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venerdì 27 gennaio 2012

Tarbox Ramblers: New Coffeehouse sound




La  musica dei Tarbox Ramblers fuoriesce da una vecchia valigia di cartone legata con uno spago e gettata al volo sul retro di un vagone merci che attraversa le Grandi Pianure in una giornata d’inizio inverno. Impolverata e appena colorata da un effetto seppia d’inizio secolo, dalla slide di Michael Tarbox trasuda molto fatalismo da Grande Depressione e una cascata di blues pre-bellico rigoroso eppure accattivante, suonato con piglio e volume moderni, impreziosito dal fiddle di Daniel Kellar e da una sezione ritmica agilissima e mai invadente. Un gruppo che aggiorna il repertorio del circuito delle coffee house universitarie che fu di Josh White, Blues Project e Big Boy Crudup, pescando in quell’enorme ed inesplorato territorio che va dalle piantagioni del Mississippi agli Appalachi, in equilibrio tra bluegrass, Piedmont Blues e Folk.
Pieno di traditional, senza farsi mancare momenti divertenti e ballabili (Jack of Diamonds, Honey in the Rock, Columbus Stockade), questi vagabondi dell’Est danno il meglio di sè quando il modo diventa minore e la slide attacca il jack e alza il volume per tessere una trama di “blue note” rinforzata dalla voce profonda del leader: Third Jinx Blues, No Harm Blues (un treno in corsa) e lo standard Shake 'Em on Down del nume tutelare Bukka Withe sono un mazzo di foto in bianco e nero che riescono a mantenere tutta la tradizione degli anni ‘30 e assieme un fragore e un ritmo addirittura rock, nello stile di John Campbell. Fra tanta bella roba una piccola menzione all’arcaica e ipnotica The Cuckoo, strisciante come un rettile nella sabbia,  che continua a ronzare in testa anche quando tutto il disco è finito da un pezzo. 




venerdì 30 settembre 2011

Emerson, Lake and Palmer - Pictures at an Exhibition: questo NON è Rock


Ascoltandolo oggi, pare impossibile che questo pachidermico LP all’epoca fosse un successo. Tutto il prog più deteriore, eccessivo, barocco, falsamente rock è qui dentro. Ridondante come ogni finto intellettuale parvenu che gioca con la musica colta, avendo addirittura la presunzione di migliorarla, riuscendo invece a rendersi quasi ridicolo, ricopiando pedissequamente qualche linea melodica e lasciandosi costantemente sfuggire il quadro totale della suite di Mussorgsky. Silenzi imbarazzanti e indecisi, improvvisazioni senza meta che ondeggiano come una piuma in preda al tornado; la differenza con la sinfonia vera, magari anche moderna, per esempio quella di Klaus Shulze, è abissale e incolmabile.
Non paghi i tre moschettieri dell’ovvio si lanciano in un allucinante “bis” dallo Schiaccianoci di Ciajkovskij; senza bisogno di considerare l’originale, basti dire che riescono a prenderle addirittura dai Ventures la cui ben più spigliata versione risaliva addirittura a 5 anni prima!
Non sarà questa la vera, originale “Great Rock 'n' Roll Swindle”?

  
Listening to it now, it seems impossible that this elephantine LP was a success at the time. All the more prog worst, excessive, baroque, false rock is here. Redundant like every parvenu faux intellectual who fools with classical music, even having the presumption to improve it, but being able to make almost ridiculous, copying slavishly some melodic line and constantly missing the run down of the Mussorgsky suite. Awkward silences and indecisive, aimless improvisations that float like a feather in the grip of the tornado, the real difference with the symphony, modern perhaps, such as Klaus Schulze, is profound and unbridgeable.
Not satisfied, the three Musketeers of the Obvious launch into a dazzling "bis" from the Nutcracker by Tchaikovsky: without the need to consider the original, suffice to say that they were smacked  even by the Ventures, whose version, far more self-confident, was even 5 years before !
Could be this the true, original "Great Rock 'n' Roll Swindle"?




Pictures At An Exhibition (LP) Island Records 6396011 UK       1971

Pictures At An Exhibition (LP, Album, Gat) Island Records  HELP 1            UK  1971   12£

Pictures At An Exhibition (LP, Album) Cotillion ELP 66666 US          1972





Full discography at





venerdì 22 luglio 2011

Yes - I progressisti per moderati

Lungo il confine tra eleganza e supponenza, tra Art-Rock e Rock Artificiale, gli Yes costruirono solide fondamenta tanto al Prog quanto a certo facile Jazz-Rock dei tardi anni ’70. Una musica per il cervello, non per la pancia né il cuore; sicuramente inadatta alla rivoluzione sessuale e alla controcultura di quegli anni. Costruite sulle fluide linee di basso di Chris Squire e sulle liquide tastiere di Wakeman, le loro canzoni, perse tra mondi di sogno, hanno sempre nascosto qualche sinistro collegamento (solo di concetto…) ai più generali principi della Destra: totale controllo sul disordine, pulizia nel suono e nella voce, negazione della rivolta giovanile, voce impassibile e lontana; una distanza apparentemente incolmabile con il mondo della strada. Una musica per conservatori? Forse; sicuramente una musica gelida, bella e pur sempre impeccabile, per ascoltatori razionali e “moderati”.
Un approccio Apollineo al Rock, per sua natura ben più vicino a Dioniso.

Down by border between elegance and vanity, between art rock and artificiality, the Yes built solid foundation for both progressive and certain mid ’70 jazz-rock. A music for brain and neurons, not for sexual revolution or primitive instincts. Built around sparkling Squire‘s bass line and Wakeman‘s liquid keyboards, their songs about lost world and magic kingdoms of heaven have some sinister, but only conceptual, links with Right thought: total control over chaos, sharp melodic lines, distant impassive voice. A seemingly unbridgeable distance with the world “On the Road”. A music for Right-wing? Actually, not; but for sure a really cold music, but always technically perfect,  for rational people.
Apollonian way of Rock.

domenica 17 luglio 2011

FROM THE CRYPT - EUCLID

The Euclid were prominent representatives of an infinite "third line" of U.S. Hard Rock, which, in early '70s , began to exploring the potential of a new genre that, from blues and psychedelia, will come to focus the dictates of Metal. What differentiates Heavy Equipment from the works of colleagues such as Sir Lord Baltimore, Demian or Highway Robbery is its perfect production: the album can produce layers upon layers of shimmering guitars, perfectly focused vocal harmonies and a great dynamic in the rhythm section. Continue >>


Gli Euclid furono illustri rappresentanti di una infinita “terza linea” di Hard statunitense, che nei primissimi anni '70 si diede da fare per esplorare tutte le potenzialità di un nuovo genere che, partendo da blues e psichedelia arriverà a mettere a fuoco i dettami del metal. Ciò che differenzia Heavy Equipment dai lavori di colleghi come Sir Lord Baltimore, Highway Robbery o Demian è la sua perfetta produzione: l’album può esibire strati su strati di chitarre scintillanti, armonie vocali perfettamente a fuoco e un’ottima dinamica nella sezione ritmica. Continua >>


domenica 3 luglio 2011

The Marshall Tucker Band - The Marshall Tucker Band


Leading figures in the “2° Jam Generation” after the magnificence of the Bay Area scene, the MTB was a Southern-Combo only by geography. Taking the highway of merging country, old blues, pop and a renovated “Christian philosophy” (this really southern flavored) this six pieces band offers a music that is more like a drug-free Grateful Dead than an hard boogie assault à la Lynyrd Skynyrd. Relaxed, extended songs that are fragrant of old western border but without Clint Eastwood’s shooting. It’s more like a lazy pioneers’ caravan that proceeds along the river, searching the right place to ford. “Can't You See” is a real gem together with the cover picture by James Flournoy Holmes.

Esponenti di riguardo di una “2° generazione della Jam” che rimpiazzò I fasti delle band della Baia nei primi ’70, la MTB fu un gruppo “Southern” solo geograficamente. Scegliendo la strada della fusion di vecchio country, pattern blues e pop in versione yankee, nonchè ispirati da una filosofia cristianeggiante, il gruppo sembra più l’evoluzione di Grateful Dead ripuliti dall’acido piuttosto che l’apripista per gli assalti boogie di Lynyrd Skynyrd o Black Oak Arkansas. Lunghe canzoni rilassate, che sanno di vecchio mito di frontiera ma senza pellerossa cattivi o sparatorie da “straniero senza nome”. Come una pigra ma devota carovana di pellegrini che procede lungo il fiume. “Can't You See” è una piccolo gemma, così come l’acquerello di copertina di James Flournoy Holmes.

sabato 25 giugno 2011

Quicksilver Messenger Service – Shady Grove


Lost in a wilderness of pain, in the middle of the breaking up of Frisco’s Golden Era, the Quicksilver had retired themselves in the Mill Valley’s woods in company of the Sublime Vagrant Nicky Hopkins, to cut a small green-album. The result, Shady Grove, is a Bay Area’s late underrated classic, with a shiny 1° side culminating in the open-air melody of Too Far and the RnB power of Holy Molly, while the 2° side, opened by a psycho Spaghetti-Western tale (Joseph’Coat) , is closed by that who is, easily, the best jam of all acid-rock epoch: Edward, a true classic and maybe the first really jazz-rock groove: thigh, fast and keyboard driven. Too easy to say acid jazz…

Persi nella Terra di Mezzo al disgregarsi dell’ Età dell’Oro di San Francisco, i Quicksilver si rifugiarono tra i boschi di Mill Valley in compagnia del Sublime Vagabondo Nicky Hopkins per registrare un piccolo album verde. Il risultato, Shady Grove, è un classico dimenticato della Baia, con uno scintillante lato A, che culmina nella tersa melodia di Too Far e nel gioioso RnB di Holy Moly, mentre il lato B, aperto da un morriconiano psycho-western (Joseph’Coat), è chiuso da quella che è, probabilmente, la jam più eccezionale dell’Era acid-rock: Edward, ora un classico e forse il primo vero ritmo di fusione jazz-rock: serrato, preciso, dominato dalle tastiere. Troppo facile parlare di acid-jazz?

giovedì 16 giugno 2011

Grand Funk Railroad - Live Album


Album feticcio di una nuova scena Proto-Trash che volgarizzava per la massa il Verbo del Detroit Rock, questo Live dei Grand Funk è un oggetto che già si dimena nelle mani del suo possessore tanta è la foga virile contenuta nelle quattro facciate. Sorretto dai bombastici pezzi del lavoro precedete (di fatto l’Album Rosso del gruppo..) riversa sull’ascoltatore una valanga elettrica a suo tempo già riversata sugli estatici astanti dell’ Atlanta International Pop Festival, luglio 1970. Brani interminabili, la cui tediosa tendenza a ripiegarsi su sé stessi è spazzata via dalla continua tensione del ronzio degli altoparlanti, che riempiono il silenzio prima dell’attacco furioso di Farner o del riverbero rotondo dell’enorme basso dell’enorme Schacher. Inside Looking Out a parte, T.U.N.C. è quasi bello (per quanto lo possa essere un solo di batteria) ed è sempre trascinante In Need. E pensare che questi tre diventeranno Il Gruppo Americano per eccellenza…
Il primo Vero live dell’Heavy Metal. Da possedere. Per forza!

Fetish Album of a new Proto-Trash Scene which popularized the Detroit Rock Logos for the masses, this Live Album by Grand Funk is an object that already struggle in the hands of its possessor so much is the manly heat in the 4 sides. Based on bombastic songs of previous LP (in fact the Red Album…), it throws on the listener an electric avalanche already lavished on ecstatic audience of Atlanta International Pop Festival, July 1970.

Endless songs, whose tedious trend to bend on themselves is swept away by the continuous voltage of speakers, that fills the silence before Farner’s furious attack or Schacher’s huge Fender Bass. Apart from Inside Looking Out, is almost beautiful the drum solo on T.U.N.C. (though it might be “beautiful” a drum solo…) while In Need is always infectious. And just think that these three will become the American Band “par excellence”…
The first True Heavy Metal Live. To possess. Absolutely!


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