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mercoledì 25 aprile 2012

Musica per Immagini – Per un Museo Virtuale di Rock-Design - A che punto siamo?



Con l’ampia galleria dedicata a  Storm Thorgerson e al lavoro di Hipgnosis si conclude la parte monografica del nostro “museo virtuale” di Rock Design. E’ stato un percorso lungo, a volte disorganico, sicuramente divertente da comporre, speriamo piacevole da sfogliare. Oltre 200 immagini, una ventina di post, il primo datato addirittura 2 settembre 2011: il tempo non fa sconti.
Un breve sommario per non perdere la strada:


domenica 19 febbraio 2012

Don Van Vliet - Art Gallery


L’opera di Van Vliet è un’ode al deserto, all’antropomorfismo di animali e oggetti; forse un atto di accusa alla Società degli Uomini, con cui l’artista ha sempre incontrato insormontabili difficoltà di comunicazione. Perfetta sintonia esiste invece tra i quadri e i testi di molte canzoni, sempre caratterizzati da precise aggettivazioni riguardanti colori, forme e movimenti.



Don Van Vliet
Ghost Red Wire (1967)
Olio su masonite
61 x 61 cm

lunedì 13 febbraio 2012

Don Van Vliet - Album Art Gallery

Un Pittore dietro l'armonica
da: Musica per immagini, Immagini per la musica


Captain Beefheart and the Magic Band
Lick My Decals Off, Baby (1970)
Copertina (fronte)

Noon bouncin’ ball of warm beside child
Deflating ah vegelife puzzle
Ah braking ball of wings, legs, leaves, lives, behives
Movies from each comb
Each pocket ‘n drones bouncin’ cones
Prisms that melt flesh ‘n bones
Dust ‘n dark dusklite
None numb numerals
Noon ball warm beside the child
Earholes, eye holes, airholes
Dance, deflate, inflate meat rainbows
Flesh bonnets her hair woven
Toes kick dust away
Drops
Blue, yellow, red, green clocks
Her heart pumps, stops, starts, plays, drops
Eyes roll
Rocks back ‘n forth
She played through the sun stuck out her tongue
Stood on each of three decals
She licked each one

(Van Vliet, Senza titolo)

venerdì 10 febbraio 2012

Musica per Immagini - Don Van Vliet: Introduzione

Un Pittore dietro l'armonica


Don Van Vliet, meglio noto come Captain Beefheart, fu un personaggio unico nel panorama artistico del secondo ‘900. Considerato oggi uno dei massimi compositori di musica popolare di sempre, grazie a lavori come Safe as Milk e Trout Mask Replica, negli ultimi vent’anni della sua carriera ha volontariamente abbandonato le scene preferendo vivere da eremita nel deserto californiano in compagnia della moglie Jan. Già prodigioso scultore da bambino, col tempo Van Vliet ha preferito all’attività di musicista quella di pittore, iniziata negli anni ‘60 e negli ultimi anni giunta ad una maturazione artistica tale da consentirgli di esporre nelle maggiori gallerie americane.
Il suo stile è puro astrattismo, con riferimenti tanto a Pollock quanto a Francis Bacon e Willem DeKoonig; come avvenne per la sua musica, l’isolamento, l’apprendimento auto-didatta, l’ambiente del deserto, ne hanno fatto un’artista unico, cresciuto al di fuori dei “salotti” e circuiti artistici canonici,  dotato di una visione fortemente personale della geometria e del cromatismo. Ne risulta una produzione quanto mai unitaria, caratterizzata da colori pastosi, ambigui, spesso desunti dagli ambienti aridi, giustapposti e contrapposti per creare sbilanciamenti e disorientamenti. Le figure, uomini, animali, creature immaginarie, risplendono di un chiaro primitivismo, accentuato dall’utilizzo di supporti inconsueti come legno e pietra. Sono quadri che esaltano il senso rupestre e primordiale dell’artista.

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