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giovedì 23 maggio 2013

US Hard Rock Underground - US Hard Rock Overground

Un altro tassello della tortuosa introduzione a US Hard Rock Underground... Troverete sempre tutto "ordinato" in questa pagina...



A differenza di quanto era successo appena cinque anni prima, al tempo della British Invasion, alla fine degli anni 60 il rock americano si fece trovare pronto alla nuova accelerazione imposta dal Regno Unito. Anzi, forte di precursori di successo, poteva pure rivendicare la paternità dei suoni pesanti, e non senza ragioni.
In California, area Los Angeles, operava un gruppo di esuli canadesi, gli Steppenwolf, che avevano fatto un centro clamoroso con Born To Be Wild, brano che a cui pare si debba addirittura la paternità dell’espressione “Heavy Metal”.

I like smoke and lightnin'
Heavy metal thunder
Racing in the wind
And the feeling that I'm under

Sempre a L.A. risiedevano da tempo gli Iron Butterfly, che smerciavano psichedelica pesante a buon mercato e riff monocordi e pulsanti: In-A Gadda Da Vida, n° 30 tra i singoli del 1968, fu il prototipo del “brano monstrum”.
Sulla costa est le star tra il ‘67 e il ‘68 furono i Vanilla Fudge: un indecifrabile guazzabuglio di pop, acido e musica classica, la cui specialità era produrre cover ipertrofiche e metalliche di canzonette da classifica. Nel mezzo, o meglio nel mid-west, Detroit, con la sua scena pazzoide capitanata dagli MC5 protetti del guru John Sinclair, in cui power-chord, assoli ipetrofici e volumi esasperati erano l’unica risposta musicale possibile ai moti di violenta contestazione che agitavano il Michigan.

sabato 12 gennaio 2013

US Hard Rock Underground - Power Ballad


Fu una "forma canzone" assai abusata dai grandi nomi dell’hard & heavy americano almeno fino all’avvento del punk, ed ancora oggi è una tipologia, seppur sfuggente e non sempre univocamente definita, assai comune tra i gruppi “pesanti”.
Alcuni caratteri ricorrenti: lunghezza spesso sopra la media, tempo lento, inizio acustico o comunque assai dolce, assolo imponente di chitarra solista, crescendo finale, testo malinconico / strappalacrime / filosofico.
Di chi fu il peccato originale che diede il via a questo nuovo standard? Le risposte plausibili sono numerose e vanno da Georgia on My Mind a The House of the Rising Sun (versione Animals), alla mitica Hey Joe, alla Wild Horses degli Stones, ai Free di tutto quanto Fire and Water,  fino a Joe Cocker o addirittura Tom Jones.
Certo che all’atto pratico pezzi come Stairway to Heaven e Child in Time il loro contributo lo diedero eccome…

venerdì 13 aprile 2012

TVEye - Blue Oyster Cult – Hollywood - 1981-10-09


Tutine spaziali manco fosse la versione americana dei Mott The Hoople, chitarroni Hard-Rock e testi di morbosa paranoia urbana: sono i Blue Oyster Cult in tutto il loro astronomico splendore. Oltre un’ora di grandi classici di questi veterani di guerre psichiche, addobbati con fontane di fuoco, Harley-Davidson rombanti in scena e addirittura 4 metri di Godzilla gonfiabile e sputa fuoco, a sottolineare un riff megalomane e ultra-tamarro di elementare devozione  BlackSabbathiana. Potrebbe essere l’ultimo grande B-Movie dei ’70: Iron Man vs. Godzilla. Chi ne uscirebbe vincitore?
Buona visione!

martedì 10 aprile 2012

Hipgnosis - Album Art Gallery - Approfondimenti

La Fotografia dell'Impossibile

Tra gli innumerevoli art work, quello per Dirty Deeds Done Dirt Cheap degli AC-DC è forse uno dei meno riusciti, sicuramente poco in sintonia con gli accordi grezzi e ripetitivi dei fratelli Young, difficilmente riferibili al sofisticato mondo concettuale di Storm Thorgerson. Molto più efficace era in effetti la cover della prima stampa del disco, pubblicata nel 1976 solo in Australia. La Hipgnosis lavorerà sull’edizione inglese dello stesso anno che sarà poi distribuita in USA solo nel 1981, dopo i successi di Highway to Hell e Back in Black.



AC/DC  - Dirty Deeds Done Dirt Cheap (1981)
Hipgnosis  -  Copertina (fronte)

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