REO Speedwagon! Questi grandi testardi del Classic Rock impiegarono circa dieci anni e nove album per arrivare finalmente al Successo, giunto, grazie alla FM, sotto forma della banalotta Keep on Loving You dopo decine di tours, motel, palchi affollati passati tra ardori Southern, accelerazioni Hard Rock, tentazioni Prog tante altre mezze idee e suggestioni rimasticate come una gomma americana al sapore di fragola. Certo i fasti del 1980 erano un meritato riconoscimento per un gruppo ormai oliato a perfezione e affiatato come non mai, che dietro di sè contava anche qualche piccolo e misconosciuto classico tra i solchi di T.W.O (1972) e dell' imponente Live You Get What You Play For (1977).
31/05/2011 - 01/10/2015
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martedì 15 maggio 2012
REO Speedwagon - Rockpop in Concert - Dortmund 1982
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giovedì 19 aprile 2012
Storm Thorgerson - Art Gallery
La Fotografia dell'Impossibile
Dopo il formale scioglimento dell’equipe, nel 1982, Storm
Thorgerson ha continuato a produrre artwork a suo nome. Anche oggi è molto attivo
con collaborazioni con i gruppi di punta della scena rock anglosassone. Con
l’avvento del CD poi Storm costruisce design a 360° per copertine, booklet,
label del CD e singoli.
Dream Theater - Falling Into Infinity (1997)
Copertina
(fronte)
Storm
Thorgerson – Design
Tony May –
Fotografia
mercoledì 7 marzo 2012
Miami – La voce davanti
In copertina ci sono tre volti appena sfocati che sembrano affogare
nel trasparente verdastro delle swamp che presto sarebbero state territorio
sintetico per Sonny Crockett e Rico Tubbs.
La strenua lotta contro il soffocamento della vita e del mondo
tutt’attorno, porta Jeffrey Lee Pierce a servirsi come feticcio del più
Amerikano degli stili: il country. Quello stesso country che anno dopo anno
pareva sempre più un vessillo per la destra repubblicana più reazionaria, ma
che i Gun Club distorcono e imbastardiscono fino fargli ritrovare un’originale
seppur deviata verginità, raccontando parallelamente un Amrica Psycho che
frequenta la metropoli con l’alienazione di un vagabondo delle Pianure del sud.
Country-contro. Un sound che sostiene l’autore nei suoi insistiti tentativi di
“tornare a casa”, nel senso più ampio; tornare agli affetti, al preto davanto
alla veranda in cui sedersi a bere una birra con il vicino guardando il football. Ritornare in quel luogo da cui si era partiti urlando e sbattendo forte la
porta. L’emozione crescete del tentato ritorno costringe ad alzare il volume,
elettrificare e distorcere la vecchia tradizione del campione solitario che
torna al focolare dopo avere ucciso i “cattivi indiani”.
Così si spiega per esempio l’autopsia che il gruppo fa di Fire of
Love, vecchia hit del 1958 di Jody Reynolds, al tempo ricalcata sulla moda del
twang chitarristico di Duane Eddy, che nell’idea di Pierce diventa un mostruoso
riff quasi fossero AC/DC in abiti mariachi. E la cover di Run Through the
Jungle, il brano più tormentato e sinistro dei campioni del country-rock democratico,
i Creedence. Ma anche quella specie di surf da sballo di John Hardy, in cui
Dotson si immedesima nell’equivalente hardcore di Dick Dale mentre Jeffrey si
sgola nel racconto della vecchia storia del ferroviere del West Virginia, neanche fosse una ballata di The Times They
Are A-Changin'.
Ma non è finita: Jeffrey Lee è veramente uno dei pochissimi che può
fregiarsi del titolo di Erede di “quel” James Morrison, con il quale
condivideva tra l’altro il retaggio di giovane borghese bianco cresciuto nel
profondo sud, nonché la non invidiabile abitudine di mortificare la propria
esistenza affogando nelle bottiglie vuote di Southern Comfort. Riesumando Jim
direttamente dal Pere Lachaise, ne sfigura il crooning baritonale con uno yodel
che è più un incubo nel dormiveglia che il virtuosismo del vecchio Jimmie
Rodgers o la malinconia sentimentale del contemporaneo Chris Isaak. Ciònonostante
Pierce resta un personaggio tanto misconosciuto che pare incredibile sia
nientemeno che il reale anello mancante tra il Re Lucertola e il futuro
anti-divo Kurt Kobain. La sua voce sta sempre davanti; sbattuta sul proscenio
come l’attrazione della serata. Dietro di lei stanno quinte su quinte, strati
su strati di chitarre che suonano punk, rock e blues all’unisono, senza
soluzione di continuità, procedendo su binari paralleli e sovrapposti, generando
un fragore avvolgente dal caldo riverbero antiquato. Come nell’invito
sciamanico e lunare di Carry Home, o nell’invocazione femminea di Mother Of
Earth (con lo stesso twanging tra Ombre Rosse e El Mariachi) che chiude il
disco così come si era aperto: immagini in controluce, tutte con lo stesso
sfondo e tutte risucchiate nello stesso vortice, “in the dark”. L’album intero è
una fenomenologia, una declinazione continua di un’oscurità (dark) onnipresente,
tanto nei paesaggi esteriori, quanto nell’intimo del cantante e di tutti i suoi
“doppi” che sfilano nelle 12 canzoni come una processione di flagellanti
incappucciati che si puniscono pur senza riconoscere un Dio a cui chiedere
l’assoluzione.
martedì 10 gennaio 2012
Derek Riggs - Gallery
British
Heavy Metal in Techinicolor
Assieme a quello tra Neon Park e
Little Feat, il lavoro di Riggs per il gruppo di Steve Harris è sicuramente il
più coerente, distintivo e duraturo rapporto tra designer e band nella storia
del rock. A partire dal logo, le copertine dei primi celebri album degli Iron
Maiden godono di una omogeneità che le rende immediatamente riconoscibili.
Iron Maiden –
Omonimo (1980)
Derek Riggs – Copertina (fronte)
Esordio della band ed esordio di “Eddie” la mostruosa
mascotte del gruppo: uno zombie-punk che suona Heavy Metal! L’idea deriva da un
precedente personaggio disegnato da Riggs in piena epoca punk, Electric
Mattews.
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mercoledì 28 dicembre 2011
Rodney Matthews - Gallery - Pt.2
British
Heavy Metal in Techinicolor
Diamond Head
– Borrowed time (1982)
Rodney
Matthews – Copertina (fronte)
Prima copertina per il gruppo di Harris e Tatler, tra i più
preparati e originali esponenti della NWOBHM.
Diamond Head
– Am I Evil ? (1987)
Rodney Matthews – Copertina (fronte)
Bellissimo esempio di tecnologia animalesca, futuristica e
post-nucleare.
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venerdì 16 dicembre 2011
Rodney Matthews - Gallery - Pt.1
British Heavy Metal
in Techinicolor
Scorpions
- Lonesome Crow (1972)
Rodney
Matthews – Copertina (fronte)
Amon Duul II
– Live in London (1974)
Rodney Matthews – Copertina (fronte)
I primi lavori di Matthews sono in ambito underground
tedesco. Lonesome Crow, il secondo album degli Scorpions, è un bell’ esempio di
hard rock a tinte spaziali.
sabato 15 ottobre 2011
Roger Dean - Gallery - Parte 2° - 1972-1983
Progressive landscape on topographic oceans
Negli anni ’70 il nome di Roger Dean è sinonimo di
“progressive” a tutti i livelli: dai celebrati Yes fino ad uno stuolo di gruppi
oggi considerati minori come Budgie, Gentle Giant, Greenslade, accomunati da
una concezione fiabesca e magica della musica. Alcuni elementi del disegno di
Dean, come la “divinità” dei Greenslade o gli elefanti degli Osibisa sono
diventati simbolici più degli album stessi.
Budgie - Never
Turn Your Back on a Friend (1973)
Original design
Il disco più famoso del “power trio” gallese dei Budgie
contiene la hit Breadfan, poi ripresa dai Metallica
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