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domenica 30 dicembre 2012

Bassholes - Bassholes



Tutti stretti in un angusto juke-joint di marca Fat Possum, mentre qualche stracciato bluesman si sforza di sembrare Jon Spencer di supporto a R.L. Burnside; e nei momenti migliori ci riesce quasi.
Il vecchio mestierante Don Howland, già coi Gibson Brothers e qui all’ennesima uscita marcata Bassholes, rinforza il legame con vecchie piantagioni di cotone e si associa ad un batterista di colore fingendosi parte di un duo: in realtà, nelle tantissime 14 canzoni di Bassholes, gli ospiti fanno la fila fuori dalla sala d'incisione, ognuno col suo sound vintage in tasca: banjo, dobro, armonica…
E allora eccoli i nuovi forzati indie-roots, ordinati in una chain gang con qualche fronzolo, che suonano come dei Black Keys invecchiati cercando di copiare i Tarabox Ramblers con la foga di Hound Dog Taylor. Bella la cover blues-punk di Broke Down Engine, Daughter è una scalcagnata parodia country alla Stones e la caoticissima jam Caravan Man sfoggia il rantolo chitarristico più scaltro del lotto. Poi tanto sound down home, sferragliamenti ferroviari, produzioni  anticate ad arte, immagini impolverate e color seppia neanche fosse una compilation della Excello. C'è addirittura un'incomprensibile cover di Heaven And Hell degli Who. Cosa non si trova rovistando in soffitta.

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