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mercoledì 23 novembre 2011

Leggerezza - Playlist e Discografia

RilettureAmericane – La Leggerezza
“Categorie calviniane” applicate alla Popular Music

PLAYLIST






DISCOGRAFIA CITATA NELL’ ARTICOLO

Tim Buckley – Buzzin’ Fly (da Happy/Sad 1969)
Gene Vincent - Blue Jean Bop (1956)
Gene Vincent - Jump Back (1956)
Gene Vincent - Race With The Devil (1956)
The Penguins – Earth Angel (1955)
Quicksilver Messenger Service - Light On Your Windows (da: Quicksilver Messenger Service 1968)

martedì 22 novembre 2011

Riletture Americane - La Leggerezza - parte 2


"Categorie calviniane” applicate alla Popular Music - La Leggerezza - Pt. 2


Non che l’estrema rarefazione corrisponda forzatamente ad estrema leggerezza; sotto quest’ottica l’opera omnia dei Sigur Ros potrebbe essere considerata un’ode alla nostra categoria. Questa è piuttosto la leggerezza della “piuma di Valery”, una leggerezza che è incerta e in balia di ogni brezza; diversa, per l’autore francese la leggerezza dell’uccello: “Il faut être léger comme l'oiseau et non comme la plume”.
Ad un terzo tipo di qualità, mediana rispetto agli estremi del poeta francese, si dedicò un illustre antenato di Mark Kozelek, quel Nick Drake che oggi è di moda citare come fonte d’ispirazione, ma che nel 1974 morì solissimo e ignoto ai più. Già il titolo dell’esordio, Five Leaves Left, riassume parte della sua poetica autunnale: la sua è la leggerezza della foglia che cade lieve ma dritta al suolo alla rottura del picciolo. Un momento in cui anche il peso di qualcosa ormai morto è troppo gravoso da sostenere: Drake è il cantore di quell’istante. Se il suo primo album fu illuminante, il terzo e ultimo, Pink Moon, è il tentativo struggente di non fare precipitare a terra quella foglia. Già dalla bellissima copertina surrealista, con oggetti improbabili che galleggiano nel cielo notturno. Ma se la “luna rosa” si può solamente guardare da lontano, tornano spesso parole come ground o floor: è la fragilità di un’anima che si allontana sempre più dalle cose del mondo. Distantissimo appare poi Drake nella voce che incide su disco. Una lievità sepolcrale e notturna; dunque, sia lieve anche la terra allo sfortunato artista.
Per riemergere da questo lato oscuro vorrei tornare ad un contesto già accennato parlando dei Quiciksilver, ovvero la grande stagione della West-Coast. Due gruppi in particolare hanno saputo cogliere una sfumatura essenziale: l’eleganza della leggerezza, quel fascino mai ostentato che trae il suo magnetismo dalla perfezione del prodotto. Spirit e Love furono complessi che della “grazia” e della classe strumentale fecero i propri cavalli di battaglia. Il gruppo di Randy California e Joy Ferguson ebbe un inizio di carriera folgorante con Fresh Garbage e per esteso tutto il primo album: cinque musicisti diversi ma complementari e intimamente affini, amalgamati da quel grande batterista che fu Ed Cassidy: alle sue ritmiche, complesse eppure immediatamente accattivanti, si deve quel misto di giovane impudenza e di elettricità controllata che pervade Straight Arrow o Girl In Your Eyes .

domenica 6 novembre 2011

Riletture Americane - La Leggerezza - parte 1


“Categorie calviniane” applicate alla Popular Music - La Leggerezza - Pt. 1


















La leggerezza, nel suo significato più esteso e distante dalla definizione che ne da la fisica meccanica, dovrebbe essere una caratteristica intrinseca e importante della musica Popolare. Potrebbe addirittura considerarsi una discriminante rispetto alla musica così detta colta. Tanto quest’ultima è complessa, orchestrata, formalizzata e, perché no, pesante, tanto il Pop dovrebbe servire a veicolare emozioni di immediata comprensione e sentimenti di piacevole svago. L’espressione tipicamente italiana “musica leggera” eleva la qualità a categoria. Ma se questo pur generico assunto trovava buoni riscontri nel primo decennio di dominio del Rock n’ Roll, tra il 1950 e il ’60 su per giù, la via percorsa dal Pop e dal Rock degli anni successivi fu ben diversa. Cercando l’approvazione delle masse, ma ambendo allo stesso tempo allo status di artisti a tutto tondo, (e non più solo entertainer) cantanti e strumentisti hanno lavorato per colmare la distanza tra “musica popolare” e “musica colta”, cercando di uscire dall’adolescenza della forma-canzone e del 45 giri, per giungere ad una fase più matura costruita attraverso l’album, la poesia, il live show sempre più perfezionati e complessi. Non è più così scontato oggi applicare la categoria “leggerezza” al Pop e tantomeno al Rock, che anzi ha trovato nella scientifica ricerca della durezza prima, del peso poi, una redditizia linea evolutiva. Non esistono reali opposti ad “Hard Rock”, “Power Pop”, “Hardcore” e, soprattutto, “Heavy Metal”; se quindi il peso entra così prepotentemente non solo nelle singole canzoni, ma addirittura nei generi codificati, forse la leggerezza è oggi una qualità in estinzione. Forse non sarebbe nemmeno sbagliato leggere parte dell’evoluzione della musica Popolare degli ultimi 50 anni come un succedersi di addizioni di peso: aggiunte di db al volume, aggiunte di piste sul mixer, aggiunte di strumenti e sovraincisioni.

Se dovessi qui indicare un manifesto per la leggerezza in musica sarebbe una canzone remota e forse poco nota ai più: Buzzin’Fly di Tim Buckley è la prima che mi salta alle orecchie. In questo pezzo del 1969 tutto congiura a favore della leggerezza: dalla meravigliosa linea melodica della chitarra di Underwood che sale e scende in barba alla gravità esplorando tutta l’estensione dello strumento; alla semantica stessa del testo in cui compaiono sostantivi lievi come honey, sand, seabird ed espressioni verbali altrettanto chiare come l’iterazione float away nonché il titolo stesso, con quell’essere per metà onomatopea e per metà dichiarazione di intenti musicali. La mancanza di una sezione ritmica lascia che il brano si sviluppi come un duetto tra chitarra e la voce controllata ed, eccezionalmente, radiosa di Tim Buckley, cantante abituato a registri ben più mesti. Una leggerezza ottenuta attraverso la scrittura della musica e la fluidità dell’esecuzione, oltre che dall’uso delle parole.

martedì 1 novembre 2011

Riletture Americane – Percorsi nella Musica Popolare


Con il suo ultimo libro postumo, Lezioni Americane, Italo Calvino dedicò sei conferenze ad “alcuni valori o qualità o specificità della letteratura che mi stanno particolarmente a cuore, cercando di situarle nella prospettiva del nuovo millennio.”
Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità e Molteplicità, sono secondo l’Autore linee guida per una letteratura futura che si prospettava, già oltre trent’anni fa, profondamente trasformata alla luce della nascente rivoluzione informatica.
Traendo spunto da queste 6 categorie, proviamo a tracciare altrettanti percorsi nella musica popolare del dopoguerra per cercare di capire, giocando con parole e musica, se tali qualità sono reperibili non solo nella visione letteraria di Calvino ma anche nelle visioni musicali dei classici del Rock e del Pop dei nostri tempi.
Lungi dal volere fornire delle chiavi di lettura per la musica che verrà, o dei giudizi assoluti sulla qualità degli autori, cercheremo solo di seguire alcuni fili conduttori per provare a parlare di canzoni non solo in ossequio ad un ordine cronologico o ad una gerarchia di popolarità, quanto tracciando delle rotte inconsuete alla ricerca di quelle “categorie Calviniane” che oggi sono un’imprescindibile guida per ogni appassionato di letteratura.

Presto sul Blog 6 articoli, con dettagliate discografie e videografie alla ricerca di:

Leggerezza
Rapidità
Esattezza
Visibilità
Molteplicità
Consistenza

Poi chissà, se l’esperimento dovesse riuscire, si potrebbero aggiungere alcune qualità più specifiche per tentare un discorso sulla Musica che non sia sempre promozionale o generalista…

Stay tuned!

Siamo nel 1985: quindici anni appena ci separano dall'inizio d'un nuovo millennio. Per ora non mi pare che l’approssimarsi di questa data risvegli alcuna emozione particolare. Comunque non sono qui per parlare di futurologia, ma di letteratura. ll millennio che sta per chiudersi ha visto nascere ed espandersi le lingue moderne dell’Occidente e le letterature che di queste lingue hanno esplorato le possibilità espressive e cognitive e immaginative. È stato anche il millennio del libro, in quanto ha visto l'oggetto—libro prendere la forma che ci è familiare. Forse il segno che il millennio sta per chiudersi è la frequenza con cui ci si interroga sulla sorte della letteratura e del libro nell'era tecnologica cosiddetta postindustriale. Non mi sento d'avventurarmi in questo tipo di previsioni. La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici. Vorrei dunque dedicare queste mie conferenze ad alcuni valori o qualità o specificità della letteratura che mi stanno particolarmente a cuore, cercando di situarle nella prospettiva del nuovo millennio.
Italo Calvino – Lezioni Americane



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