A oltre sessant’anni dalla sua nascita, la storia dell’unico solista
afroamericano che poteva rivaleggiare con Hendrix; Eddie Hazel, figura mitologica
della chitarra elettrica, è oggi un eroe dimenticato di un tempo eroico per la
Black-Music.
"Cerca… cerca di suonare come se tua madre fosse appena morta… suona
così!”
Poi il chitarrista si piega sullo strumento, socchiude gli occhi;
attorno a lui solo un mormorio blues in lontananza. E il fruscio elettrico
della tastiera; in dissolvenza. Non servono parole.
Il modo in cui George Clinton cercò di tirare fuori il meglio dal suo
solista - immaginare la madre morta - oggi è solo un aneddoto sulla genesi
dell’ epica “Maggot Brain”.
Ma durante quella seduta d’incisione, da qualche parte, nella Detroit
dei primissimi anni ‘70, Eddie Hazel fu il miglior chitarrista rock del mondo.
E lo fu, per fortuna di chi ascolta, proprio mentre il jack era
inserito e le spie accese.
Tutt’intorno ci sono i neon tubolari, il fracasso della General
Motors; vapori urbani e pioggia leggera.

