Visualizzazione post con etichetta Island. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Island. Mostra tutti i post

mercoledì 1 agosto 2012

Musica per Immagini - The Musical Box - Gallery

Uno spazio per la musica
Da: Musica per immagini, immagini per la musica 



The Rolling Stones
Their Satanic Majesties Request (1967)
Michael Cooper - copertina (fronte)

La foto del gruppo è realizzata in stampa lenticolare su plastica lamellare, una soluzione che offre l’illusione della tridimensionalità e il cambiamento dell’immagine stessa a seconda dell’inclinazione e del punto di vista. A causa degli elevati costi di produzione le stampe successive dell’album furono realizzate in modo tradizionale.

venerdì 30 settembre 2011

Emerson, Lake and Palmer - Pictures at an Exhibition: questo NON è Rock


Ascoltandolo oggi, pare impossibile che questo pachidermico LP all’epoca fosse un successo. Tutto il prog più deteriore, eccessivo, barocco, falsamente rock è qui dentro. Ridondante come ogni finto intellettuale parvenu che gioca con la musica colta, avendo addirittura la presunzione di migliorarla, riuscendo invece a rendersi quasi ridicolo, ricopiando pedissequamente qualche linea melodica e lasciandosi costantemente sfuggire il quadro totale della suite di Mussorgsky. Silenzi imbarazzanti e indecisi, improvvisazioni senza meta che ondeggiano come una piuma in preda al tornado; la differenza con la sinfonia vera, magari anche moderna, per esempio quella di Klaus Shulze, è abissale e incolmabile.
Non paghi i tre moschettieri dell’ovvio si lanciano in un allucinante “bis” dallo Schiaccianoci di Ciajkovskij; senza bisogno di considerare l’originale, basti dire che riescono a prenderle addirittura dai Ventures la cui ben più spigliata versione risaliva addirittura a 5 anni prima!
Non sarà questa la vera, originale “Great Rock 'n' Roll Swindle”?

  
Listening to it now, it seems impossible that this elephantine LP was a success at the time. All the more prog worst, excessive, baroque, false rock is here. Redundant like every parvenu faux intellectual who fools with classical music, even having the presumption to improve it, but being able to make almost ridiculous, copying slavishly some melodic line and constantly missing the run down of the Mussorgsky suite. Awkward silences and indecisive, aimless improvisations that float like a feather in the grip of the tornado, the real difference with the symphony, modern perhaps, such as Klaus Schulze, is profound and unbridgeable.
Not satisfied, the three Musketeers of the Obvious launch into a dazzling "bis" from the Nutcracker by Tchaikovsky: without the need to consider the original, suffice to say that they were smacked  even by the Ventures, whose version, far more self-confident, was even 5 years before !
Could be this the true, original "Great Rock 'n' Roll Swindle"?




Pictures At An Exhibition (LP) Island Records 6396011 UK       1971

Pictures At An Exhibition (LP, Album, Gat) Island Records  HELP 1            UK  1971   12£

Pictures At An Exhibition (LP, Album) Cotillion ELP 66666 US          1972





Full discography at





martedì 23 agosto 2011

Song to (re)discover: Do you remember Ian Hunter?

“Ha smesso da un pezzo di cercare di essere i Nazz. E poi, chi diavolo vorrebbe essere i Nazz?”
(Lester Bangs - Deliri, desideri e distorsioni  p. 86)

Dimenticatevi Robert Plant, dimenticatevi Jagger o Lennon, dimenticate Bowie e i suoi costumi; dimenticate anche di Syd Barret o Daevid Allen. Perché la rockstar definitiva degli anni ’70 fu Ian Hunter. Proprio lui, il più anziano di tutta quella generazione, con una cascata di boccoli biondi, foulards variopinti e svolazzanti, eterni occhiali neri addosso. Questo Dylan metropolitano e logorroico, prestato al metal, che scriveva canzoni di incerto simbolismo raccontando addirittura più di quanto l’ascoltatore volesse realmente sentire. Tanto che a volte viene voglia di dirglielo “Ehi, ok! Ho capito, basta adesso, rilassati!”. Ma lui non si rilassava mai eppure fu tra i pochissimi attori del carrozzone sgangherato di metà ’70 ad avere la lucidità di capire che razza di vita fosse quella, e quanto di marcio ci si portava dietro ogni giorno.
Jagger, Gilmour, Waters, Page magari ci guadagnavano, Marc Bolan ci credeva, i Roxy Music erano troppo intellettualmente distanti per porsi problemi. Hunter ci guadagnò poco e smise di crederci dopo il 19° esaurimento nervoso. Lo mise anche per iscritto, una roba assurda per un rocker in tour: solitamente si era troppo occupati a sfasciare alberghi, fottere le fidanzate degli amici o infilare pesci un po’ ovunque.
Fu un frontman perennemente sull’orlo della crisi, tra schizofrenia e decadenza che nessuno cantò come lui.

Tanta tetraggine è esilarante, o stiamo ridacchiando per reazione nervosa alla paura? No, ridiamo nonostante la reazione nervosa alla paura
(Lester Bangs - Deliri, desideri e distorsioni  p. 86)

The Journey – Mott the Hoople
Da: Brain Capers (Island) – 1971






Boy – Ian Hunter
Da: Ian Hunter (CBS) - 1975





martedì 9 agosto 2011

Free - Il blues sepolcrale


Assieme a Spooky Two ecco forse il disco definitivo della Via Bianca al Blues, e siamo solo ad inizio ’68! Un approccio alla Cream, talmente diretto da essere addirittura sfacciato. La produzione trasandata e grezza di Hamilton, la debordante e felina chitarra di Kossof che singhiozza tonnellate di dolore, la barba incolta di Rodgers, catapultano l’album verso l’era finale del rock britannico: paradossale che sia il prodotto di un gruppo di teenagers.
Ma questi ragazzi si divertono a giocare nella tenebra, camminando nell’ombra e questo album d’esordio è una continua ode sepolcrale sparsa tra le lapidi di un cimitero di campagna in cui il vento sibila messaggi di morte. Fin dall’arcana copertina, dalle prime 3 canzoni, che sono una perenne variazione di un unico riff culminante nell’ipnosi totale, dall’enfasi dello slow di Going Down Slow; fino alla notte fonda della litania di Moonshine. Considerando che del lotto avrebbe potuto far parte anche Visions of Hell, Tons of Sobs si candida ad essere il primo vero “Black Album” della scena rock inglese.

  
Along with Spooky Two, here is, perhaps, the definitive album of the White Way to the Blues, and we're only at the beginning of '68! An approach Cream-like, so directed to be even brash; crude and raw production by Hamilton, the overflowing and feline Kossof’s guitar that sobbing tons of grief, the unshaven Rodgers, catapult the album to the final age of the British Rock: a paradox that is the product of a group of teenagers.
But these guys have fun playing in the darkness, walking in the shadows and this debut album is a continuous burial hears, scattered among the gravestones of a country cemetery where the wind whistles deadly messages. Since from  enigmatic cover, from the first 3 songs, which are a permanent change in a single riffs climactic in total hypnosis, from the emphasis of the slow Going Down Slow; until the night of the Moonshine litany. Considering that in the lot could have also Visions of Hell, Tons of Sobs is a candidate to be the first true "Black Album" of the entire British rock scene.

ShareThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...