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lunedì 23 giugno 2014

Sommersioni di U.S. Prog – Volume 2



Cronologicamente, se nella prima metà del decennio 70 il genere era un morboso incesto di stordimenti acidi, suggestioni anglosassoni e fantasiose tendenze folk jazz miscelate all’esigenza di fusion, è nel triennio 1975 – 1978 che il progressive americano arriva al suo apogeo, con qualche anno di latenza rispetto alla controparte inglese. A maturazione, si presenta come un pomp rock sinfonico da arena, ispirato tanto agli Zeppelin quanto, soprattutto agli Yes, in effetti tra i pochissimi gruppi inglesi di reale prog ad avere più successo in America che in patria. Per quanto riguarda il pubblico americano, esso resterà sempre piuttosto freddo con quanto prodotto dai compatrioti epigoni del flash rock di Howe e Wakeman. Ben diversamente andrà invece alla fine del decennio, quanto, scesi a più miti e radiofonici consigli, i rocker “romantici” americani escogiteranno una forma di AOR orchestrato che farà la fortuna di Asia, Boston e compagnia bella.
Del periodo zenitale dello U.S. Prog restano testimonianze luminose, dagli Starcastle ai Cathedral, dagli Happy the Man agli Ethos. Gruppi ed album oggi in buona parte sommersi, che faticano ancora a trovare la strada del digitale, rimanendo confinati in pregiatissimi vinili dal valore eterogeneo ma dal fascino notevole.

giovedì 5 aprile 2012

Hipgnosis - Album Art Gallery - 1974-1981

La Fotografia dell'Impossibile

Il binomio Hipgnosis-rock progressivo continua anche alla fine degli anni ’70 quando i designer si avvicinano allo stile AOR molto in voga in America.



Yes - Going for the One (1977)
Hipgnosis  -  Copertina (fronte)

sabato 4 febbraio 2012

Eloy - Discography and Playlist



ELOY – OCEAN
Harves EMI Electrola - 1C 064-32 596 - Germany – 1977

A1 Poseidon's Creation        
A2 Incarnation Of The Logos           
B1 Decay Of The Logos       
B2 Atlantis' Agony At June 5th - 8498, 13 P.M. Gregorian Earthtime





 Eloy - Ocean - Full Album 



mercoledì 25 gennaio 2012

Riletture Americane - La Rapidità - parte 4


“Categorie calviniane” applicate alla Popular Music - La Rapidità - Pt. 4



Come già ricordato, né Ramones, né Stooges, né la maggior parte dei gruppi Punk potevano considerarsi virtuosi dei propri strumenti.
La connessione tra virtuosismo strumentale e velocità d’esecuzione è sempre piuttosto stretta in molta musica occidentale, dai gorgheggi dei castrati, ai capricci di Paganini fino agli assoli del be-bop.
La musica popolare ha spesso riservato un posto di riguardo al virtuoso, all’improvvisatore, al guitar-hero del momento, riscoprendo in parte l’importanza che l’abbellimento, il gorgheggio, la variazione, la parte “di bravura”, avevano avuto nella musica barocca che il Romanticismo aveva disprezzato e sepolto per diverso tempo. Furono forse i grandi improvvisatori jazz a riscoprire il gusto del virtuosismo non fine a sé stesso. Primo e forse ancora insuperato Charlie Parker, che può a ben diritto essere considerato uno dei maggiori strumentisti del secolo scorso non solo in ambito jazzistico. Brani di 3-4 minuti, assoli brevi ma con quantità torrenziali di note, dinamiche irregolari e variazioni armoniche eccezionali: una musica pensata, “scritta” ed eseguita nello stesso istante, un prodigio di velocità di pensiero ancor prima che di dita.

Quando il Rock, a metà degli anni ’60, arrivò a piena maturità, trovò un posto per i grandi virtuosi, ahimè spesso totalmente autoreferenziali; non tutti facevano della velocità il loro cavallo di battaglia, ma una scala diatonica eseguita ai 100 all’ora è pur sempre d’impatto. Rick Wakeman, tra i tastieristi del Prog, fu quello che più di altri riscoprì un certo gusto neoclassico e barocco per il suo organo. Il suo ingresso negli Yes, da Roundabout in poi, coincise con periodo d’oro del gruppo, che venne arricchito dei mille colori strumentali e dalla perizia tecnica del tastierista: la sinergia con un altro mostro di abilità come Chris Squire diede alla band una dinamismo ed una propulsione uniche, anche in brani di complicata struttura. La sua parte solista in Seasons of Man, quarto movimento di “Close To The Edge” resta uno dei vertici del Progressive d’epoca.
Tra i chitarristi, i primi a destreggiarsi con staccato fulminanti, quasi sulle tracce del “Volo del Calabrone”, furono i solisti del surf: Dick Dale ne faceva un suo marchio di fabbrica e anche il grande Nokie Edwards dei Ventures era capace di accelerazioni micidiali.

mercoledì 5 ottobre 2011

Roger Dean - Gallery - Parte 1° - 1968-1972

Progressive landscape on topographic oceans
da: Musica per immagini, Immagini per la musica



Gun – Gun (1968)
Cover (front)

La prima cover di Dean fu realizzata per un gruppo hard noto per il singolo “Race with the Devil”. Se il disegno è ancora piuttosto grezzo e  poco rifinito, la fantasia dell’artista emerge in tutta la sua potenza visionaria

venerdì 22 luglio 2011

Yes - I progressisti per moderati

Lungo il confine tra eleganza e supponenza, tra Art-Rock e Rock Artificiale, gli Yes costruirono solide fondamenta tanto al Prog quanto a certo facile Jazz-Rock dei tardi anni ’70. Una musica per il cervello, non per la pancia né il cuore; sicuramente inadatta alla rivoluzione sessuale e alla controcultura di quegli anni. Costruite sulle fluide linee di basso di Chris Squire e sulle liquide tastiere di Wakeman, le loro canzoni, perse tra mondi di sogno, hanno sempre nascosto qualche sinistro collegamento (solo di concetto…) ai più generali principi della Destra: totale controllo sul disordine, pulizia nel suono e nella voce, negazione della rivolta giovanile, voce impassibile e lontana; una distanza apparentemente incolmabile con il mondo della strada. Una musica per conservatori? Forse; sicuramente una musica gelida, bella e pur sempre impeccabile, per ascoltatori razionali e “moderati”.
Un approccio Apollineo al Rock, per sua natura ben più vicino a Dioniso.

Down by border between elegance and vanity, between art rock and artificiality, the Yes built solid foundation for both progressive and certain mid ’70 jazz-rock. A music for brain and neurons, not for sexual revolution or primitive instincts. Built around sparkling Squire‘s bass line and Wakeman‘s liquid keyboards, their songs about lost world and magic kingdoms of heaven have some sinister, but only conceptual, links with Right thought: total control over chaos, sharp melodic lines, distant impassive voice. A seemingly unbridgeable distance with the world “On the Road”. A music for Right-wing? Actually, not; but for sure a really cold music, but always technically perfect,  for rational people.
Apollonian way of Rock.

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