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lunedì 19 maggio 2014

Un sogno di luna blu


Questo è il canto che potreste sentire nell’ultimo night di Las Vegas, mentre accanto, nella Rose Bound Chapel, un officiante vestito con frange bianche alla Elvis unisce in matrimonio Bob, dipendente delle poste, e Mary Ann, la figlia di un piccolo dettagliante di San Bernardino, al settimo mese di una gravidanza travagliata.
Dolcissima tristezza. E una chitarra che ondeggia crepuscolare e fluida a disegnare un chiaroscuro jazz di morbido abbandono.
Musica al fior di loto.
Musica del sonno, di nostalgia, di linee rosa che scompaiono al tramonto; tutta incastonata tra silenzi che sembrano infiniti e bolle di vuoto che sarebbe blasfemo riempire.
Pericoloso da ascoltare per gli inclini alla malinconia.

Da qualche parte, gli stessi Cowboy Junkies hanno proposto una cover di Powerdfinger.
Mentre la visione combattiva ed incendiaria di Neil Young pareva la cronaca di una battaglia in presa diretta, i languori di Margo Timmins appaiono quelli di uno Spirito di Carità che si aggira tra il vapore del mattino carezzando defunti, socchiudendo loro gli occhi e coprendogli il volto scorticato; evocando la sogno di quella stessa battaglia come fosse un nebbioso ricordo del dormiveglia.

Ecco, tutta la loro musica sta in quel ricordo.


Cowboy Junkies – The Trinity Session (RCA, 1988)

Mining For Gold 1:34
Misguided Angel 4:58
I Don't Get It 4:34
I'm So Lonesome I Could Cry 5:24
To Love Is To Bury 4:47
200 More Miles 5:29
Dreaming My Dreams With You 4:28
Sweet Jane 3:41
Postcard Blues 3:28
Walking After Midnight 5:54

martedì 11 febbraio 2014

Pomeriggi di terrore su Spotify (con Swans e Godflesh)



Piaccia o no ai cyber-fanatici a 5 stelle, la cara vecchia TV è ancora l'elettrodomestico "pensante" che domina il gusto, la moda, il voto e nella peggiore delle ipotesi le nostre giornate.
Lo fa perchè si addice alla pigrizia: è di facile utilizzo e permette di cambiare canale istantaneamente quando sullo schermo compare il volto di qualche nemico (Mario Draghi, Renzi, Salvini…).
Spotify, e con esso altri sistemi di streaming che sono certo esistano - o tutt’al più esisteranno - ma che ancora non conosco, ebbene anch’esso si addice alla pigrizia. Passare da un brano all'altro, da una playlist all'altra, da un disco all'altro “non è mai stato così facile”, lo dice anche la reclame.
Facile, indolore ma ruffiano: perchè ti esorta a credere che sia tu al centro della scelta e sia tu il DJ di turno, mica il solito falso quarantenne belloccio di Radio DJ.
La realtà, al contrario, dice che è facile ritrovarsi in balia della musica.
Mani in alto: sei circondato da bilioni di brani a portata di mouse. Bilioni di brani che ti si rovesciano addosso istantaneamente e senza esborso. Serve un bel sangue freddo e una rigida programmazione per non perdersi in un dedalo in cui Arianna non ci fa nemmeno la cortesia di porgerci un capo del suo filo. Per non parlare di quella sottile foschia di imponderabile aleatorietà che circonda ogni “edizione digitale”. Chi ci suona? Chi ci canta? E l’anno di pubblicazione? Sarà proprio quel disco, o no? Una serie di spettri musicali che escono come il vapore dalla lampada magica; e ti chiedi se mai riuscirai a rificcarli lì dentro.
Sangue freddo – rigida programmazione.
Allora ecco il resoconto di uno dei pomeriggi in cui, dopo una pianificazione in realtà assai superficiale, mi sono immerso, con scafandro e bombole, nell'universo del tutto-qui-e-subito.
Una mondo mica privo di rischi, sopratutto se vi imbattete in qualche mostruosità industriale per sole orecchie adulte.

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