mentre lo stesso CD gira nel lettore; a sfogliare il programma di un tour britannico del '75 mentre il computer ordina librerie infinite di mp3. Spostate i vostri dischi dallo scaffale alla cornice; fatene feticci da ammirare come le treste di rinoceronte appese ad una parete.
Cosa dite?
Per voi è impossibile relegare il 33 giri ad un muro da esposizione? Siete di quelli che non vi stancate mai di ascoltarli, di farli girare, di ammirare quel sottile fruscio all' inizio di ogni lato?
Benone!
E' uno di voi che vi sta parlando!
Non smettete, beatevi delle etichette che roteano ipnotiche sul piatto, della polvere da soffiare via prima dell'ascolto, delle buste incartapecorite da estrarre con cura. Questi sono i vostri anni. Scartabellate la rete e trovate quell'americano dell’ Idaho che sta svuotando la cantina; aiutate il cugino nell’agognato trasloco; sgombrate il vecchio solaio della casa al mare; comprate copie graffiate per cinquanta centesimi, album ignoti a pochi spiccioli, possedete l’involucro e scaricatene i contenuti; non abbiate paura di buttarvi.
Nella peggiore delle ipotesi vi godrete il possesso e delegherete ad altro mezzo l'utilizzo.
Mai giorni furono migliori per gli amanti del vinile!

Capitan Vinile alza la puntina e chiude.

Alla prossima.”

Capitan Vinile

5 commenti:

allelimo ha detto...

"il sottile fruscio all' inizio di ogni lato, le etichette che roteano ipnotiche sul piatto, la polvere da soffiare via prima dell'ascolto, le buste incartapecorite da estrarre con cura."

omadonnasignùr, un altro che guarda i dischi che girano?
:)

Saluzzi'SHRC ha detto...

Da come ha esordito Capitan Vinile sembra un po' fuso di cervello eh, però proprio per questo geniale. :)

DJ JEN ha detto...

Articolo dal quale emerge una sensibilità acuta dello scribacchino. Ottimo!

LUIGI BICCO ha detto...

E io che i vinile li ho messi pure sull'altare, in bella mostra, per riacquistare il "contatto" ormai perso con la musica. E ci ho pure costruito intorno un blog :)

allelimo ha detto...

La musica, ragazzi, è la musica che conta.
Non il tipo di plastica su cui è incisa.

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