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lunedì 3 marzo 2014

Capitan Vinile e l’intimo scomparso



Eccovi tutti lì in fila, voi bavosi onanisti vinilici!
Tutti in fila davanti ai cancelli di qualche iper-vinylmania per cercare una bella edizione del vostro arcinoto album preferito dei Pink Floyd.
A cercare la solita specificissima Charisma, i soliti gatefold dei Genesis, i più consunti album Parlophone etichetta giallo/nera.

Tutti lì in fila

domenica 14 ottobre 2012

Vanilla Fudge: il più grande enigma del 1967


Mark Stein, Tim Bogert, Vince Martell  e Carmine Appice formarono i Vanilla Fudge sulle ceneri degli Electric Pigeons nel 1967 in quel di Long Island. Rimasero assieme per tre anni e cinque album.
Ancora oggi i Vanilla Fudge sono uno di quei gruppi, pochi per la verità, di cui si può coerentemente sostenere tutto e il contrario di tutto.

***

L’articolo che segue è piuttosto lungo ma ho deciso di postarlo comunque tutto insieme. Ne ho fatto però una versione in PDF, credo più facilmente fruibile, scaricabile dal link seguente:

A coloro che decideranno di avventurarsi nel testo: buona lettura!

***

martedì 5 luglio 2011

FROM THE CRYPT - DR. JOHN


Mixing his sub-tropical extraction with the late psychedelic production’s matrix, he reach a debut album, “Gris Gris”, based on song structure-less and full of fantasy. Moving like a smuggler among southern bayous and Caribbean Gulf’s suggestions, Dr. John distils a musical form hybrid and indefinable, Cajun in culture and creole in skin. Continue >>


La scrittura di Dr. John ha ora la libertà e gli accenti di Van Morrison, ora l’ecletticità degli arrangiamenti di un futuro Tom Waits; senza dimenticare la lezione horror di Screamin’ Jay Hawkins. Fondamentale è la parte “corale” delle canzoni, in costante contrappunto con la voce solista del leader: un call & reponse da coro gospel di un tempo dimenticato. Tutto ha fortissime radici rurali e si porta appresso il caldo umido di un’estate in Louisiana. Continua >>

martedì 21 giugno 2011

LABEL DESIGN GUIDE - Atco

(Very) Small cronological guide of Atco label

Any additions or corrections are welcome!


7" - 45rpm - Singoli US









"Maroon Label" until 1957









"White-Yellow Trumpet label" From 1957





12" - 33rpm - Album US












"Yellow harp Label" - Mono - Stereo
Period : 1957 - 01/1962 (from 33-101 to at least 33-138)












"Brown-blue label" MONO - "Purple-Brown label" - STEREO
Period: 1962 - 11(?) /1968 (from 33-139 to approximately 33 -265)













"Yellow label" - Several LP first issued on Purple-Brown label were repressed on this label
Period: 1972-1977 (SD-7000 series 36-100 series)













"White Label"
- Several LP first issued on other labels were repressed on this label
Period: from 1978 (38-100)



Others













Atco Canada from early to late '70












Atco Germany - late '60


Ref.:

Peter Lindblad - Goldmine Records & Prices, Krause Pub.

Any additions or corrections are welcome!

sabato 11 giugno 2011

Iron Butterfly - In a Gadda da Vida


Il problema di quest’ album? Ha una sola facciata e una sola canzone, almeno nell’opinione comune. La Hyper-Psycho-Hit “In A Gadda Da Vida” ha ucciso il resto dell’album e, soprattutto, il gruppo stesso. Peccato perché gli Iron Butterfly non erano poi peggio della media del periodo (e Larry Rhino, che prenderà il posto del diciassettenne Eric Brann, era un Grande, Captain Beyond per credere!).
E ora, quindi, qualcosa di completamente diverso, cioè il lato A, con la sua pacchianissima e fantastica collezione di perline e collanine hippy a buon mercato: dalla chitarra e tastiere ultra acide di Are You Happy, al bell’incedere di Most Anything You Want fino alla stramba psycho-ballad My Mirage, una roba oggi talmente antiquata e fuori dal tempo da risultare fantastica come un Volkswagen T2.

The problem with this album? It has one side only, only one song, at least in common opinion. The Hyper-Psych-Hit “In A Gadda Da Vida” killed the rest and, especially, the band itself. What a shame, because the Iron Butterfly was not so worse than late ’60’s average…But now, for something completely different: the side A, with its ultra-flashy but fantastic collection of spicy & cheap hippy jewels: from the ultra-acid guitar & keyboards in Are You Happy, to the nice march-like Most Anything You Want, till the oddity of the psycho-ballad My Mirage; stuff which now sound so out of date, that is really amazing to hear it, at least like drive a Volkswagen T2.

lunedì 6 giugno 2011

Cream - Live Cream Volume II


Quale fu l’impatto che questo gruppo lasciò sull’industria musicale di fine ’60 lo dimostra anche il lungo codazzo di album apocrifi che seguì il precoce scioglimento del Trio per Eccellenza. Questo Live Volume II arriva addirittura nel 1972, secoli dopo i celebrati LP di studio, raccogliendo alcune performances datate 1968. All’apice della carriera, Clapton, Bruce e Baker dispiegano dal vivo tutto quel “Raw Power” fatto di sventagliate blues dipanate su lunghe jam che poco hanno ormai di psichedelico e molto di hard. Senza il variegato policromatismo di Hendrix ma con un rigore bianco e tutto British, i Cream dimostrano una volta di più che, a piccole dosi, supergruppi di rockstar più affermate che affamate posso produrre mirabilie.
Su tutto: la straordinaria propulsione del basso di Bruce e magari Deserted Cities Of The Heart, qui superlativa.

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