Visualizzazione post con etichetta paganesimo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta paganesimo. Mostra tutti i post

mercoledì 27 giugno 2012

Black Widow e Horse - Discography & Playlist


BLACK WIDOW - DISCOGRAFIA


Lp:
Sacrifice (CBS 63948) 1970
Black Widow (CBS 64133) 1970
Black Widow Three (CBS 64562) 1971

45s:
Come To The Sabbat/Way To Power (CBS 5031) 1970
Wish You Would/Accident (CBS 7596) 1971

HORSE - DISCOGRAFIA

Horse (RCA SF 8109) 1970

lunedì 25 giugno 2012

PAGANESIMI ELETTRICI - Astaroth al funerale del Cavallo - Pt.4



La delegazione di dignitari britannici aveva parlottato tutta la notte con il consiglio degli anziani e alle prima luci dell’alba riemersero assieme da una pesante tenda ricoperta di frasche elegantemente intrecciate. Non avevano udito una sola nota, né presenziato al rito. Sir Brown camminava rigido avanti e indietro curvo sotto lo sguardo torvo del Governatore, mentre l’ingegner Brereton ancora sproloquiava di direttrici infrastrutturali e collegamenti rapidi di massa. Avevano tutti facce scure e l’accordo per la costruzione condivisa della nuova ferrovia sembrava lontano dal venire. Intanto gli anziani Maharanas erano scomparsi da tempo sotto la tagliente roccia liscia che proteggeva il villaggio.
Le foschie si erano dileguate veloci sotto ai raggi del primo sole, rivelando finalmente le più alte chiome degli alberi tropicali che si inerpicavano su tutti i versanti degli Aravalli che ora apparivano arcigni e inospitali.

mercoledì 20 giugno 2012

PAGANESIMI ELETTRICI - Astaroth al funerale del Cavallo - Pt.3


Nel frattempo, mentre l’ Asvhameda entrava nella parte più rituale e complessa e i dignitari britannici erano spariti dentro una tenda per negoziare con gli anziani del villaggio, sul palco principale i Black Widow proponevano il loro esoterico mix di progressive, jazz-bianco e rabbia metallica. Memori dei Colosseum più che dei Sabbath, non disdegnando certo folk acustico da Incredible String Band o Pentangle, stupirono con la bella Come To The Sabbath, un semplice saltarello acustico solare e rilassato, nonostante il titolo e l’invocazione ad Astaroth, che in una notte di furore sacrificale come quella finì addirittura per alleviare la tensione: un’ingenua e piacevole voglia di Diavolo. La mistica Conjuration poi, introdotta da una fanfara solenne e composta, adoperava tastiere e mellotron per sostenere Kip Trever in un canto che era più una recitazione che una vera melodia vocale. Il ritmo di marcia della batteria conferiva al tutto il brano il sentore quasi militaresco di armate sotterranee in marcia verso la luce. Il Principe Viaggiatore non potè fare a meno di leggere tra le righe riferimenti svariati al mistico e pazzoide Graham Bond degli ultimi anni.

mercoledì 13 giugno 2012

PAGANESIMI ELETTRICI - Astaroth al funerale del Cavallo - Pt.2



La maestosa spianata di sabbia che avrebbe dovuto precedere la messa in posa dei binari metallici mitigava l’umida sensazione di penetrare nella giungla afosa del versante ovest dei Monti  Aravalli. La delegazione diplomatica britannica procedeva in fila indiana in compagnia delle guide locali, seguendo la traccia dei primi cantieri recintati da maestosi serragli di legno che quasi nascondevano le cave di ghiaia chiara aperte tra il verde dei pendii boscosi. L’atmosfera era tiepida ma umidissima, le chiome degli alberi più alti erano avvolte da una sottile foschia. Sir Brereton ancora parlava come un invasato di quanto quel sottosuolo fosse ricco di vene auree e di come i lavori per le gallerie sarebbero potuti essere sfruttati anche da squadre minerarie per attingere a quelle riserve di preziosi. Sventrare quel continente avrebbe condotto in Inghilterra ricchezze spropositate, ben di più di quanto la Spagna riuscisse ad ottenere dai suoi possedimenti oltreoceano o il Belgio dal cuore dell’Africa nera. Come non bastasse, la rete ferroviaria della penisola sarebbe divenuta la via di comunicazione più lunga e frequentata del mondo intero: dal 1853 per i vent’anni seguenti la Corona aveva investito oltre settanta milioni di sterline nel progetto; erano già stati posati oltre diecimila chilometri di binari e nelle grandi stazioni di Madras e Calcutta transitavano ogni giorno varie migliaia di persone.

venerdì 8 giugno 2012

PAGANESIMI ELETTRICI - Astaroth al funerale del Cavallo - Pt.1



La rocca si ergeva solida sullo scoglio in tale continuità con la pietra calcarea da non potere distinguere dove cominciasse il lavoro dell’uomo e finesse quello della natura, dove cominciasse la geologia e finesse l’architettura. Tutt’attorno il bassopiano arido e giallastro sfumava inesorabile verso le sabbie morbide del deserto di Thar, mentre ad est i pendii verdastri dei Monti Aravalli chiudevano la strada al monsone estivo. Il bastione di Mehrangarh pareva lì da millenni, addirittura da ere geologiche intere, levigato prima dai venti poi dagli scalpelli. Fondato secoli addietro da Rao Jodha, uno dei ventiquattro figli di Ranmal, divenne presto il simbolo del potere per tutta la casta dei Rathore. Da pochi anni era diventato la sede provvisoria del governatorato britannico nel Rajastan.

sabato 4 febbraio 2012

Eloy - Discography and Playlist



ELOY – OCEAN
Harves EMI Electrola - 1C 064-32 596 - Germany – 1977

A1 Poseidon's Creation        
A2 Incarnation Of The Logos           
B1 Decay Of The Logos       
B2 Atlantis' Agony At June 5th - 8498, 13 P.M. Gregorian Earthtime





 Eloy - Ocean - Full Album 



giovedì 2 febbraio 2012

PAGANESIMI ELETTRICI - Il Naufragio di Atlantide - Pt. 4


LEGGI GLI ALTRI ARTICOLI
VAI A PAGANESIMI ELETTRICI



Attorno, le grosse zolle rivoltate dall’aratro fumavano appena al sole del mattino, emanando un profondo odore di terra che ormai aveva soppiantato la salsedine aspra della laguna. Lungo gli argini lunghe prospettive di pioppi acuminati vegliavano le tese campagne tra Padova e Vicenza. Quella barca che la sera prima sembrava il trasporto naturale, in quelle terre ora pareva un corpo estraneo ed indesiderato.
Dopo un lungo silenzio, in cui il Principe ripensò alla Serenissima e ai suoi tesori naufragati, Ocean fu di nuovo al centro dell’attenzione. Qualcosa ancora non lo convinceva del tutto, pur intuendone la grandiosità, se non della musica, dell’idea.

Perché la distruzione di Atlantide tutta? L’annientamento di un’ Utopia con la sola colpa di avere concesso ad una creatura limitata ed imperfetta l’accesso ad un Eden di Natura, Storia e Architettura divine? E’ solo una punizione, o addirittura una repressione? L’ esigenza di ribadire un’autorità ovvia? O piuttosto è una vendetta? Come si può giustificare la vendetta di una divinità onnipotente nei confrontanti di una razza infinitamente inferiore?
Jurgen batterista ed autore di tutti i testi dell’album, fissava l’acqua melmosa dei canali. Sosteneva un’altra tesi.

domenica 22 gennaio 2012

PAGANESIMI ELETTRICI - Il Naufragio di Atlantide - Pt. 3


LEGGI GLI ALTRI ARTICOLI



La barca faceva ora rotta verso la Fusina dove era agevole l’accesso alle foci della Brenta Vecchia, ultime ramificazioni naturali dell’antico corso fluviale da cui era possibile inoltrarsi nell’entroterra veneto. In una rete fittissima di cavi, scoli, meandri morti e canali, tanto intricati da avere richiesto in passato la consulenza tecnica di Leonardo, la bragagna infilò il Naviglio di Brenta, che portava dritto verso Padova.

Ocean è diviso con regolarità quasi simmetrica in 4 parti, due canzoni per lato: due suite enormi e due pezzi più brevi, in uno schema rigoroso ABBA.

Poseidon’s Creation, il brano d’apertura è un’intricata vicenda cosmogonica che attinge a piene mani da un’ apocrifa religione Olimpica passata al vaglio di Platone e Campanella ma illustrata come fosse un fumetto di fantascienza, o qualche vecchio B-movie: Clash of the Titans in musica.
La storia di un tempo remoto in cui i figli degli dei camminavano sulla terra. Poseidone, divinità degli oceani e dei terremoti, regnava sull’isola di Atlantide, una sorta di Eden incontaminato che il Dio popolò con i figli avuti da Kleito. Qui, in pace e distante armonia, protetti da una muraglia dorata e da una legge suprema, condussero una vita di perfezione e felicità.
Il brano inizia con un crescendo strumentale come i Pink Floyd di Meddle fino ad assestarsi su un semplice riff da barcarola con l’ organo rinforzato dalla chitarra, un suono che potrebbe stare tanto su Vanilla Fudge quanto su Machine Head: è contagioso, ritmico; molto rock. Dopo la lunga recita di Borenmann che sfoggia un accento teutonico imbarazzante, è il basso che con una linea intricata e piena di staccato segna l’inizio di una nuova sezione strumentale: il chitarrista, sul proscenio, sfodera un lungo assolo fluido e striato di arabeschi mediorientali e arabeggianti, che disegnano glifi contorti sulla ritmica e sul tenue ma ampio sottofondo delle tastiere. Il tutto approda nel mezzo di uno stormo di gabbiani meccanici migranti nello spazio, verso nebulose punteggiate da oceani freddi; la chitarra geme languidamente, si intreccia con la sua stessa eco su di un fondo di voice synth ponderoso e orbitante. Una banalizzazione di un certo modo di suonare alla Gilmour, forse. Ma l’effetto nel suo complesso è notevole.
Già da qui si delinea l’ampiezza dell’architettura musicale di un album che risuona come nell’abside di una cattedrale neoclassica dai candidi stucchi rifiniti con striature dorate. Il suono pulito e levigato come un marmo, i molteplici livelli di tastiere adornano una concezione semplice, ripetitiva come un salmo.

Intanto la barca aveva attraversato l’antico borgo fluviale di Mira, che dal medioevo controllava gli accessi al padovano. Le campagne dintorno odoravano ancora di alghe e sale e folti stormi di gabbiani si appollaiavano chiassosi sui rami bassi dei salici grigi.

venerdì 30 dicembre 2011

PAGANESIMI ELETTRICI - Il Naufragio di Atlantide - Pt. 2


LEGGI GLI ALTRI ARTICOLI


Quattro figure si sbracciavano cercando di farsi vedere: il Principe, incuriosito, fece cenno all’equipaggio di avvicinarsi. Quattro ragazzi pallidi, con barbe incolte e capelli lunghi, tre valigie piene di adesivi. Chiedevano un passaggio verso l’entroterra, una cosa abbastanza comune di quei tempi. L’imbarcazione del Principe Viaggiatore non era molto ampia ma uno spazio per quegli autostoppisti di laguna fu trovato. Caricati rapidamente i pochi bagagli, furono portate a bordo anche due chitarre Gibson e un piccolo Mini Moog “Sonic 6” a 44 tasti, unico superstite di un mastodontico complesso tastieristico disperso, assieme a batteria, xilofoni e campane tubolari, nei meandri aeroportuali della Serenissima in un normale pomeriggio di nevrosi.
Incuriosito, il Principe volle saperne di più sui nuovi passeggeri: erano musicisti della lontanissima Hannover nel Ducato di Brunswik. Da oltre un mese in tour nell’Europa dell’est, erano arrivati la sera precedente da Belgrado dove avevano tenuto un concerto di fronte ad un migliaio di serbi ubriachi e violenti inneggianti al Partizan e per nulla interessati alla loro musica. Ripartiti velocemente avevano attraversato l’Adriatico perdendo gran parte del loro bagaglio, strumenti compresi. La spettacolo di quella sera di fronte a San Marco era saltato ed ora cercavano almeno di raggiungere Verona per provare a ultimare le rimanenti tre date del tour o fare definitivamente ritorno in patria.
La pioggia scendeva con più intensità, anche se il sole distante di settembre trovava ancora qualche fessura nell’umidità.
Il Principe Viaggiatore acconsentì ad offrir loro un passaggio fino alle campagne di Vicenza. Di li avrebbero forse trovato qualche altro mezzo per giungere a Verona. Frank Bornemann, chitarrista e fondatore del gruppo, abbozzò un sorriso sotto quel suo strambo cappello floscio; anche gli altri tre apparvero finalmente più tranquilli: tutta la tournèe stava andando a rotoli, ma finalmente la sfortuna sembrava essersi dimenticata di loro per una sera.

martedì 27 dicembre 2011

Kenneth Anger - Inauguration Of The Pleasure Dome



Kenneth Anger was one of the pioneers of the American counterculture of the '50s. Extreme filmmaker, experimental, provocative; could even claim the title of inventor, or re-inventor, of the B-Movie in the Technicolor era.
Inauguration Of The Pleasure Dome, one of the best-known works, is a troubled "medium length" that has seen countless reissues and replacements. In the best tradition of Anger is a Symbolist pièce, devoid of plot even of "action"; any movement of the actors is pure "act" evocative, allegorical , but not narrative. Actors who lose their word in favor of expressionist movements of mimes, dancers, priests, which run on painted backdrops and large rooms lit only by candles, materializing and disappearing in a cross-fades and fade snapshots that are the dominant technique in the film.
The "monsters" of the '30s cinematic tradition, Frankenstein, Nosferatu, The Mummy move solemn among Kabuki masks, Egyptian tombs, “hereafterish” Greek gods: everything is soaked in a poisonous initiatory aura and  the Orphic darkness seems to engulf every scene sucking it into the underworld of the Triple Goddess. Occultism, explicit Paganism, sadism and decay are the main threads of a film that, if today seems always in the balance between self-parody and real avant-garde, in 1954 was truly a work of rupture.
Also a good opportunity to listen to the grand “Glagolitic Mass” by Janecek, that works as a musical uninterrupted flow for the duration of the film: a dark Slavic liturgy for 4 soloists, choir, orchestra and organ, whose dissonant and powerful solo marks Anger’s imaginative peak; an unexpected but highly original soundtrack that sheds a dark light on one of the great works of modern occultism.



Kenneth Anger è stato uno dei più autentici pionieri della controcultura americana degli anni ’50. Cineasta estremo, sperimentale, provocatorio; potrebbe perfino rivendicare il titolo di inventore, o riscopritore, del B-Movie nell’epoca del techinicolor.
Inauguration Of The Pleasure Dome, una delle opere più note, è una travagliato “medio metraggio” che ha conosciuto riedizioni e rimontaggi innumerevoli. Nella migliore tradizione di Anger è una pièce simbolista, priva di trama e di fatto prima di “azione”: ogni movimento degli attori è puro “atto” evocativo, allegorico ma non narrativo. Attori che fra l’altro perdono la parola in favore di movimenti espressionisti da mimi, ballerini, sacerdoti che si muovono su fondali dipinti e per ampie stanze illuminate solo da candele, scomparendo e materializzandosi in dissolvenze incrociate e assolvenze istantanee che sono la dominate tecnica del film.
I “mostri” della tradizione cinematografica degli anni ’30, Frankenstein, Nosferatu, la Mummia si muovono solenni tra figuranti Kabuki, maschere sepolcrali egizie, divinità oltre tombali greche; il tutto è impregnato di una mefitica aura iniziatica e il buio orfico pare inghiottire ogni scena risucchiandola nel regno sotterraneo della Triplice Dea. Occultismo, paganesimo esplicito, sadismo e decadenza sono i fili conduttori di una pellicola che se oggi pare sempre in bilico tra l’autoparodia e la reale avanguardia, nel 1954 era veramente opera di rottura.
Una buona occasione inoltre per ascoltare l’imponente Messa Glagolitica di Leos Janecek che funziona da flusso musicale ininterrotto per tutta la durata del film: una tetra liturgia slava per 4 solisti, coro, orchestra e organo, il cui dissonante e potente assolo segna il culmine immaginifico di Anger; una colonna sonora inaspettata ma originalissima che getta una luce ulteriormente sinistra su una delle grandi opere dell’occultismo moderno.

Kenneth Anger - Inauguration Of The Pleasure Dome (film completo)


IMMAGINI

William Blake - Hecate (1975)
Locandina per  Inauguration Of The Pleasure Dome

mercoledì 14 dicembre 2011

PAGANESIMI ELETTRICI - Il Naufragio di Atlantide - Pt. 1




Il quadrato esatto in cui è inscritta la facciata della Chiesa del Redentore sembrava sapientemente intagliato dai pochi raggi sfuggiti alla pesante coltre di nuvole bluastre sovrastanti la Giudecca. Il candore immacolato del timpano e delle colonne neoclassiche risplendevano ancora di più sull’acqua della laguna che rifletteva i tormenti del cielo: tutta la basilica pareva irradiare una luce pura e misteriosa al tempo stesso.
Al suo interno, il Principe Viaggiatore era rimasto per lunghi minuti silenziosi in osservazione della
Madonna con Bambino, tavola lignea di Alvise Vivarini, un pittore del luogo vissuto oltre centocinquant’anni prima, alla fine del 1400. Quella Madonna enorme, ricoperta da un manto di purissimo blu, con le mani appena giunte, dominava la scena e forse tutta l’ampia navata della chiesa. Sul suo grembo il Bambino, pieno di movimento e tensione verso la Madre; ai suoi piedi due piccoli angeli suonatori, che toccavano la corde del liuto con lo sguardo adorante rivolto verso l’alto. La loro era una musica inudibile agli umani e totalmente soggiogata alla composta figura della Vergine che ne dominava il ritmo e la melodia, fondendola con quelli della sua preghiera sussurrata. Il Principe Viaggiatore si chiedeva se mai sarebbe riuscito ad ascoltare note come quelle, imprigionate nella solenne compostezza di quell’immagine: un’ armonia di serafica semplicità, fatta per la contemplazione e la pace. Sembrava difficile in una terra decadente come quella.
Ad una voce del suo timoniere che attendeva all’attracco, il Principe attraversò ad ampi passi la navata rettangolare: quando il Palladio la ideò, quella costruzione doveva apparire come la sintesi difficile e perfetta tra il tempio Olimpico e il pensiero cristiano. Il bianco puro degli stucchi, le proporzioni perfette, gli acuminati campanili che si slanciano quasi fossero minareti la rendevano ora il luogo di culto perfetto per ogni discendete di Abramo, vuoi che fosse cattolico, musulmano od ortodosso.
Ma all’esterno di quella sublime architettura languiva una Città morente.
Dopo la peste del 1630 pareva che nulla di peggio potesse abbattersi sulla Serenissima. Invece, appena qualche anno più tardi, la Morte visitò nuovamente la laguna quando la flotta Ottomana attaccò le derelitte fortificazioni venete di Canea, sull’isola di Creta. Il sangue versato nel Mediterraneo fu tanto da arrossarne le onde fino all’Istria. Per quasi due decenni un conflitto aprissimo dilagò fino tra le più sperdute Isole dell’Egeo. La città di Candia resistette eroicamente ad un assedio lungo oltre vent’anni, ma alla fine Venezia fu costretta a cedere Creta, la sua più rigogliosa colonia. L’ombra delle scimitarre musulmane dilagò per tutto il Mare Nostrum e i baluardi della cristianità si dileguarono in ordine sparso tra sguardi di terrore.

domenica 30 ottobre 2011

PAGANESIMI ELETTRICI - La Maschera della Divinità Danzante - Pt. 3



Era il termine di una notte lunghissima, trascorsa con le menti nei boschi battuti dal temporale estivo; i mimi con le grandi maschere piatte si tolsero i costumi e li adagiarono informi sul palco dove il gruppo intonava una melodia ipnotica e circolare. C’è tanta mitologia agreste e celeste in “The Herald”, con le sue allegorie del Giorno e della Notte, della Luce e del Buio separati dal suono di flauti lontani. Un brano interminabile nel cui ciclico interludio di chitarre acustiche Chris e Roger si divertono a reinterpretare le affinate polarità di Jansch e Renbourn, senza troppi sofismi ma raggiungendo un equilibrio e una ritmicità mai noiose. Il ridestarsi della grande Ruota Cosmica è affidato prima alla viola poi al flauto: e qui i paragoni sono veramente difficili; è un folk che diventa lied romantico rarefatto, pare troppo raffinato per essere Pop Music e resta così sospeso ed inattribuibile. Qualche eco nei brani più estesi di Happy Sad, sostituendo al vivido acquerello intimista di Love From Room 109 At The Islander (On Pacific Coast Highway) un gusto allegorico pagano e remoto nel tempo. Quando su una metà della terra è spenta la natura, un altro Araldo, su meridiani celesti opposti, estrae il suo zufolo e le ombre si ritraggono veloci. Rotazioni e rivoluzioni stagionali che insegnarono all’uomo l’arte della vita. Il solito colore vocale di sesso indefinito qui si trasforma in salmo religioso di voci bianche. Stupefacente.
Una mattina di molti giorni dopo, il levarsi del sole vide una Londra finalmente placata. Pare che le fiamme si fossero estinte presso la Temple Church, ma altre fonti sostenevano che fosse intervenuto lo stesso Duca di York a distruggere la Biblioteca per impedire l’ ulteriore diffusione del fuoco. La città ne usciva comunque distrutta. Gli sfollati che occupavano il grande parco del Principe Viaggiatore ripresero lentamente la via della capitale in una fila lunga e ondivaga. Il giardino si svuotò.
Glenn, Roger e gli altri ragazzi del complesso riposero gli strumenti. Era facile prevedere per loro un futuro radioso, con una musica di quella qualità. Le cose andarono diversamente.
Forse fu la malvagia compiacenza dei testi, o quelle voci che evocavano perversioni incestuose; o la mancanza di un singolo da classifica; il non scendere a compromessi con la pure variegata scena prog dell’epoca. First Utterance fu un fiasco. Nonostante passarono in tour buona parte del 1971, i Comus non esistevano commercialmente; l’abbandono del fido manager Chris Youle l’anno seguente segnò anche la fine del gruppo.
Un paio d’anni dopo in verità ci fu un tentativo di ricostruire un progetto; la neonata Virgin pareva l’etichetta perfetta e nel gruppo entrò persino lo stralunato saxofonista dei Gong, nonché braccio destro di Daevid Allen, Didier Malherbe. Ci fu entusiasmo, ci fu anche un nuovo album, To Keep From Crying, ben più di compromesso rispetto all’esordio. Mancarono ancora i riscontri commerciali. Il Semidio pagano piombò nel sonno definitivo.
Tanto definitivo che presto divenne uno dei massimi culti del revival prog europeo dei primi anni ’80. First Utterance fu (e lo è tuttora) uno dei più rari LP della scena folk britannica dei primi ’70; talmente raro che si cominciò a dubitare persino della sua esistenza. Un vero Graal. In Italia veniva addirittura distribuito come finto album dei Titus Groan, col titolo Plus: il fatto alimentava la leggenda di un disco “per iniziati”.
Quando, nel 1995, sarà finalmente ristampato in CD, l’aura mistica sembrò scomparire ma la musica manteneva, a distanza di 30 anni, tutto il suo potere ipnotico. La sola immagine di copertina, raccapricciante da sembrare il cadavere carbonizzato del Re Cremisi di Barry Godber, valeva il prezzo del disco.
Il Principe Viaggiatore, dal canto suo, abbandonò la dimora di campagna non appena partiti gli ospiti. Richiuse le grandi finestre della loggia; tirò le tende pesanti. Poi girò il cavallo e, incappucciato, lo spronò verso un tempo lontano; alle radici del paganesimo, indietro nella storia.

mercoledì 14 settembre 2011

PAGANESIMI ELETTRICI - La Maschera della Divinità Danzante - Pt. 2



LEGGI LE ALTRE PARTI
VAI A PAGANESIMI ELETTRICI


Al quinto giorno ininterrotto di festa, Il Principe chiese finalmente a Roger e Glenn di suonare qualcosa per gli ospiti. Il palco fu approntato al centro del giardino, tra le stalle e l’emiciclo, circondato da fiaccole che rinforzavano gli ultimi raggi della sera. Mentre il gruppo accordava le chitarre e i tabla, le ragazze candide giocavano ancora nella fontana e correvano tra i tavoli e le poltrone damascate, bagnando i notabili con i vestiti svolazzanti che attiravano gli sguardi degli ospiti.
Ad un cenno del Principe, scese il silenzio tra la folla e il ronzio della viola di Colin alla ricerca del “la” riempì le campagne.
First Utterance è un evo oscuro intagliato nel legno di Ent da spiriti silvani; ma è anche un prodotto colto, di raffinati arrangiamenti. Un lied da camera per orchestra ridotta. Da solo illuminò le stanze della villa come una lampada ad olio giallastra che ondeggia. Circondati da mimi mascherati e inquietanti, i musicisti raccontavano la storia di ragazze perse nel bosco, in fuga da semidei impertinenti, torturate, sedotte, tentate dalla carnalità più esplicita; raccontarono dei cristiani perseguitati, ricacciati nelle tenebre e della metà oscura del mondo. I riferimenti di quella musica erano sfuggenti: qualcuno ci vide un’ombra di Genesis malvagissimi, oppure dei Pentangle in versione esoterica e decadente. In realtà il timbro strumentale con viola, oboe, tabla e chitarre acustiche era alquanto bizzarro e originale, così come la ritmica continuamente caracollante, come prestata da balli desueti. Ma ciò che spaventò maggiormente quel pubblico ormai stordito dalla baldoria fu l’impasto vocale: un impreciso unisono di voci bianche e falsetti androgini, come un gruppo di sirene naufraghe che, aggrappate ad uno scoglio, hanno perduto l’armonia e la soavità in favore di una teatralità macabra e oltraggiosa. Raccontando di Diana, la vergine catturata dalle divinità silvane, le parti vocali si intrecciavano con turpe compiacenza per le sorti della giovane. Inseguita, trovata, sfuggita ma inesorabilmente violentata: sembrava un Erwartung al contrario, in cui la protagonista è anche la vittima. Drip Drip, che pareva un seguito ideale al primo brano, nonché una trama costruita su una stessa idea del loro poeta accompagnatore, era addirittura raccapricciante, ai limiti del sadismo, ma appoggiata ad un accompagnamento serrato e vorticoso.

domenica 28 agosto 2011

Song to (re)discover: Comus – The Herald


As a single star glides swiftly down the night
A soft wetting note issues from the time-worn flute
Frowning slightly the herald listens wistful across the night
And from way back behind the day comes the echoed answer
The day advances oh so softly his shadow lengthens and his voice is mute
But clear his flute and sadly walks forward followed by the day
Herald of morning walks across the earth eternally
And somewhere in the black distance
Another herald puts down his flute
And the dewy dawn creeps on
And the night withdraws
The day advances oh so softly his shadow lengthens and his voice is mute
But clear his flute and sadly walks forward followed by the day
Herald of morning walks across the earth eternally



giovedì 25 agosto 2011

PAGANESIMI ELETTRICI - La Maschera della Divinità Danzante Pt. 1


Si dice che la croce cristiana avesse lasciato la Britannia a bordo delle galee del sedicente Imperatore Costantino III, poi detto l’Usurpatore, che sguarnì il Vallo di Adriano caricando uomini, donne e animali sulle navi per approdare sul continente dove il rivale, Onorio, asceso al massimo soglio d’Occidente, cercava di amministrare quel che rimaneva di un Impero.
Dopo alterne vicende che videro i due Imperatori prima acerrimi rivali, poi addirittura alleati per far fronte alla pressione dei Barbari, Costantino si ritrovò assediato ad Arles da orde nemiche di cui nemmeno conosceva la stirpe; con le guarnigioni di Onorio disperse per i boschi della Gallia, l’Usurpatore si vide rinnegato anche dagli ultimi fedelissimi. Cercò di sfuggire alla cattura prendendo i voti e spaccandosi per sacerdote cristiano. Non bastò. Solo la sua testa fu recapitata a Ravenna nella tarda estate del 411 d.C.
Nel frattempo, mentre già fiorivano le leggende sull’Ultimo Sovrano Cristiano d’Oltremanica, la Britannia, totalmente sguarnita e indifesa, si abbandonò alla decadenza più sfrenata.
Il Principe Viaggiatore aveva assistito alla partenza della flotta dall’alto delle scogliere chiare del sud; osservò le navi levarsi sulle onde come un enorme stormo di laridi migratori. Quando si volse verso l’entroterra vide folle a cui ancora non sembrava vero il poter di nuovo erigere altari nei boschi e venerare divinità antiche e dimenticate, poter festeggiare solstizi ed equinozi al posto di Natali ed Epifanie. Spronò il suo cavallo verso una grande tenuta di campagna che possedeva nel Sussex del sud, mentre attorno a lui gli Dei della Festa e del Vino, dell’Amore Carnale e del Banchetto scendevano dagli affreschi delle ville romane e camminavano già tra il popolo euforico.

mercoledì 27 luglio 2011

PAGANESIMI ELETTRICI - La Battaglia di Deorham Pt. 3°

La Battaglia di Deorham Pt. 3°

I tre pellegrini si lasciarono Gloucester alle spalle in una giornata remota del VII secolo dopo Cristo.
Il principe viaggiatore che indossava le piume della Gazza, volteggiava in un mantello verdastro due passi avanti a loro, segnando la strada. Ai musicisti, appena stanchi, mancava ancora la seconda facciata di un LP che sarebbe stato secondo ed ultimo. La misero assieme in viaggio e non fu facile. Sferzati dalla pioggia e dal vento di fine inverno, nacque un lungo brano in forma di rigida suite ABAB, con due lunghe parti strumentali e due cantate; era una musica carica di pensieri, sferzata dal ricordo e da una lieve malinconia. Rimpianto.                              Continua >> 

venerdì 8 luglio 2011

PAGANESIMI ELETTRICI

LA BATTAGLIA DI DEORHAM - Parte 2°

Continuano le avventure di un gruppo disperso in un tempo remoto, alla ricerca di una nuova spiritualità che prenda il posto della guera e dell'orrore.
Gli High Tide, gruppo di "dark Prog" dei primi '70, sono i protagonisti di un racconto sospeso tra presente e passato.Continua...>>

sabato 4 giugno 2011

PAGANESIMI ELETTRICI

LA BATTAGLIA DI DEORHAM - Parte 1°

Il Principe Viaggiatore arrivò a Deorham attraversando i filari scuri di querce su cui si infrangono le onde erbose del Glouchestershire quando della battaglia rimaneva solo un eco. Le enormi navi scricchiolanti avevano solcato la prateria ed a terra rimaneva un intrico di corpi singhiozzanti e violacei. Continua...>>

ShareThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...