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martedì 5 febbraio 2013

Il Bollettino di Capitan Vinile – Febbraio 2013 – Basi USA in Germania


Febbraio è appena cominciato e ospitiamo, declinando ogni responsabilità, il mensile dispaccio di Capitan Vinile.
Buona lettura… se ve la sentite.


Ombrosi discepoli dei trentatregirieunterzo, è Capitan Vinile che vi parla.
Ho dedicato le ultime settimane a cercare di sondare in profondità il mio rapporto col kraut-rock. A dirla tutta, nemmeno ho capito del tutto che cosa la gente intenda quando parla di kraut-rock. E’ qualcosa di geografico? Alimentare, musicale, estetico? E’ una facile etichetta giornalistica vagamente razzista, un genere autonomo, riconosciuto?
Avevo un amico, un gioioso estremista musicale, che considerava veramente kraut solo due gruppi: Neu! e Kraftwerk. Tutti gli altri stavano incasellati disordinatamente da altre parti: Can, troppo funky; Faust, industriali; Ash Ra Tempel, new age…. Non gli ho mai dato troppo peso, anche perchè era il tipo di integralista che si sarebbe volentieri fatto saltare in aria sul palco di X-Factor al grido di Hallogalloooooo!!!
Al contrario, coloro che devono vendere sembrano considerare questo genere in maniera estensiva: ogni album prodotto nelle lande mitteleuropee tra il ‘70 e il ‘77 diventa una Graal kraut-rock. Se poi ha un nome complesso - Subject ESQ, Emtidi, Missus Beastly - e una copertina con accostamenti cromatici bizzarri, allora ognuno si sente in dovere di sparare cifre pazzesche. Così l'ingenuo vinilomane alle prime armi corre il rischio di spendere una fortuna per qualche LP di europop belga o per una compilation proto-dance del Canton Ticino.
Ma del resto, cosa c'è di bello in un LP kraut se non il nome e la cover? Anzi, il valore di questi album pare direttamente proporzionale alla difficoltà di lettura di titolo e autore. Tanto che, scambiando due chiacchiere, ormai più nessuno si azzarda a citare letteralmente questi nomi. Vuoi mettere pronunciare Witthüser & Westrupp, Lieder von Vampiren, Nonnen und Toten? Molto più facile “Ohr -  56002”. Ed ecco che nasce una sorta di codice segreto per gli adepti del pop crucco.
Il mese scorso mi sono divertito a partecipare ed assistere ad alcune aste per titoli imponenti. Ho fatto un paio di offerte per un Tago Mago di stampa tedesca, fermandomi a quota 47,50 € e sono stato ad un passo dall'aggiudicarmi Yeti su etichetta Liberty: ho perfino rilanciato l’offerta all'ultimo secondo, roba che non facevo da tempo immemorabile, ma d'altronde Yeti è l'unico album che mi manca tra quelli che contano degli Amon Duul II (sempre che la ristampa Sunset di Phallus Dei conti qualcosa...) Alla fine, come al solito, mi hanno fregato e i miei 56,78 € non hanno ottenuto nulla.
Ma i botti veri si devono cercare per gruppi molto più remoti (a parte un Ege Bamyasi con poster a 604,33 euro...). Ho passato molto tempo ad affinare parametri di ricerca rigidissimi per scandagliare il web, e sopratutto i siti di aste, alla ricerca dei veri titoli kraut: incrociando nomi dei complessi e etichette discografiche importanti (perché è lì che si deve battere se si cercano i pezzi che contano davvero) pensavo di potere ottenere risultati precisi. Niente da fare, non faccio che trovare vecchie cassette magnetiche Basf da 90 minuti e orridi album di Emerson, Lake and Palmer. Però alla fine qualcosa rimane nella rete, e, a proposito dei gruppi remoti di cui sopra, è stato divertente assistere all'asta per il primo lp degli Eloy (Philips 6305089). Ora, è noto che gli Eloy sono tutto tranne un gruppo kraut e che quest'album vale sopratutto per il complicato formato del packaging che riproduce un bidone per rifiuti apribile, ma comprarlo per 555 euro, dopo 22 offerte... E neanche è stato il botto migliore perché un titolo assurdo come Reflections On The Future dei Twenty Sixty Six And Then (1972, UAS 29314), oltretutto con una delle copertine più brutte della storia, è stato battuto per 671 euro. Misteri del collezionismo.
Per riprendermi dallo smacco di aver perso Yeti sul filo di lana, forte comunque dei 56 euro risparmiati, ho deciso di buttarmi in un'altra zona d'ombra. Il mercato discografico americano è talmente vasto che non basterebbe una vita per esplorarlo tutto. In ambito prettamente rock, al di là degli eroi di fine anni ’50 (Berry, Holly, Lee Lewis) della psichedelia tra ‘66 e ’68 e di qualche uscita surf, non esistono veri filoni specifici di pietre preziose viniliche. Così ho scelto di girovagare tra il mainstream di quegli anni in apparenza terrificanti compresi tra il '75 e i primi ‘80. Cioè quando tutta l'androginia e il punk che arrivavano dall'Inghilterra venivano bellamente snobbati dall'americano medio per cui l'omosessualità sbandierata era roba, appunto, “da inglesi” e il "no future" era anticostituzionale.
Ero conscio del rischio: musicaccia melodica per ragazzine del college, pseudo-disco sintetica e chissà quante altre porcherie. Ma se sono esistiti i Pere Ubu, qualche speranza ci sarà pure…


Fortunatamente c'è sempre quel californiano che svuota la cantina, e con parte di quei 56 euro ho portato a casa un pacco di roba, tra cui: Teenage Magic dei Gambler, Pieces Of Eight degli Styx (a 0,74 euro… ma come chiedere di più?), l’album omonimo degli Zebra (addirittura 1,69) e About Us degli Stories (98 cent).
Spesso l'acquirente medio si fa spaventare dalle cifre dei costi di spedizione dagli USA, dimenticando che il buon vecchio euro un po' aiuta e che tutto sommato, se pago un disco appena 2 dollari... Senza contare poi che con acquisti multipli la spedizione si abbassa proporzionalmente. Una ventina di euro per cinque dischi fa poco più di quattro euro l’uno, non male per un viaggio di 8.000 chilometri.


Certo la cantonata è sempre dietro l’angolo: pacchi approssimativi, nessuna busta in plastica protettiva (costerebbe più del vinile stesso), tempi d’attesa lunghi. Tanto lunghi che qualche volta quando finalmente arriva il pacco nemmeno più ricordo cosa possa esserci dentro. Meglio! Effetto “auto-sorpresa”.
Quello degli Stories (Kama-Sutra KSBS 2068) è un gatefold ad apertura verticale, come Monster degli Steppenwolf, spesso tre dita e dalla copertina piena di occhioni languidi tra il ceruleo e l’oltremare. Anno 1973. In teoria roba da teenagers in calore; però non tutto è da buttare. Tredici brani, un pop leggermente frizzante come una versione plastificata dei Big Star, qualche groove interessante sul lato B, un po’ di glam, funk bianco a buon mercato. Alla fine c’è anche Brother Louie che fu addirittura n° 1 Billboard nel settembre ’73. Su Amazon non è nemmeno scontato trovare il CD; più di dieci dollari per un pezzo usato, probabilmente non esistono riedizioni della prima stampa del 1996. Non mi lamento, un acquisto discreto.


Zebra (Atlantic 80054-1) è un LP del 1983 in cui riponevo discrete aspettative. Mai coverto prima, ma qualcosa mi diceva che poteva essere un buon disco.
Copertina nera, busta interna nera coi testi, etichetta Atlantic verde e rossa: una garanzia. Dalle foto diresti che sono un amalgama tra Police e primissimi Rush. Dalla musica diresti decisamente Rush, non primissimi. Falsettoni e sintetizzatori di sfondo (non troppo invadenti, grazie al cielo). Ma anche metallici riff hard ’n’ roll. Nessuna bizzarria, pochissima auto indulgenza. Nessuna La Villa Strangiato e anche i sette minuti dell’imponente ballata Take Your Fingers From My Hair filano via lisci. Vinile lucido e ottimo audio, oltretutto. Bello.
Degli Styx non parlerò: sapevo bene cosa stavo comprando. Però ammetto che ancora non ho capito se, con quella voce così persuasiva sull’ottimismo pomposo dell’American Dream, Dennis DeYoung sia un cantante, un adepto di Scientology o un mental trainer del marketing piramidale ad una convention sull’ autoaffermazione. Cioè, ma veramente dobbiamo sorbirci roba come Great White Hope o I'm O.K??


Ammetto che Teenage Magic (EMI America ‎– SW 17009, busta interna bianca con i testi) mi spaventava alquanto. 1979, prodotto dalla EMI America su una label “verde clamoroso”, con quel logo in giacca-e-cravatta che trasudava funky-dance e una copertina dal vago sentore anni ’20. Mi consolava la foto del gruppo sul retro, a metà tra gangster di Chicago e facchini del Village (in grado però di sfoggiare qualche bel paio di jeans a zampa). Ebbene, surprise surprise, ecco un maturo album di AOR in uscita dal pub per lanciarsi nelle arene, ben cantato, rifinito da venature soul di Hammond e sostenuto da una chitarrona assai abile. Per l’amor di Dio: c’è romanticismo e miele a go-go, ballatone sentimentali ed happy-end scontati. Ma l’ascolto viaggia sempre alla grande tra Reo Speedwagon, Kansas, Toto, Jerry Rafferty, e anche qualche tentazione più robusta di fine decennio in zona Nazareth o Foreigner. Comunque, Americani fino al midollo. Tennage Magic che chiude il lato A è un pezzo assai scaltro. Dispiace quasi che furono subito scaricati dalla EMI dopo il secondo album. A quanto pare il disco non è mai stato ristampato in CD: ma del resto se non è qualche reliquia di psichedelica pesante a nessuno importa… Eppure, guarda un po’: proprio i Gambler sono stati la sorpresa più positiva del lotto.


Questo rafforza la mia convinzione che, nonostante tutto, ampie regioni del pop americano a cavallo tra 70 e 80 siano assolutamente zone vergini; per le orecchie e per i portafogli. Artisti indecisi tra nostalgia seventies, imitazioni punk, tentazioni metal e glamour disco. Nessun genere di riferimento, nessuna etichetta (ancora) da collezione, per fortuna. Prezzi contenutissimi e qualche bella sorpresa. Per non parlare di  quell' enorme buco nero del “progressive yankee”, il genere inesistente, un po’ come il Cavaliere di Calvino. E’ accaduto veramente? Chi ne faceva parte? Quali le sue caratteristiche? Fu una risposta ai grandi nomi inglesi o qualcosa di differente? Tante domande che meriteranno una discussione apposita, e forse anche qualche risposta.
Allora cosa aspettiamo?
La verità è là fuori!
Capitan Vinile alza la puntina e vi saluta!

Capitan Vinile

domenica 12 agosto 2012

Phallus Dei e l’immobilità dell’immagine (TVEye)


Amon Düül II Spielt Phallus Dei è un mini documentario di Rüdiger Nüchtern datato 1969. Nessun artificio, qualche tramonto su chiese di campagna e poi la Komune kraut-rock per eccellenza che suona dal vivo per trenta minuti il suo primo brano-monstrum, inchiodata dall’occhio stretto di qualche statuaria divinità cinematografica che non cambia mai angolazione, non stacca mai la telecamera, riprende mezzi volti, mezzi corpi e mezzi movimenti alle spalle di una notevole Renate Knaup, nell’aura arancio-bluastra di un protozoico light show iperpsichedelico. Nella gang di cameraman anche un imberbe Wim Wenders.
Da sperimentare con orecchie aperte e occhi socchiusi; un po’ di alcool (o THC, anche meglio) non guasta.
Buona visione.
                

venerdì 10 agosto 2012

PAGANESIMI ELETTRICI - Wim Wenders e il Fauno - Discografia e Playlist


DISCOGRAFIA CITATA NEGLI ARTICOLI

Bob Dylan - The Freewheelin' Bob Dylan (1963)
Hawkwind - Hawkwind (1970)
Amon Düül - Psychedelic Underground (1969)
Quicksilver Messenger Service - Happy Trails (1969)
MC5 - Kick Out The Jams (1969)
Grand Funk Railroad - Grand Funk (1969)
Yes - Close to the Edge  (1972)
Pink Floyd - The Dark Side Of The Moon (1973)
Carl Maria von Weber - Il franco cacciatore (1821)
The Velvet Underground - White Light/White Heat (1968)
Jefferson Airplane - Surrealistic Pillow (1967)
Jefferson Airplane - After Bathing At Baxter's (1967)
Cream - Wheels Of Fire (1968)
The Paul Butterfield Blues Band - East West (1966)
Doors - Strange Days (1967)
Iron Butterfly - In-A-Gadda-Da-Vida (1968)
The Kinks - Kinks-Size (1965)

martedì 7 agosto 2012

PAGANESIMI ELETTRICI - Wim Wenders e il Fauno - Pt.4


Inizia con un montaggio estemporaneo di grida, rumori, sbarre e catene, sirene antiaeree, squassi di trombe abbandonate nei golfi mistici deserti dei teatri di città. In alto, i gerarchi, i massimi ufficiali, i dignitari e i ministri allungano il collo spennacchiato scrutando di sotto. Loro non sono soldati, ma burocrati; non sono statisti ma contabili; non intellettuali ma ideologi Non hanno la divisa, vestono in giacca grigia. Non hanno nemmeno la pistola al fianco. Si difendono con l’ignoranza altrui.

venerdì 27 luglio 2012

PAGANESIMI ELETTRICI - Wim Wenders e il Fauno - Pt.3

"Wim Wenders e il Fauno" è l'ultimo racconto del ciclo "Paganesimi Elettrici". L'E-Book integrale è già disponibile qui, mentre per approfondire la genesi e il significato dei racconti il post di riferimento è questo.

martedì 17 luglio 2012

PAGANESIMI ELETTRICI - Wim Wenders e il Fauno - Pt.2

 "Wim Wenders e il Fauno" è l'ultimo racconto del ciclo "Paganesimi Elettrici". L'E-Book integrale è già disponibile qui, mentre per approfondire la genesi e il significato dei racconti il post di riferimento è questo


mercoledì 11 luglio 2012

PAGANESIMI ELETTRICI - Wim Wenders e il Fauno - Pt.1

"Wim Wenders e il Fauno" è l'ultimo racconto del ciclo "Paganesimi Elettrici". L'E-Book integrale è già disponibile qui, mentre per approfondire la genesi e il significato dei racconti il post di riferimento è questo


giovedì 28 giugno 2012

Paganesimi Elettrici – 5 Racconti in Musica del Multiforme Pagano - E-Book Gratuito



I frequentatori di lunga data del Blog forse si ricorderanno che la saga di "Paganesimi Elettrici" è uno degli elementi fondativi di questo spazio web. Una ventina di post, il primo a data Giugno 2011. Ora, ad un anno di distanza da quell'inizio "in sordina", per ricostruire l’ integrità di un percorso frammentato e incostante, Paganesimi Elettrici diventa un E-Book gratuito.
Cinque racconti, uno dei quali inedito sul blog, discografie e avventure in musica alla ricerca dell’ Arte nella  Multiformità.



Tipo: pdf
Formato: A5 – bianco e nero
Pagine: 91

giovedì 3 maggio 2012

Amon Duul II – Phonzeit - 1975-01-18


Al tramonto dell’enorme viaggio Krautrock, anno 1975, in compagnia di Chris Karrer, un occhialuto John Weinzierl e Soci, i Grandi Decaduti, in epoca Hijack, si presentano come un gruppo di sofisticati intellettualoidi mitteleuropei nel momento in cui il fumo compulsivo ha ormai soppiantato le dilatate visioni di marijuana e LSD. Quasi una new wave mascherata da muzak Art Pop. E se il momento d’oro sembra ormai lontano di secoli, se Karrer sembra più un narcos panamense che un polistrumentista bavarese, l’integrità e la classe non prive di una certa auto parodia tengono facilmente banco per una bella mezz’ora di TV vintage.

domenica 11 marzo 2012

The 5 Best & Lost Hard-Rock Solos From ‘70s


In un decennio che ha conosciuto Stairway to Heaven, Stargazer, Cortez the Killer, Rock Bottom, Eruption e tanti altri storici pezzi di bravura, una sintetica lista di prelibatezze assai meno conosciute, con il proposito, in futuro, di dare spazio anche agli Artisti che non hanno qui trovato posto.

sabato 4 febbraio 2012

Eloy - Discography and Playlist



ELOY – OCEAN
Harves EMI Electrola - 1C 064-32 596 - Germany – 1977

A1 Poseidon's Creation        
A2 Incarnation Of The Logos           
B1 Decay Of The Logos       
B2 Atlantis' Agony At June 5th - 8498, 13 P.M. Gregorian Earthtime





 Eloy - Ocean - Full Album 



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