Cronologicamente, se nella prima metà del decennio 70 il genere era un
morboso incesto di stordimenti acidi, suggestioni anglosassoni e fantasiose
tendenze folk jazz miscelate all’esigenza di fusion, è nel triennio 1975 – 1978
che il progressive americano arriva al suo apogeo, con qualche anno di latenza
rispetto alla controparte inglese. A maturazione, si presenta come un pomp rock
sinfonico da arena, ispirato tanto agli Zeppelin quanto, soprattutto agli Yes,
in effetti tra i pochissimi gruppi inglesi di reale prog ad avere più successo
in America che in patria. Per quanto riguarda il pubblico americano, esso
resterà sempre piuttosto freddo con quanto prodotto dai compatrioti epigoni del
flash rock di Howe e Wakeman. Ben diversamente andrà invece alla fine del
decennio, quanto, scesi a più miti e radiofonici consigli, i rocker “romantici”
americani escogiteranno una forma di AOR orchestrato che farà la fortuna di
Asia, Boston e compagnia bella.
Del periodo zenitale dello U.S. Prog restano testimonianze luminose,
dagli Starcastle ai Cathedral, dagli Happy the Man agli Ethos. Gruppi ed album
oggi in buona parte sommersi, che faticano ancora a trovare la strada del
digitale, rimanendo confinati in pregiatissimi vinili dal valore eterogeneo ma dal
fascino notevole.
