Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post

lunedì 8 giugno 2015

Il Rock Invisibile

Sono un bugiardo.
Al lavoro, nella vita privata, qui sul web.
Di più; sono un virtuoso della bugia, un suo estimatore.
Credo che una menzogna ben costruita eviti più danni di qualunque verità cruda.
Per questo raramente me la prendo coi politici: è come se provassi un po' di malcelato imbarazzo nel biasimare le gesta di chi per mestiere è bugiardo, riconoscendomi in pieno nella categoria.
Dei bugiardi, non certo dei politici.
Perchè le balle occorre saperle raccontare bene.

Ci ho provato, con questo “Rock Invisibile” che finalmente chiude un cerchio iniziato tempo fa e che qui trova la sua definitiva versione.
Non starò qui a decantarne le lodi o spiegarvi pedantemente di cosa si tratta: è un manualetto che si legge in un'ora... quindi fate prima a capirlo da soli.
Dirò solo a chi è stanco dei “soliti noti”, del vacuo chiacchiericcio da internauti, delle solite copertine delle solite riviste, che qui è tutto dichiaratamente falso e mendace. Nulla di vero tra queste pagine.
Per me, oggi, una consolazione.

Link al libro in Versione PDF (gratuita)


Link al libro in versione cartacea


Un ringraziamento anticipato a quanti dei blogger amici hanno risposto al mio appello e contribuito alla realizzazione e alla diffusione di questo progetto.


E.M.

lunedì 11 maggio 2015

Antblog



Ho di recente aggiunto un libro nella mia galleria di e-book liberamente scaricabili grazie alla magnanimità del Web e dei rispettivi autori.
Si tratta di “antblog” di Antonio Masuri, in arte Ant, l'amico blogger di bochesmalas.blogspot.it, che con pazienza e dedizione ha assemblato l'immane contenuto di anni e anni di blogging in un unico tomo di oltre 500 pagine. E non pago, mi ha addirittura citato come una delle principali fonti di ispirazione a cotanto lavoro.
Una minaccia? Una ripicca?
Ma certo l'amico Ant, e non solo, avrà colto l'amara ironia di queste infelici battute.
Ironia perchè è davvero da matti intraprendere una missione del genere. E del resto è forse da matti pure ostinarsi a tenere in vita blog che indagano la nicchia, della nicchia, della nicchia... Ogni elemento autoreferenziale è casuale...fino ad un certo punto.
Ma è pur vero che ad indagare le ragioni dei matti si possono fare anche strane ed inaspettate scoperte.
In privato, dialogando con Ant, ho avuto modo di esprimere i miei dubbi e le mie riserve su una “operazione editoriale” autoprodotta, culminante con un volume di questo genere, assai costoso e di fatto indistribuibile.
Ma la verità, che è quella che io mi ostino a fare finta di non sapere, è che per Ant, come per Bart, o anche per me, certe avventure non sono affatto operazioni editoriali.
Rispondono a bisogni non reprimibili sviluppati in anni di sbattimento, scrittura a tarda notte ed ascolto compulsivo. Il bisogno di dare concretezza alle proprie idee, unitarietà ai propri appunti, uniformità ed autorialità al tutto.
Il bisogno di esserci, di essere riconosciuti dagli altri, di incarnarsi in qualcosa che non sia solo un feed o uno “stato” su Facebook.
Il bisogno di lasciare qualcosa, magari qualcosa che possa essere messo anche su uno scaffale.
Detto questo, scegliete voi come rapportarvi a questo libro.
Io posso solo dirvi che ho cominciato a sfogliarlo (non lo sto leggendo pagina per pagina, lo ammetto con candore...) e quello che colpisce sono gli spunti e la varietà di sollecitazioni che trasmette.
Non dirò altro; non sono mica prezzolato dal buon Antonio.

Il libro di carta:

quello virtuale:


Dunque, ricapitolando, "Antblog (il libro)" raccoglie quanto pubblicato su un blog che tratta di musica e arte, ma è privo di musica e arte; è ispirato da "Viaggiatori Nella Notte" ma non c'entra niente o quasi...O ancora: il blog è visitato quasi esclusivamente per le innumerevoli immagini che contiene ma che nel libro non ci sono.
Allora perché?
Ancora adesso me lo sto chiedendo e ancora adesso non mi sono dato una risposta.
Intanto, per i più temerari e incoscienti che vogliono correre il rischio di leggere questa roba, dentro è rimasta ancora qualcosina, in questa montagna di pagine, una volta spogliate di quanto detto prima:
qualche striminzita biografia di qualche band indipendente, l'articolo sul succitato "Viaggiatori", qualche turpiloquio su politica e società, qualche disco, la "Virgin Forest" del succitato Evil Monkey, un raccontino, qualche cenno su alcuni artisti, pittori e creativi di ogni genere, un po' d'Italia e i suoi casini infiniti, qualche mistero, qualcosa su Nuoro (la mia città), sulla Apple, sulle miniere in Sardegna (lo so: quella sarebbe la mia destinazione ideale), un po' di calcio e qualche libro. Ma anche tante cazzate...forse troppe.
In bocca al lupo.”

martedì 6 gennaio 2015

Ripartire da uno scarabocchio



Nei giorni scorsi si sono sentiti, letti, visti tanti proclami, tanti giudizi, tanti consuntivi.
Moniti e auspici. Come sempre.
Lessico forbito, sintassi curata, giacche eleganti.
Il mio auspicio è ripartire da uno scarabocchio.
Veloce, su un foglietto di riciclo, un appunto, una parola, due note, un volto.

Scarabocchi Ubriachi, progetto aperto per la costruzione di un nuovo libro di racconti di Bartolo Federico, è uno dei miei rammarichi dell'anno passato. Ora, sono certo che il progetto non sarà, alla fine, esattamente come lo volevamo, non sarà completo, forse non sarà perfetto, certamente non arriverà in tempo.
No satisfaction; ma chi può mai dirsi realmente soddisfatto, in questo mondo?
So per certo però che questo anno appena iniziato, sarà l'anno degli scarabocchi (ubriachi, possibilmente).
Forse non sono riuscito a dare un volto al volume, ma di certo ho lavorato sui volti.
Ho letto (e riletto) i pezzi di Bart, ne ho isolato i protagonisti; ne ho studiato foto e biografie, ho selezionato le immagini che mi sembravano più adatte e le ho date in pasto al colpo d'occhio di Mr. Hyde (mai visto Cassetti Confusi?) affinchè le scarabocchiasse di colore, appunto.
Un po' punk, un po' Joker, un po' pagliacci metropolitani.
Lavoro pregevole, il suo. Esattamente quello che avevamo in mente per illustrare la prosa guerrigliera di Bart.
Riguardo quelle foto, e cerco di leggere negli sguardi di Patty Smith, di Jeffrey Lee Pierce, di Roy Orbison e di tutti gli altri.
Ci vedo dentro sempre quella punta di insoddisfazione, di precarietà, di dubbio, di rimorso. È ciò che li rende artisti e non marionette del jet set.
No satisfaction.
Mi piace leggerci dentro una cosa: urgenza
Il rock è la musica dell'urgenza.
Del qui, ora, subito.
We want the world and we want it now!
Ricordate, lo diceva anche Morrison, no?
Urgenza di utopia.
Vogliamo il mondo (utopia), lo vogliamo adesso (urgenza).
Nessuna lunga mediazione, nessun compromesso, nessuna verbosa diplomazia, niente patti subdoli. Niente politica, solo la massima posta in gioco.
Urgenza, quindi. Di esprimersi, di comunicare, di suonare, di acchiappare quell'idea, la parola giusta, il pubblico caldo. Di arrivare in sala d'incisione prima degli altri, di registrare quel refrain per primi. Urgenza di fare soldi, di diventare celebri.
Quell'urgenza sta dentro agli Scarabocchi. E anche quel briciolo di utopia, perchè no.
Le due note che diventano un riff, la parola che diventa un titolo, la frase che sarà un inno.
Scarabocchi veloci su foglietti di riciclo.
Rileggo un lungo commento lasciato su G+ da Blakswan, il "Killer" di comeunkillersottoilsole, a corollario di un post di Detriti di Passaggio; ne isolo un frammento: partigiani della bellezza. Bart è un agguerrito partigiano della sua bellezza; una bellezza che a tanti altri può apparire rugginosa, trasandata, popolana, grossolana. Ciò non di meno è vitale, scalcia, tira pugni; ha quell'espressione vissuta di costante, mascherata insoddisfazione. Di chi non ha ancora acciuffato la sua personale utopia.
Questo ci auguriamo che sia del libro di Bart.
Che si porti appresso tutta l'urgenza di parlare, magari senza tanta cura alla sintassi, senza lessici forbiti o giacche blu, ma con la sincerità di dire tutto ciò che va detto.
È questo che ci piace del Rock.
E che ci piace di Bart.



Il messaggio agli "addetti ai lavori", ma non solo, è semplice: siamo qui, siamo vivi; ricominciamo. Disposti ad investire un po' del nostro tempo; ed in futuro forse non solo quello.
Sapendo bene due cose:
1) Che la vita, con tutti i suoi casini, viene comunque prima. Lavoreremo nei suoi interstizi.
2) Non ci sono crocicchi o juke joint; ce la giochiamo in un terreno digitale, virtuale, che non ci piace, e non è il nostro.
Giocheremo in trasferta, allora.

lunedì 24 marzo 2014

Scarabocchi Ubriachi – Un progetto aperto


<<…Ho pensato di dare un seguito a Viaggiatori nella Notte. Con gli ultimi 14 scritti vorrei fare una pubblicazione più agevole, più snella, forse più leggibile, sempre sotto la tua guida se ti va. Il volume lo chiamerei “Scarabocchi Ubriachi” ...>>

Più o meno questo mi scriveva Bart un paio di mesi fa.
Ammetto che la mia prima reazione è stata, come dire, sospettosa. Ma come? Abbiamo appena chiuso Viaggiatori nella Notte, stiamo ancora “promuovendo” (vebbè…mai parola fu più impropria…) il volume e già siamo a parlare di un seguito?
Ammetto, ero perplesso.
Viviamo in una rete in cui ormai ognuno (tra cui il colpevolissimo sottoscritto) scrive il proprio romanzo, vogliamo saturare così tanto questo non-mercato di auto pubblicazioni?
Però l’idea, così spontanea, diretta, senza fronzoli mi attirava.
Tutto pronto, solo da confezionare.
Peccato che la confezione ormai porti via quasi più tempo del regalo, no?
E poi è arrivata l’altra idea, quella “di metodo”, quella più trasversale.

Il “progetto aperto”.

Ho scarabocchiato qualche riga a Bart in proposito:

<<Perchè non fare di Scarabocchi Ubriachi un "progetto aperto"?
Cioè pubblicare, diffondere sui blog di tanto in tanto, lo stato di avanzamento dei lavori, le idee che abbiamo per l'impaginazione e il taglio del libro, le varie varianti esaminate.
Della serie "Io e Bart abbiamo questo progetto. A differenza di Viaggiatori nella Notte, non lo portiamo avanti sotto copertura e usciamo solo col prodotto finito, ma rendiamo tutti partecipi della genesi e della costruzione del progetto."
Potrebbe anche essere un modo per chiedere e ricevere in diretta consigli, proposte, per pubblicare "annunci di lavoro" (non retribuito!!) agli illustratori che vorranno darci una mano; pubblicare stralci che necessitano di correzioni, chiedere qualche info su programmi un po' più avanzati di impaginazione... Insomma esplicitare tutto quel lavoro di retrovia che solitamente sta dietro alla pubblicazione del prodotto finito e che di solito si tralascia.>>

Certo, prima regola:

questo non è un “reality” sul libro!

Non vogliamo sbattere nulla in piazza, non vogliamo tediarvi con gli affaracci nostri.
Solo condividere qualcosa in più che non il progetto fatto e finito. Nessuno è mai preparato al prodotto finito.
“Uh, come, c’è un libro? Un altro? Ah, si si, poi ci do un’occhiata…”
Allora tanto vale mettere subitole carte in tavola. Provare a portare un po’ in evidenza le viscere dell’idea, illustrare la sua realizzazione, le proposte tecniche, i percorsi possibili, quelli impossibili, le ipotesi da valutare, scegliere, scartare.
E poi, perché no, farsi dare una mano. Accettare felicemente qualche aiuto spontaneo.
Provare a trasmettere che non si tratta solo di mettere in fila dei post copiando da HTML a txt. C’è tanto altro.
Scarabocchi Ubriachi ha finito per coinvolgermi. Ora come ora lo preferisco già a Viaggiatori nella Notte; perché a chi è attento, non sarà sfuggito che la scrittura di Bart è trascolorata da un certo fatalismo sornione tutto blues ad una combattività rock imbizzarrita e molto “kontro”.
Penso già a questa nuova raccolta come ad una serie di micro saggi sulla controcultura, sulla disobbedienza, sull’opposizione. Sulla resistenza. Come un libello attivista dei primi anni ’70. Bart lo vuole punk, graffitaro, disordinato. Io lo immagino come un murales di acid-garage sui mattoni dietro le foto dei primi Ramones. Uno sfregio tracciato da Sky Saxon, da Roky Erickson.
Vedremo cosa salterà fuori.
Nel frattempo cerco di cucire alla bell’e meglio quei ritagli di tempo che la “vita reale” mi concede. Un copia/incolla qua, una prova colore là. Qualche mail.
E qualche post per condividere lo stato d’avanzamento. Discutere di design, impaginazioni, caratteri, colori, struttura del libro e magari anche di musica.
A proposito, come al solito cerchiamo illustratori… Ci sarà anche da curare una discografia, introduzioni,  roba del genere…
Se qualcuno è in ascolto ed ha l’ardire di gettarsi nella mischia, faccia un fischio.
Io sarò quello che gli romperà le scatole.
Bart dopo tutto è quello scrive…

E.M.


lunedì 17 febbraio 2014

Il Rock non salverà il mondo


C'è una cosa inderogabile, un appuntamento fisso che immancabilmente (da qualche decina di anni, a dirla tutta...) segue ad ogni grande calamità: il concerto di beneficenza.
Ogni terremoto, ogni uragano, ogni emergenza umanitaria ha ormai un triplo CD a suo nome, stracolmo di superstar che naturalmente, devolvono il ricavato alle vittime del disastro.
Per fortuna che ci sono loro, che tamponano le lentezze della burocrazia e dei sempre nemicissimi politici. Per fortuna che ci sono loro che “regalano un sorriso alle popolazioni tanto provate". E pazienza se queste mega-collette in contanti (nostri contanti) sanno un po' di assistenzialismo paternalistico. Almeno quando vanno a buon fine.
Ma non vado oltre, perchè dopo tutto, a questo mondo c'è sempre tanto bisogno di buoni sentimenti.
Di buoni sentimenti e di vendere album per farsi conoscere.
In ossequio al famigerato Manifesto comparso su questo blog (e su Detriti di Passaggio), cedo la parola a Michael Zezima, riportando un brano dal suo libello “Nuoce gravemente ai luoghi comuni”: un articolo sul linguista "anarchico" Noam Chomsky, così amato dai rocker più à la page. Piuttosto attuale pure se risalente ad una decina di anni fa.
Buona lettura.


venerdì 18 maggio 2012

Il Rock secondo Greil Marcus


Greil Marcus approfondisce la natura nel rock indagando il rapporto che l’artista costruisce con il suo pubblico. Ed è proprio da questo rapporto strettissimo, comunitario, addirittura religioso, che la musica moderna trae la sua forza, in quanto Arte non esclusiva ma piuttosto comunitaria, perfino democratica, appartenendo in larga parte anche al pubblico.
La magia del rock, anno dopo anno, nell’era di internet, sta sempre più nelle orecchie di chi ascolta piuttosto che nelle mani di chi suona.

sabato 21 aprile 2012

21-04-2012 – Record Store Day



C’è sempre emozione nello scartare un nuovo disco, estrarlo dalla busta e metterlo sul piatto; emozione per il nuovo oggetto in nostro possesso; emozione per quella ci aspettiamo (o speriamo. o crediamo…) possa essere “La Musica”, quella che ci cambierà la vita. Lo sapeva bene Lester Bangs, che in una pagina di Guida Ragionevole al Frastuono più Atroce descrive questi attimi di trepidante attesa:

domenica 23 ottobre 2011

Il Rock secondo Gary Herman


Per una decina d'anni o poco più, il rock’n’roll aveva seguito la sua rotta burrascosa, offrendo momenti di entusiasmo a un mondo privo di gioia, intrappolato nei suoi cicli di politica paranoide e di fatalismo economico. Elvis era stato una rivelazione di energia giovanile e di esuberanza sessuale. I Beatles rappresentavano un'ispirazione, Bob Dylan tutta una cultura. Con i loro seguaci, apportavano gioia e significato a un mondo arido in via di estinzione. Ai genitori, alle autorità, all’establishment non piaceva. Cercarono di soffocarlo, d'impedire ai ragazzi di ascoltarlo, tenendoli lontani dalle feste, dai balli, dai film “pericolosi”. Ma le stelle erano nel cielo, e tutti potevano vederle. La loro era la musica della resistenza. Se la società degli adulti minacciava il mondo con le armi atomiche della distruzione di massa, i giovani avevano in mano l'arma della liberazione di massa del rock'n'roll. I giovani potevano rispondere alle provocazioni e forse un giorno avrebbero vinto. E se mai ci fu un giorno preciso che potesse sembrare il candidato più probabile per l'inizio dell'ultima, vittoriosa campagna, quello fu certamente il primo giorno del festival di Monterey.
È, chiaro che non tutto filava così liscio. Lo sviluppo di un mercato di massa portò al sopravvento del mondo degli affari, e gli artisti si ritrovarono alienati dal contatto vivo ed essenziale con gli spettatori. Trovandosi in una specie di vuoto creativo, inevitabilmente cercarono rifugio nella compagnia di altri artisti, e in quella dell'alta società. I loro amici divennero amici dei divi, i loro passatempi, quelli dei divi. La loro vita si svolgeva nel bagliore dei riflettori, nell'isolamento dei camerini dei teatri, nel lusso delle limousine, nelle costose stanze d'albergo. Esposti alle tentazioni della fama, della ricchezza e di uno stile di vita di inaudito edonismo, le rockstar da sempre hanno corso il rischio di trasformarsi in mostri, in caricature della loro antica gioventù dorata, avanzi di banchetto di un rock'n 'roll che ormai li ignora, felici di affondare nella facile dissipazione o semplicemente incapaci di portare il peso dei sogni di tutta una generazione.

ShareThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...