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lunedì 3 settembre 2012

Se il CBGB trasloca in Maxwell Street (TVEye)


Per la serie “I Cynics sono esistiti, veramente!” un documento filmato, incontrovertibile, della reale presenza sulle scene di questo Sacro Graal del Rock Alternativissimo in epoche di orrendi latex sgargianti. Dagli immensi e preziosi archivi del Rockpalast, impaginato con rigore realmente teutonico, un bello show del 2007: torrenziale, esagitato, elettrico; l’invasione dell’ultragarage. E peccato che il buon Von Hagen non sia più della partita, perché la sopraffina chitarra di Gregg Kostelich può districarsi senza affanni in qualunque swamp psycho-blues da horror adolescenziale, mentre il tempo ha reso Michael Kastelic una sorta di Guru-ur-Punk da marciapiede, sopravvissuto alle strade affollate di fine ’70, estroverso, ipercinetico, con tanto di cintura e pantalone à la Jim Morrison portati con strafottente e ambigua disinvoltura.
Divertitevi!

mercoledì 28 settembre 2011

Lions – No Generation – Una canzone per Samcro


Dopo My Generation, Blank Generation e X Generation ecco No Generation, una centrifuga hard rock di frustrazioni tardo-adolescenziali (All Hail) che si sfogano in desideri di fuga, ribellione, espressione di sè come nella migliore tradizione di Alice Cooper.
Uno stoner trapiantato nel chiasso di una città motorizzata che è lo sfondo continuo di ogni canzone (Can You Hear Me, She Gets Around): chitarre in scale minori discendenti come insegnava Josh Homme (White Angel), voci che sussurrano là dove nascono i fantasmi, distorsioni torride (Witch and the Star) in zona Fu Manchu ma anche il buonsenso di non esagerare nelle maratone strumentali e di non mettere poi troppa carne al fuoco.  
I Lions escono dalla stessa Austin dei Black Angels, rinforzando ancora di più l’idea che il Texas sia sempre stata la vera patria della psichedelia più truce, dai 13th Floor Elevators ai Josefus (Get Out Alive, oltre 6 minuti di ballatona drammatica e spettrale). Quest’attitudine alla chitarra pesante, alla ritmica serrata e rombante, unita alle visioni da gioventù tormentata, costantemente alla ricerca di un “segno”, ha assicurato al gruppo un posto d’onore nella soundtrack della prima stagione di Sons of Anrchy (4 pezzi: Machine, No Generation, All Hail, Evil Eye ) al fianco di BRMC e Black Keys; anche Matt Drenik e Austin Kalman hanno potuto così mischiarsi e immischiarsi nelle tortuose vicende dei bikers di Charming alle prese con una difficile successione al trono del primo charter del club. Una scelta azzeccata che dona alla serie un roboante sound rock e concede alla band uno stato quasi di “culto”.

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