mercoledì 3 aprile 2013

Il Bollettino di Capitan Vinile – Aprile 2013 – La sottile linea bianca


No, non è il solito pesce d’Aprile. È un altro dispaccio del Capitano…





Amici della Compagnia dei Poveri Accattoni Musicali, è Capitan Vinile che vi parla. Oggi solo domande retoriche…
Cosa c'è di così stupefacente nel Rock britannico degli anni '60?
La musica.
Punto.
E potrei fermarmi qui.
Ma non mi chiamerei Capitan Vinile se non cercassi di introdurvi ai misteri dell'antiquariato sonoro più ricercato.
E allora, messa per un momento da parte tutta la postuma mitologia di gruppi come Beatles, Stones, Kinks, Who, Small Faces e compagnia bella, ecco alcune cose che hanno fatto del “British Beat” la Madre di ogni Collezionismo.
Perché quello era un piccolo mondo antico che odorava ancora di perizia artigianale, di saperi di bottega, di mani abili a confezionare prodotti proudly made in England. E che solo qualche anno dopo sarebbero stati annegati dalla mighty wave della globalizzazione rock, in cui ogni supergruppo escogitato a tavolino poteva fregiarsi di una propria piccola  etichetta escogitata a tavolino e distribuire insulsi 45 giri di capitalismo nascosto dal Venezuela alle Filippine.
Ma quello di cui parleremo oggi ancora non è quel tempo.
Allora godiamoci la semplicità delle cover “flipback”, composte da due fogli di cartone spesso appena 2 mm in cui il fronte è ripiegato con cura e incollato sul retro lungo i bordi. Godiamoci la sottile laminatura a marca Clarifoil®, lucida, liscia, appena idrorepellente. L’unica eroica difesa contro le intemperie. Stupiamoci della rigidità e della plumbea pesantezza di una plastica vinilica di ottima qualità, mica quel molle Dynaflex® escogitato dalla RCA.
Stupiamoci dell’ attenzione, anzi della premura, con cui gli avvisi stampati nella busta interna ci ammoniscono sull’utilizzo corretto del long playng: “Avoid touching the music surfaces by holding the record by its edge”….


Certo che questi erano proprio oggetti che si prendevano cura del loro possessore.
Mica il contrario.
Ray Davies con Village Green Preservation Society ha elevato questa nostalgica elegia a manifesto di un proto-movimento No-Global che in pochi all’epoca compresero:

We are the Draught Beer Preservation Society
God save Mrs. Mopp and good Old Mother Riley
We are the Custard Pie Appreciation Consortium
God save the George Cross and all those who were awarded them
We are the Sherlock Holmes English Speaking Vernacular
Help save Fu Manchu, Moriarty and Dracula
We are the Office Block Persecution Affinity
God save little shops, china cups and virginity
(virginity!!! Come fa una rock star a preservare la verginità!??)

I supporti musicali di metà anni sessanta erano anche questo: un non-so-che di virginale, di profumo di piccolo negozio, di fragile.
Ma non spingiamo troppo il pedale sui sentimentalismi. E’ tempo di parlare di Rock!


E allora beamoci anche di quei papiri che manager e produttori scaltri scrivevano sul retro dell'album. Agiografie di giovinastri ancora ignoti, coi capelli quasi sugli occhi e le facce un po' imbronciate di chi, dopo tutto, quel mondo mica lo capisce del tutto.
Ufficio, cartellino, appuntamento, agenda, thè alle cinque. E la sera BBC. Mica sesso, siamo inglesi o no?
Tutti i grandi gruppi dell'epoca avevano la loro bella casetta discografica di riferimento, con tante finestrelle colorate e simboli e caratteri che oggi sono come dei vessilli araldici per il Discepolo del Microsolco alla ricerca di qualche puro manufatto britannico coi crismi dell’autenticità.
I Beatles con la label Parlophone giallo-nera: un must.
I Pretthy Things di casa Fontana, con sfondo nero e scritta argentata. Il fucsia ambiguo della Pye dei Kinks; quel fantastico blu marino della scritta COLUMBIA sugli lp di Animals e Yardbirds.
Poi gli Who... ma in effetti nessuno ha mai capito per chi incidessero gli Who a inizio carriera…
Risparmiandovi altri elenchi compulsivi, e garantendovi che non parlerò di Beatles - esistono vere e proprie enciclopedie per loro; sono un caso a parte, per ora non mi ci butterò - vengo al punto.


Oggi il sodalizio che mi interessa indagare è quello tra Decca e Rolling Stones, con quel mirabile corpus di album, singoli ed EP che va dall'omonimo Rolling Stones del 1964 (LK 4605) alla seconda stampa di Their Satanic Majestic Request del 1969 (TXL/TXS 103).
A spanne, per il mercato britannico furono:

- 6 EP
- 10 LP, di cui due raccolte, per un totale (tra ristampe e varianti miste) di 18 uscite a 33 giri e 1/3
- 17 singoli.

Tutto marchiato Decca.

DECCA

Che bel suono; ritmico.
Che bel nome; nobile.
Evoca le supreme incisioni verdiane di Del Monaco e la Tebaldi degli anni '50.
Ma qui la storia è assai differente.
All'epoca in cui gli Stones spadroneggiavano al Marquee e si affacciavano per le prime volte ai Regent Sound Studios, la Decca si fregiava di un lettering essenziale, quasi minuto, compostissimo, ortogonale. E di colori di sfondo dal rosso vinaccia al blu cobalto, appena opaco.
E proprio nel lettering sta la discriminante che può interessare maggiormente i Cercatori dell'Originale.
Tutti i dischi di cui sopra, e soprattutto i dieci LP – devo veramente farvi l’elenco dei titoli? - furono stampati originalmente con il logo “unboxed”.


Logo unboxed?
Logo unboxed

Come Abracadabra; o Apriti Sesamo.
Siete fanatici dell’oggetto primigenio? Volete solo il primo pezzo uscito dalla fabbrica?
E alloro rifuggite da quella sottile linea bianca che così spesso circonda la scritta Decca, e così spesso è spacciata per una copia originalissima e autentica.


No, le prime stampe sono rigorosamente unboxed, senza bordo. Quello ce l’hanno stampe successive; successive magari solo di qualche mese, di qualche anno. Eppure…
A catalogo, questa piccola differenza grafica comporta una diminuzione del valore del LP di quasi il 50%. Che non è poco, dato che tutti i primi album del gruppo hanno valutazioni a 3 cifre.
Quindi correte ai vostri scaffali per verificare se avete una fortuna. O soltanto mezza. In realtà, più si va avanti con gli anni più questa forbice va chiudendosi, tanto che con Let It Bleed (SKL 5025) lo scarto è valutabile, rigorosamente a spanne, in poche decine di euro.
Tutto qui? Cioè, Capitan Vinile vi appioppa un’omelia clamorosa solo per questa sciocchezza?
No, in realtà ci sono molte altre sciocchezza di cui un Vero Intransigente dovrebbe parlare: la durata di Tell Me sul primo LP, la scritta Blind Man sul secondo, le ombre viola di Aftermath, numeri di matrici inestricabili, cover ottagonali….
Ma a me NON interessa.
Anzi volete saperla tutta?
Mi interessa sempre meno anche della diatriba “boxed/unboxed”.
Chi se ne importa!
Anzi, devo dire, meglio! E' tanta la tensione per trovare prime stampe reali, che i prezzi delle edizioni con il logo inserito nel rettangolino si svalutano parecchio. Buttatecivi sopra! Solo su e-Bay si venderanno decine di LP "Made in England" degli Stones al giorno. Il mercato è vastissimo e ce n'è per ogni gusto!
Certo, il difetto dei bei dischi è che chi se li è comprati a suo tempo, mica li ha lasciati lì prendere la polvere!
No; se li sono ascoltai tutti per bene, i bastardi!
Li hanno tirati fuori, rimessi dentro, ci hanno appoggiato sopra la tazza di thè, li hanno messi nelle mani di ragazzetti pulciosi. E ci hanno strusciato sopra la puntina decine e decine di volte. Heavy petting. Col risultato che la vera discriminate per questi album non è la linea bianca, ma la qualità dell'audio. Sta tutto lì; per cui occhi aperti. E anche orecchie, s’intende. E rassegnatevi a qualche inevitabile fruscio di fondo, ad un po’ di quell’amabile stridio all’inizio di ogni lato, e alla fine. E’ il minimo prezzo da pagare.
C'è poi un'analogia interessante tra il mercato Britannico, a marca Decca e quello americano, nelle mani della non meno elegante London.


Anche le edizioni USA, pur se di valore ragionevolmente inferiore a quelle britanniche, hanno la loro sottile linea bianca.
Ed anche in questo caso è quella che circonda quella bella parola in simil-corsivo: London.
Un parallelogramma con angoli smussato dall'aria un po' snob che vi decurterà il valore del disco di un buon centinaio di dollari…
Ma del resto chi preferirà quei rozzi, spessi, ruvidi, polverosi, mascolini cartoni americani alle eleganti e femminee confezioni laminate britanniche?
Semplice; uno che ama la musica.
Come, non sapete?
Non vi aspetterete mica di trovare Satisfaction su qualche LP fatto per il mercato inglese?


No, ragazzi, quella uscì solo su singolo (Decca F 12220).
Ma guarda caso, quei furboni degli americani la inserirono in Out Of Our Heads ‎(LL 3429), tanto che anche la Decca fu costretta a farne una versione analoga solo per il mercato estero, LK/SKL 4725 un LP che vale circa il doppio dell'originale.
Non vi aspetterete di trovare Paint it Black su Aftermath, vero?
Quella è sì su Aftermath, ma solo sull'Aftermath della London.
E’ così ragazzi, nulla da fare.
La Decca non includeva negli lp inglesi le canzoni già uscite in 45 giri. Così le scalette dei primi album degli Stones fatti per il mercato USA sono assai migliori di quelle pensate per la madre patria; ci stanno dentro tutti i singoli spacca culo, tanto che tutte le tracklist dei CD Abkco sono mutuate dalle uscite London.
E allora come fare?
La coerenza vi spinge verso il monolitico catalogo DECCA Unboxed?
O cercherete con lo stesso rigore dall'altra parte dell'Atlantico, tra le mille varianti dei primissimi LP London. E si parla di piccolezze come:
1) La sigla ffrr acconto al logo            
2) La differenza tra red e maroon (ok, qui ci si può arrivare)
3) La differenza tra Navy Blue e Light Blue (qui vi voglio…)
Più altre amenità assortite… Ve la sentite?
Ma ora un po’ di musica vera.
Non voglio certo qui snocciolarvi decine di opinioni imbastite alla bell’e meglio, su di un gruppo come gli Stones, cercando originalità e freschezza di linguaggio nello stesso piatto in cui in tanti hanno già mangiato prima di me. E del resto l’assioma è semplice:

TUTTI SANNO GIA’ TUTTO SUGLI STONES.

Almeno tutto quello che importa sapere… non sono poi tante cose.
Cercherò di essere sintetico; se volete farvi guidare solo dalla Musica – M maiuscola – in barba a mode, luoghi comuni e banalità, i miei consigli sono due e molto semplici. Aftermath (London PS 476), un album fantastico.


Beggars Banquet, americano, tedesco, neozelandese, non importa. Un album altrettanto fantastico.
Ci stanno dentro robe come Sympathy for the Devil, Stupid Girl, Stray Cat Blues.
Stray Cat Blues!
Ma l’avete mai sentita ‘sta canzone?
Se proprio volete ascoltare come avrebbe suonato Chuck Berry se fosse nato bianco e in centro a Londra allora The Rolling Stones (Decca LK 4605) o 12x5 (London PS 402).
Se invece siete di quelli che vogliono fare gli originali a tutti i costi, Between the Buttons: ti è piaciuto Blonde on Blonde eh, Mr. Jagger?
Che dite?
Dove sono Sticky Fingers ed Exile?
Ma quelli ormai li conosciamo tutti. Andateveli ad ascoltare su Youtube se proprio volete. Con quelli ci riempivano già gli stadi di mezzo mondo. Sono la proliferazione del R’n’B per le Masse – M maiuscola.
E non sono più né Decca né London.
I signorini si erano già ritagliati la loro etichetta privata “Rolling Stones Records”: tutta gialla con sopra il logo della lingua. E con essa smerciavano capolavori in giro per il mondo inaugurando l’etica ultra-capitalistica nella musica Rock. Ma sapete, il pubblico si era fatto esigente; mica si potevano più fare i miliardi copiando Muddy Waters.
Magari un giorno riparleremo delle “case discografiche” delle Super Star: ognuno aveva la sua… e se ne vedranno delle belle!
Ma ora basta abusare della vostra pazienza.
Vedo che nel tempo in cui avete letto quest'articolo avete quasi finito di scaricare tutto il giga-e-sessanta della discografia completa degli Stones.
Penso abbiate un po' di roba da ascoltare.

Capitan Vinile alza la puntina e prende congedo da voi benigni lettori!

Capitan Vinile

4 commenti:

Bartolo Federico ha detto...

rolling forever.grazie capitano

Evil Monkeys ha detto...

forever!!!!!!!!!!!!!!
Grazie x il commento!!

mr.Hyde ha detto...

Post super cazzuto, capitan evi-nile. I tuoi post sui vinili degli Stones (anche sugli altri) sembrano scritti dialogando con uno con la lente d'ingrandimento in mano(stessa attenzione al particolare anche nel racconto)..Grandi gli Stones della Decca: la musica è primaria , (a parte etichette e qualità supporto)ti contro-segnalo anche "Love in Vain"," You Can Always..." "Gimme Shelter" in Let It Bleed album abbastanza ricco e controverso, testimone della cacciata-rinuncia e dipartita di Brian Jones ed altre numerose polemiche etc..
Mi hai ricordato l'etichetta London che non so di aver visto su un 45 giri Satisfaction/19° Nervous...ma non sono sicuro. Bisogna che chieda a mio fratello che fece sparire il disco...
Grazie per il post!

Evil Monkeys ha detto...

Ma del resto come si fa a scegliere qualcosa degli Stones?))
Lave in Vain mi ha insegnato cosa è il blues, prima che conoscessi i vari Robert Johnson, Son House, Elmore James...
Pace all'anima di tutta un'epoca!
E grazie x il commento!

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