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martedì 15 maggio 2012

REO Speedwagon - Rockpop in Concert - Dortmund 1982


REO Speedwagon - Rockpop in Concert - Dortmund 1982


REO Speedwagon! Questi grandi testardi del Classic Rock impiegarono circa dieci anni e nove album per arrivare finalmente al Successo, giunto, grazie alla FM, sotto forma della banalotta Keep on Loving You dopo decine di tours, motel, palchi affollati passati tra ardori Southern, accelerazioni Hard Rock, tentazioni Prog tante altre mezze idee e suggestioni rimasticate come una gomma americana al sapore di fragola. Certo i fasti del 1980 erano un meritato riconoscimento per un gruppo ormai oliato a perfezione e affiatato come non mai, che dietro di sè contava anche qualche piccolo e misconosciuto classico tra i solchi di T.W.O (1972) e dell' imponente Live You Get What You Play For (1977).

giovedì 19 aprile 2012

Storm Thorgerson - Art Gallery

La Fotografia dell'Impossibile

Dopo il formale scioglimento dell’equipe, nel 1982, Storm Thorgerson  ha continuato a produrre artwork a suo nome. Anche oggi è molto attivo con collaborazioni con i gruppi di punta della scena rock anglosassone. Con l’avvento del CD poi Storm costruisce design a 360° per copertine, booklet, label del CD e singoli.



Dream Theater - Falling Into Infinity (1997)
Copertina (fronte)
Storm Thorgerson – Design
Tony May – Fotografia


mercoledì 7 marzo 2012

Miami – La voce davanti


In copertina ci sono tre volti appena sfocati che sembrano affogare nel trasparente verdastro delle swamp che presto sarebbero state territorio sintetico per Sonny Crockett e Rico Tubbs.
La strenua lotta contro il soffocamento della vita e del mondo tutt’attorno, porta Jeffrey Lee Pierce a servirsi come feticcio del più Amerikano degli stili: il country. Quello stesso country che anno dopo anno pareva sempre più un vessillo per la destra repubblicana più reazionaria, ma che i Gun Club distorcono e imbastardiscono fino fargli ritrovare un’originale seppur deviata verginità, raccontando parallelamente un Amrica Psycho che frequenta la metropoli con l’alienazione di un vagabondo delle Pianure del sud. Country-contro. Un sound che sostiene l’autore nei suoi insistiti tentativi di “tornare a casa”, nel senso più ampio; tornare agli affetti, al preto davanto alla veranda in cui sedersi a bere una birra con il vicino guardando il football. Ritornare in quel luogo da cui si era partiti urlando e sbattendo forte la porta. L’emozione crescete del tentato ritorno costringe ad alzare il volume, elettrificare e distorcere la vecchia tradizione del campione solitario che torna al focolare dopo avere ucciso i “cattivi indiani”.
Così si spiega per esempio l’autopsia che il gruppo fa di Fire of Love, vecchia hit del 1958 di Jody Reynolds, al tempo ricalcata sulla moda del twang chitarristico di Duane Eddy, che nell’idea di Pierce diventa un mostruoso riff quasi fossero AC/DC in abiti mariachi. E la cover di Run Through the Jungle, il brano più tormentato e sinistro dei campioni del country-rock democratico, i Creedence. Ma anche quella specie di surf da sballo di John Hardy, in cui Dotson si immedesima nell’equivalente hardcore di Dick Dale mentre Jeffrey si sgola nel racconto della vecchia storia del ferroviere del West Virginia, neanche fosse una ballata di The Times They Are A-Changin'.
Ma non è finita: Jeffrey Lee è veramente uno dei pochissimi che può fregiarsi del titolo di Erede di “quel” James Morrison, con il quale condivideva tra l’altro il retaggio di giovane borghese bianco cresciuto nel profondo sud, nonché la non invidiabile abitudine di mortificare la propria esistenza affogando nelle bottiglie vuote di Southern Comfort. Riesumando Jim direttamente dal Pere Lachaise, ne sfigura il crooning baritonale con uno yodel che è più un incubo nel dormiveglia che il virtuosismo del vecchio Jimmie Rodgers o la malinconia sentimentale del contemporaneo Chris Isaak. Ciònonostante Pierce resta un personaggio tanto misconosciuto che pare incredibile sia nientemeno che il reale anello mancante tra il Re Lucertola e il futuro anti-divo Kurt Kobain. La sua voce sta sempre davanti; sbattuta sul proscenio come l’attrazione della serata. Dietro di lei stanno quinte su quinte, strati su strati di chitarre che suonano punk, rock e blues all’unisono, senza soluzione di continuità, procedendo su binari paralleli e sovrapposti, generando un fragore avvolgente dal caldo riverbero antiquato. Come nell’invito sciamanico e lunare di Carry Home, o nell’invocazione femminea di Mother Of Earth (con lo stesso twanging tra Ombre Rosse e El Mariachi) che chiude il disco così come si era aperto: immagini in controluce, tutte con lo stesso sfondo e tutte risucchiate nello stesso vortice, “in the dark”. L’album intero è una fenomenologia, una declinazione continua di un’oscurità (dark) onnipresente, tanto nei paesaggi esteriori, quanto nell’intimo del cantante e di tutti i suoi “doppi” che sfilano nelle 12 canzoni come una processione di flagellanti incappucciati che si puniscono pur senza riconoscere un Dio a cui chiedere l’assoluzione.

martedì 10 gennaio 2012

Derek Riggs - Gallery

British Heavy Metal  in Techinicolor
Assieme a quello tra Neon Park e Little Feat, il lavoro di Riggs per il gruppo di Steve Harris è sicuramente il più coerente, distintivo e duraturo rapporto tra designer e band nella storia del rock. A partire dal logo, le copertine dei primi celebri album degli Iron Maiden godono di una omogeneità che le rende immediatamente riconoscibili.


Iron Maiden – Omonimo (1980)
Derek Riggs – Copertina (fronte)

Esordio della band ed esordio di “Eddie” la mostruosa mascotte del gruppo: uno zombie-punk che suona Heavy Metal! L’idea deriva da un precedente personaggio disegnato da Riggs in piena epoca punk, Electric Mattews. 

mercoledì 28 dicembre 2011

Rodney Matthews - Gallery - Pt.2

British Heavy Metal  in Techinicolor


Diamond Head – Borrowed time (1982)
Rodney Matthews – Copertina (fronte)

Prima copertina per il gruppo di Harris e Tatler, tra i più preparati e originali esponenti della NWOBHM.




Diamond Head – Am I Evil ? (1987)
Rodney Matthews – Copertina (fronte)

Bellissimo esempio di tecnologia animalesca, futuristica e post-nucleare.

venerdì 16 dicembre 2011

Rodney Matthews - Gallery - Pt.1

British Heavy Metal  in Techinicolor


Scorpions -  Lonesome Crow (1972)
Rodney Matthews – Copertina (fronte)
Amon Duul II – Live in London (1974)

Rodney Matthews – Copertina (fronte)

I primi lavori di Matthews sono in ambito underground tedesco. Lonesome Crow, il secondo album degli Scorpions, è un bell’ esempio di hard rock a tinte spaziali.

sabato 15 ottobre 2011

Roger Dean - Gallery - Parte 2° - 1972-1983

Progressive landscape on topographic oceans


Negli anni ’70 il nome di Roger Dean è sinonimo di “progressive” a tutti i livelli: dai celebrati Yes fino ad uno stuolo di gruppi oggi considerati minori come Budgie, Gentle Giant, Greenslade, accomunati da una concezione fiabesca e magica della musica. Alcuni elementi del disegno di Dean, come la “divinità” dei Greenslade o gli elefanti degli Osibisa sono diventati simbolici più degli album stessi.







Budgie - Never Turn Your Back on a Friend (1973)


Original design




Il disco più famoso del “power trio” gallese dei Budgie contiene la hit Breadfan, poi ripresa dai Metallica




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