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venerdì 14 agosto 2015

Sun Ra – Appunti per una discografia (parte 2) – Ra su Spotify


In attesa che accada la stessa cosa per altri bulimici estremisti della registrazione come Haino, Jim O'Rourke o K.K. Null - personaggi dalle discografie non facilmente circoscrivibili - Spotify regala numerose soddisfazioni con il beneamato Herman Poole Blount in arte Sun Ra. Occorre ringraziare la Enterplanetary Koncepts, etichetta che sta pubblicando parte del catalogo di Ra in versione digitale rimasterizzata (http://soundcolourvibration.com/2014/05/20/sun-ra-remasters).
Thanks!
Di seguito una prima ricognizione minimamente ragionata di ascolti liberi, tra riconosciuti capisaldi ed oscure uscite tutte da indagare, in ordine meravigliosamente casuale.

***


sabato 19 maggio 2012

The Misunderstood: Viaggio nel Sole e ritorno Pt.1



I Misunderstood, loro malgrado, ebbero già nel loro nome il proprio destino.
La loro è una delle più celebri tra le nascoste avventure rock degli anni ’60; è la storia di un fallimento. Un meraviglioso, grandioso fallimento.
I protagonisti sono Glenn “Ross” Campbell, selvaggio e tenebroso chitarrista; Rick Brown, il cantante fuggitivo; Steve Whiting, l’unico bassista bottleneck della costa occidentale e John Ravencroft, talent-scout inglese vagabondo della California del Sud.

mercoledì 21 marzo 2012

The New Original Seattle Sound - The Sonics - Pt.1




Siamo soliti conoscere Seattle come la capitale del Grunge, una delle novità musicali dei primi anni ’90; eppure questa città, e per esteso lo Stato di Washinghton, è sempre stata musicalmente viva e variegata, già a partire dagli anni ’50.


They were really loud, and aggressive, and pretty much ahead of their time
Erano veramente pesantied aggressive, e molto Avanti rispetto al loro tempo
(Mark Lindsey – Paul Revere and the Riders)

We didn’t have any idea of what going on
Non avevamo alcuna idea di cosa stesse succedendo
(Bob Bennett)
I would scream my brains out trying to be as loud and strong as I could
Avrei volute urlare fuori il mio cervello, cercando di essere più forte e rumoroso possibile
(Gerry Roslie)
  
You’re loud and noisy and we get complaints about you guys all the time!
Siete rumorosi e fastidiosi ragazzi, abbiamo reclami continuamente!
(Gestore di motel)

venerdì 9 marzo 2012

Musica per Immagini - Neon Park - Introduzione


Una via acida al surrealismo
Martin Muller nacque a Oakland il 28 dicembre 1940. Lasciata la scuola nel 1956 comincia a frequentare i circoli artistici alternativi di freak e beatnik, avvicinandosi da autodidatta al disegno e alla pittura. Dal 1964 si fa chiamare Neon Park, e in compagnia della seconda moglie Chick Strand, si sposta continuamente tra la California e il Messico, stato che diventerà la sua seconda patria. Dopo anni passati a svolgere piccoli lavori saltuari presso giornali e università, Park comincia disegnare posters per la comune Family Dog di San Francisco; i tempi d’oro della “Summer of Love” sono passati ormai da anni, ma Frank Zappa nota il suo lavoro e lo vuole come illustratore del suo album Weasels Ripped My Flesh, nel 1970. La controversa copertina gli procurò una certa fama in California e quando, a Los Angeles e in modo totalmente casuale, incontrò il cantante e chitarrista Lowell George, leader dei Little Feat, diventò l’artista ufficiale alla corte del gruppo. Il lavoro di Park è inscindibile da quello del complesso di George e Bill Payne, musicisti eclettici e arguti di estrazione zappiana e autori di un rock delle mille contaminazioni e citazioni. Nei 30 anni seguenti Park si occuperà delle copertine di tutti gli album del complesso fino alla sua morte, avvenuta nel 1993 a causa della SLA.
Disegnatore di stampo fumettistico, dall’approccio informale e quasi amatoriale, Martin Muller ha saputo costruirsi un immaginario di personaggi e colori immediatamente riconoscibili, ora ispirati ai fumetti Disney, ora ai panorami assolati del Messico tanto amato. “Troppo giovane per essere un beatnik, troppo vecchio per essere Hippie”, come lui stesso si definiva, trovò una strada tutta personale verso un surrealismo ironico, elegante e dalle proporzioni iperboliche. Park intendeva il suo lavoro come una ricerca dei vari e possibili sincretismi tra culture e modi di pensare diversi, muovendosi costantemente per libere associazioni. Nel disegno di Park convivono, a volte in modo casuale o involontario, il Surrealismo di Magritte, il simbolismo di Bosch e Redon e la Pop-Art disneyana, amalgamate da una solida matrice di acido psichedelico.
Dopo la morte prematura dell’artista, i Little Feat, suoi veri unici compagni d’avventura, privati anch’essi da tempo di Lowell George (morto nel 1979), gli tributarono un omaggio pubblicando il doppio album Live from Neon Park (1996).

venerdì 24 febbraio 2012

Buffy Sainte-Marie - Hansel e Gretel nel bosco dei Beatnik


Buffy Sainte-Marie, la piccola nativa Cree che scese dal Canada con la chitarra in mano, sembrò una bizzarra proiezione dello spirito più anticonformista del Village di metà anni ’60. Troppo colorata per il rigore acustico di Dave Van Ronk, troppo sopra le righe per la lotta politica continua, troppo “indiana” per diventare manifesto della gioventù democratica che affollava le coffe houses.
Eppure, con un fascino mediano tra la Fata Morgana e l’antica sciamana indigena, Buffy si fece portatrice di uno stile originalissimo e colto come pochi. Un canto estroverso costruito su esagerazioni vocaliche e aperture lunghissime anche sulle consonanti, tenute, sospese, blandite, che rendono il canto espressionista e quasi grottesco, inserito per contrasto su una figura minuta e naif come la sua. Una vocalità unica al tempo che declina in folk gli esperimenti magnetici di Berio e Cathy Berberian, prodromo dei tentativi di estremisti quali Tim Buckley o Demetrio Stratos.

giovedì 17 novembre 2011

The Marshall In The House Of The Rising Sun - The Animals


The House Of The Rising Sun


"House Of The Rising Sun", that old story of New Orleans’ joint and its world of misery and depravity, had always been a delicacy. Many had sung it, bending from time to time to their musical needs. Nina Simone ("At The Village Gate", 1962) had made it a nightly jazzy atmosphere, and listening to it, seems to see the spread of smoke in the room. Woody Guthrie did not betray the storytelling’s popular spirit: an all narrative cut, like a crime news in the fifth page. The old bluesman Josh White, from a first recording even in 1942, had built a twilight and dilated epic, like a Chandler’s page, using a vocal line suspended on long vowels and an arrangement with piano and trumpet of grim charm.

Is with this version in the head, says bassist Chas Chandler, that The Animals entered in the studio, in February of 1964, to record the song. The RnB band from Newcastle had already released an adaptation of a folk number, Baby, Let Me Take You Home (derived from "Baby, Let Me Follow You Down," already on Dylan's debut), but this time the things would have been different. Alan Price, keyboardist and musical leader, had set up a fighting and rampant arrangement, all played on the warm tone of his organ, the dark voice of Eric Burdon and the undeniable working –class style of all the combo. Difficult, however, to think that the group did not know the version just recorded by Dylan (again on his debut LP, in 1962), whose descending guitar line is full taken by Price’s keyboard.
The song is opened by a western arpeggio by Vestine, before being led, in the first two stanzas, by the crescendo controlled but dramatic of the singer, who comes to a climax with real pathos ("And the only time he's satisfied Is When He's on a drunk"); Price then, in the song’s barycentre, unleashes the best organ solo of the era: symmetrical, concise: perfect. The music start again, but the crescendo is repeated in the last two stanzas, in which even Vestine's guitar becomes more insistent to support the last declamation of a truly visceral Burdon. At the end it turned out a song of more than 4 minutes, an eternity for that era. So much that in EMI they were doubtful of a song they thought long and perhaps boring; incredibly Mickie Most, producer of the band and a true artist of the fade-outs at 2'30'', believed in the song that was well distributed both in England and America, albeit with some "cut".
"House of the Rising Sun" jumped on “top of the pop” on July 7, and remained there for a week before giving way to the Stones’new release. In America was again No. 1. It was undeniably a rock song, rampant, rhythmic, yet serious, even dramatic, steeped in realism, different from the standards of the era who sent fifteen into raptures. It was the first rock hit to take whole home from the popular heritage of the old white American, to which were devoted folk giants as Guthry or Pete Seeger, who had nothing to do with the '60s British charts, far more inspired by the blues. And of this Blues were disciples the Animals: twisting with their electric charge a piece of an old folk singer, had found success, but the song will remain unique in their catalog, much more generous with references to the black music.

All this was the prelude of what would have happened exactly one year after in Los Angeles January 1965, when a group of novice twentys, who called themselves the Byrds, entered in the studio to cut a traditional, "Mr.Tambourine Man”...               (to be continued...)


The House Of The Rising Sun

House Of The Rising Sun”, quella vecchia storia del bordello di New Orleans e del suo mondo di miseria e depravazione, era sempre stata un boccone prelibato. L’avevano cantata in tanti, piegandola di volta in volta alle proprie esigenze musicali. Nina Simone (“At The Village Gate”, 1962) ne aveva fatto un jazz d’atmosfera notturna e, ad ascoltarla, sembra di vedere le volute di fumo spandersi nella sala. Woody Guthrie non aveva tradito lo spirito popolare del cantastorie: un’esecuzione tutta narrativa, da colonna di cronaca in quinta pagina. Il vecchio bluesman Josh White, a partire da una prima incisione addirittura nel 1942, ci aveva costruito dentro un’epica crepuscolare e dilatata come una pagina di Chandler, utilizzando una linea di canto sospesa su vocali lunghissime e un arrangiamento con pianoforte e tromba dal fascino sinistro. 

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