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martedì 14 ottobre 2014

QuebecRockSampler - Bozza per un'introduzione


Questo lavoro non è nemmeno cominciato.
E tantomeno verrà concluso.
Nessun lavoro è mai realmente concluso, quando si tratta di riesumare vecchi dischi rock.
In parte perché tuttora, ogni giorno, ne emergono di nuovi; sul web, sui social, in negozi virtuali e non, ripescati da archivi discografici sotterrati, da paesi equatoriali e in apparenza improbabili, se non dai meandri dello sterminato mercato nord americano.
In parte perché è l'epoca stessa dell’ascolto che ne cambia la prospettiva e addirittura la consistenza artistica. Ascoltare gli Highway Robbery nel 1973 poteva essere quasi noioso. Oggi, dopo qualche decennio di pop sintetico e teen idol, in piena epoca di risveglio, apogeo e crollo revivalista, Bad Talk dei Granicus o Persecution dei Third Power (tanto per citare qualche nome di U.S. Hard Rock Underground) potrebbero addirittura diventare dei classici. La stessa cosa si può dire per i Maneige, o per un capolavoro come Dimension “M”.
A titolo di "introduzione" bastino alcune righe estrapolate da un testo più ampio, che chissà mai se troverà spazio qui sul blog.

***

Julian Cope ha avuto certo il merito di codificare, una volta per tutte, il kraut rock e l’avanguardia giapponese come movimenti unitari, consapevoli, innovativi e non meramente derivati da modelli anglo-americani.
La scena del progressive underground italiano ha trovato e trova tuttora (vedi l'ultima collana in "regalo" con l'Espresso) una propria solidissima strada alla riesumazione e glorificazione. Ed ecco che le tre grandi scuole di prog - o meglio di rock, per non essere troppo restrittivi - “non anglofone”, italiana, tedesca e giapponese, sono ormai sdoganate e riconosciute per il loro reale valore artistico e storico.
Eppure c'è una quarta, solidissima ed originale scuola nazionale, anzi regionale - se non addirittura metropolitana - ancora tutta da scoprire: il “Quebec Prog”.
Fiorito in una nazione, il Canada, che ha dato i natali ad alcuni grandissimi, pur presto emigrati negli USA per farsi un nome, si è in breve tempo arroccato e radicato come pura tipicità locale, senza troppe intromissioni o interferenze coi colossi musicali yankee.
Sorto in una regione francofona, il Quebec appunto, dallo spiccato senso di indipendenza ed appartenenza, un territorio che nei primi anni ‘70 contava appena 6 milioni di abitanti, per la maggior parte residenti nell’area urbana di Montreal, è dal punto di vista geografico un movimento ancora più coeso delle 3 scuole sopra citate e forse più affine ad una Canterbury boreale che ad un movimento di estensione nazionale e forzatamente frammentario. Anzi questo suo essere espressione pura di una minoranza linguistica e culturale ne ha accentuato i caratteri distintivi e l’autoconsapevolezza, creando una breve ma intensa parabola, terminata, come accade di solito, in una fase di stanco manierismo, che caso vuole sia spesso la più celebrata.

Non pretendiamo il completismo, nè certo l’(auto) pubblicazione.
Sarebbe sufficiente segnalare alcuni ascolti veramente interessanti, legati l’un l’altro da un sottile filo rosso geografico, sociale e temporale, oltre che musicale.
Ad altri il giudizio, qui ci accontenteremo della descrizione.

giovedì 25 settembre 2014

Head Over Heels - Head Over Heels (US Hard Rock)


Artista: Head Over Heels
Album: Head Over Heels
Anno: 1971
Label: Capitol Records – ST-797

John Bredeau   Drums
Paul Frank          Guitar, Vocals  
Michael Urso     Bass, Vocals      

A1          Road Runner     3:21
A2          Right Away         3:04
A3          Red Rooster      7:32
A4          Children Of The Mist     3:30
B1           Question             3:00
B2           Tired And Blue / Land, Land       5:00
B3           (That's What I Like ) In My Woman         2:45
B4           Circles

Ulteriore incompetentissimo power trio detroitiano che azzecca un titolo grandioso e assembla mezz'ora di hard garage a presa diretta dalle sfacciate tinte blues. Come degli ancor più scalcagnati Pretty Things.
Abrasioni a sei corde, momenti di strafottente epicità per un bell'album di scassatissime Chevrolet color carbone che filano giù per le strade di Dazed and Confused, scippano il riff che gli AC/DC faranno grande in Go Down, visitano piacevolezze soft (poche!) prendendo per il culo gli Youngbloods di turno. E fanno ben leva su quella certa malefica proposta vocale di Paul Frank.
Fino a sprofondare nel sartiame black prog di Circles sette minuti di intrugli zeppi di riff e ripartenze, così poi come una Little Red Rooster che finirà per atterrare sul dorso di una jam metallica rivestita di testosterone, sulla falsariga di degni compari di label quali i Grand Funk.
Bello.
Arriveranno a suonare fino sulla costa pacifica, presenziando addirittura alle ultime serate del Fillmore.

Puro Michigan rock di marca Capitol, il vinile originale USA (ST-797) è un pezzo noto e tutto sommato abbordabile (una cinquantina di euro). Ne è nota una stampa venezuelana!.
Svariate le possibilità per acquistare il CD dell’ Aurora Records ‎ (AUCD5013) con al massimo una quindicina di euro. Ci sono pure gratis sulle principali piattaforme di streaming.

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mercoledì 15 gennaio 2014

Un anno e mezzo di Heavy Rock in 36 micro-recensioni



Come passa il tempo…
Sono già 36 gli album passati sotto la lente d’ingrandimento di US Hard Rock Underground. Numero assai diluito nei biblici tempi di redazione di questa, chiamiamola “rubrica”.
Ebbene, tanto per riprendere un po’ il filo e dare – io stesso – uno sguardo d’assieme a questi sciamannati licantropi hardrockettari, ecco tutti i 36 dischi micro recensiti in un paio di righe.
Vedendo ora il risultato, penso che avrei potuto fare così dall’inizio…
Quindi, servitevi pure! E quando trovate il vostro favorito, tenete bene il calcio del fucile appoggiato alla spalla, un bel respiro, mano sinistra salda. E BUUUM!
Portatevi via il cadavere però. Non voglio sangue di zombie in giro per il blog.

lunedì 9 dicembre 2013

Jukin' Bone ‎- Way Down East (US Hard Rock)


Artista: Jukin' Bone
Album: Way Down East
Anno: 1972
Label: RCA Victor (LSP-4786)

Joe Whiting : Vocals      
Mark Doyle : Guitar, Piano         
George Egosarian : Guitar          
John DeMaso : Bass      
Tom Glaister : Drums, Percussions

lunedì 18 novembre 2013

Zerfas - Zerfas (US Hard Rock)


Artista: Zerfas
Titolo: Zerfas
Anno: 1973
Label: 700 West LH (730710)

Line-Up:

Bill Rice: Bass, Vocals 
Steve Newbold: Bass, Guitar, Vocals
Mark Tribby: Bass, Guitar, Vocals
David Zerfas: Drums, Percussion, Vocals, Guitar
Herman Zerfas: Keyboards, Vocals, Guitar, Bass 


A1 You Never Win                         
A2 The Sweetest Part
A3 I Don't Understand                 
A4 I Need It Higher                       
B1 Stoney Wellitz                           
B2 Hope                             
B3 Fool's Parade                             
B4 The Piper


martedì 17 settembre 2013

Firebirds - Light My Fire (US Hard Rock)


Artista: Firebirds
Album: Light My Fire
Label: Crown (CST 589)
Anno: 1969

A1 Light My Fire                             
A2 Delusions                    
A3 Reflections                 
A4 Bye Baby                     
B1 Gypsy Fire                   
B2 Free Bass                     
B3 No Tomorrows                         
B4 Warm Up

Psichedelia in clamoroso ritardo o un precocissimo sintomo di stoner grave, e greve?
Nessuna delle due, perché - è vero -  una copertina retrò in maniera imbarazzante ed uno strumentale schitarrante di Light My Fire vi indirizzeranno verso l’ultimo vagito di un surf di cui nel ‘69 si era già perso il ricordo. Ma dimenticate Dick Dale, perché dopo un paio di obbrobriose ballatine cantate da un Dino Valente stonato, si vira verso un ibrido bastardo di Blue Cheer, Black Sabbath e Ventures che non avreste mai pronosticato.  Un album talmente misterioso che ancora tiene celati i nomi dei musicisti e la tracklist più corretta (visto che in giro se ne trovano ordinate in ogni modo).
Reflections, evidentemente un outtake di qualche impossibile “Vincebus of Reality”. Poi il bluesaccio insostenibile di Bye Baby con basso saturo e vocalità indisponente. Trito e ritrito, sentito già in 1000 pub al venerdì sera, alla fine di ogni scaletta. Però mica male…
Ma le meraviglie stoner non sono affatto finite: Free Drum, Free Fuzz, Free Bass  deliranti, cacofonici, mal suonati ed apparentemente estemporanei, distortissimi e folli, con tanto di assolo di basso alla Cisneros stile Om e tanti saluti! Gypsy Fire ha tutta l’eleganza di una sega elettrica manovrata da un inetto taglialegna spastico dell’Oklaoma in crisi da THC con Out of Focus sparata direttamente nel lobo frontale.
Una valanga disordinatissima e bambinesca di rumori rockettari ed umori mascolini sputati qua e là come se fossero incisi da quattro derelitti in ritardo per la prossima Apocalisse. Manca un cantante, non si dica bravo, ma appena decoroso; mancano anche tante altre cose, ma sono i vuoti, gli spazi bianchi e la più totale inetta casualità il bello di quest’album.
Estemporaneo, rugginoso, senza ispirazione, metodo né cognizione.

Stoner casuale ma rombante, per un album che sebbene considerato (non del tutto a torto) una preziosa reliquia del suo tempo e del suo genere, non ha poi valutazioni clamorose. Attorno ai 100 $, ma mai oltre i 200 per la stampa originale Crown su label bianca e nera. Abbastanza numerosi gli scambi. Nel 2012 la stessa Crown ha ristampato il disco in vinile con l’aggiunta di due bonus, presenti anche nella versione CD della Radioactive (legale o meno che sia…).
Presenti anche su i-Tunes, Google Play e perfino Spotify, ma in questo caso dovrete cercare bene tra gli omonimi, senza contare che la tracklist pare un po’ disordinata.

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mercoledì 11 settembre 2013

Dust - Dust (US Hard Rock)


Artista: Dust
Album: Dust
Anno: 1971
Label: Kamasutra  KSBS 2041

Kenny Aaronson: bass, guitar, dobro
Marc Bell: drums, vocals
Richie Wise: guitar, vocals

A1 Stone Woman              4:02      
A2 Chasin' Ladies             3:34      
A3 Goin' Easy                    4:28      
A4 Love Me Hard              5:25      
B1 From A Dry Camel      9:49      
B2 Often Shadows Felt     5:10      
B3 Loose Goose               3:48

Grandissimi tra i minimi, i Dust ebbero per lo meno il merito storico di offrire la prima batteria importante a Marc Bell, futuro fratellino Ramones.
E mentre voi state a rimuginare sul reale valore di tale merito, ecco che questo trio vi riversa già addosso tutta la carica del doppio uppercut chitarristico di Aaronson & Wise, fautori di un rock duro ma lineare, in piena scia di Highway Robbery o Poobah, senza derive troppo acide ma con ampie concessioni alla velocità ed alla professionalità, adeguatamente nascosta sotto zazzere improponibili e giubbotti in pelle nera, che pure dovettero andare a genio a quelli della Kamasutra che, dopo questo esordio, concessero loro pure il bis.
E si capisce anche il perché, magari ascoltando roba come Love Me Hard, che il trio esegue con la foga di chi sta facendo tardi all’appuntamento con la sgualdrina preferita. Cosa che per altro accade anche in chiusura, con lo scatenato rock n’ roll di Loose Goose, degno dei Ten Years After più selvatici.
Troppo facile scegliere i 10 minuti di From Dry Camel come manifesto dell’album? Bè, e allora concediamoci questa banalità, anche considerando tutte quelle vibrazioni profonde e veramente dark che il brano si porta appresso, sviluppando galoppate rombanti su di un riff ipnotico e rallentato, tra Iommi e Dazed and Confused. Metteteci poi la decadenza malinconica di Often Shadows Felt e l’orrorifica copertina che ritrae tre scheletri in polvere ed ossa, ed il culto è presto servito.
Non meraviglia poi tanto che questi ragazzini si fecero presto un nome nel giro di Brooklyn.

Album piuttosto maturo, ben prodotto, ben suonato e ben confezionato, non stupisce che sia un pezzo noto e sempre ricercato. Molte le possibilità di trovare una stampa americana (su label fucsia) tra i 50 e i 70$; esistono anche stampe inglesi e tedesche. Akarma e Kama Sutra stessa hanno ristampato l’album in vinile in anni recenti e la Repertoire in CD. Da non sottovalutare la recente uscita Kama Sutra nel formato 2 album 1 CD: prezzi sotto i 10$ anche per un pezzo nuovo.

Ampia scelta pure in digitale: sia su Amazon che su I-Tunes e Google Play. Li trovate pure su Spotify.

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lunedì 26 agosto 2013

Riff Raff – US Hard Rock Underground Compilation #3


Respira profondo, trattieni il fiato 3 secondi; mira bene, appena sopra al naso, in mezzo agli occhi.
E spara!
Booom!!
E’ bello colpire gli zombie perché, se li prendi bene, la testa esplode come un palloncino pieno di sangue. Fantastico.
Poi riprendiamo la 35 verso il Minnesota; zone poco battute. Radio a tutta manetta.




giovedì 23 maggio 2013

US Hard Rock Underground - US Hard Rock Overground

Un altro tassello della tortuosa introduzione a US Hard Rock Underground... Troverete sempre tutto "ordinato" in questa pagina...



A differenza di quanto era successo appena cinque anni prima, al tempo della British Invasion, alla fine degli anni 60 il rock americano si fece trovare pronto alla nuova accelerazione imposta dal Regno Unito. Anzi, forte di precursori di successo, poteva pure rivendicare la paternità dei suoni pesanti, e non senza ragioni.
In California, area Los Angeles, operava un gruppo di esuli canadesi, gli Steppenwolf, che avevano fatto un centro clamoroso con Born To Be Wild, brano che a cui pare si debba addirittura la paternità dell’espressione “Heavy Metal”.

I like smoke and lightnin'
Heavy metal thunder
Racing in the wind
And the feeling that I'm under

Sempre a L.A. risiedevano da tempo gli Iron Butterfly, che smerciavano psichedelica pesante a buon mercato e riff monocordi e pulsanti: In-A Gadda Da Vida, n° 30 tra i singoli del 1968, fu il prototipo del “brano monstrum”.
Sulla costa est le star tra il ‘67 e il ‘68 furono i Vanilla Fudge: un indecifrabile guazzabuglio di pop, acido e musica classica, la cui specialità era produrre cover ipertrofiche e metalliche di canzonette da classifica. Nel mezzo, o meglio nel mid-west, Detroit, con la sua scena pazzoide capitanata dagli MC5 protetti del guru John Sinclair, in cui power-chord, assoli ipetrofici e volumi esasperati erano l’unica risposta musicale possibile ai moti di violenta contestazione che agitavano il Michigan.

sabato 6 aprile 2013

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