Forse Jim Morrison non fu l’ultimo dei Poeti Beat, né quella figura
romantica e profonda che la Mitologia Rock ci ha tramandato. Fu però, assieme a
Jagger e a Lou Reed, un personaggio fondamentale nel traghettare il Rock verso
una nuova oscura maturità che rinunciava a facili ritornelli per la gioventù
felice in favore di un tenebrore scontroso se non addirittura disperato.
In due stralci di interviste riportate da Stephen Davis nella
biografia “Jim Mirrison. Vita, morte, leggenda” il cantante racconta la sua
visione del Rock n’ Roll:
“A volte guardo alla storia del
rock and roll come all’origine del dramma greco, che nacque sulle aie nella
fondamentale stagione del raccolto. In origine c’era una tribù di adoratori,
che ballavano e cantavano. Poi, un giorno, un uomo posseduto uscì dalla folla e
cominciò a imitare un dio. Sulle prime era pura canzone e movimento. Via via
che le città si svilupparono,sempre più gente cominciò ad accumulare denaro, ma
in qualche modo dovevano mantenere il contatto con la natura. Gli attori
assolvevano a quel ruolo per conto loro. Penso che il rock abbia la medesima
funzione.”