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mercoledì 6 giugno 2012

Zipper – Glam Orgasmico a Portland


Verso la metà degli anni ’70 anche Lester Bangs era convinto che l’unica salvezza del Rock sarebbe stato il nuovo “Glam Frocio” d’Inghilterra: Mott the Hoople, Sweet, i macho man populisti Slade. Gruppi che in America non trovarono mai spazio considerato che l’immaginario Yankee difficilmente comprendeva la tipologia del “dandy effemminato”. Per non parlare della caccia alle streghe che si scatenava (New York a parte) ogni qual volta sul palco c’era sentore gay nell’aria, basta vedere i trattamenti riservati a Velvet e New York Dolls: provate voi ad andare a suonare agghindati da trans ubriaconi tra Tucson e Shreveport … E se in California trasgressioni vistose come quelle potevano passare per divertimento leggero, il neoclassico damerino Fred Cole (già veterano di guerre psichiche californiane con Weeds e Lollipo) e la sua scalcagnata band di rocker dal nome Zipper, dovettero pensarla diversamente quando decisero di trasferirsi a Portland, forse non proprio la strada per il successo, anche se l’Oregon vantava una indomita tradizione di garage bands.
Nel 1975 il gruppo incide l’unico LP, dal titolo omonimo, per l’ignota  etichetta Whizeagle. Più un affare “home made” che una pubblicazione vera e propria: 500 copie rilegate a mano con scotch colorato. Un album di Garage-Glam ammiccante, a tratti perverso e fin troppo hard, in cui troneggia l’ubiquo e licenzioso falsetto del cantante che si atteggia ora a versione castrata di Plant ora a geisha ruffiana d’alto bordo, mischiandosi tra bubblegum rock che potrebbero stare tanto su Desolation Boulevard quanto su School’s Out. Alle sue spalle una band solida e rumorosa con una chitarra glaciale, disordinata ma tagliente, che azzecca anche un paio di riffs niente male (Born Yesterday, Let It Freeze) qualche assolo disteso e ridondante specie in Face of Stone, pezzo che pare uno spin-off in salsa femminea di Jury dei mitici Trapeze di Mel Galley e Glenn Hughes.

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