Piaccia o no ai cyber-fanatici a 5 stelle, la cara vecchia TV è ancora
l'elettrodomestico "pensante" che domina il gusto, la moda, il voto e
nella peggiore delle ipotesi le nostre giornate.
Lo fa perchè si addice alla pigrizia: è di facile utilizzo e permette
di cambiare canale istantaneamente quando sullo schermo compare il volto di
qualche nemico (Mario Draghi, Renzi, Salvini…).
Spotify, e con esso altri sistemi di streaming che sono certo esistano
- o tutt’al più esisteranno - ma che ancora non conosco, ebbene anch’esso si addice alla pigrizia. Passare da un
brano all'altro, da una playlist all'altra, da un disco all'altro “non è mai stato così facile”, lo dice
anche la reclame.
Facile, indolore ma ruffiano: perchè ti esorta a credere che sia tu al
centro della scelta e sia tu il DJ di turno, mica il solito falso quarantenne
belloccio di Radio DJ.
La realtà, al contrario, dice che è facile ritrovarsi in balia della musica.
Mani in alto: sei circondato da bilioni di brani a portata di mouse. Bilioni
di brani che ti si rovesciano addosso istantaneamente e senza esborso. Serve un
bel sangue freddo e una rigida programmazione per non perdersi in un dedalo in
cui Arianna non ci fa nemmeno la cortesia di porgerci un capo del suo filo. Per
non parlare di quella sottile foschia di imponderabile aleatorietà che circonda
ogni “edizione digitale”. Chi ci suona? Chi ci canta? E l’anno di
pubblicazione? Sarà proprio quel
disco, o no? Una serie di spettri
musicali che escono come il vapore dalla lampada magica; e ti chiedi se mai
riuscirai a rificcarli lì dentro.
Sangue freddo – rigida programmazione.
Allora ecco il resoconto di uno dei pomeriggi in cui, dopo una
pianificazione in realtà assai superficiale, mi sono immerso, con scafandro e
bombole, nell'universo del tutto-qui-e-subito.
Una mondo mica privo di rischi, sopratutto se vi imbattete in qualche
mostruosità industriale per sole orecchie adulte.







