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venerdì 8 febbraio 2013

The Eighties Matchbox B-Line Disaster ‎– The Royal Society


E allora venite! Venite infaticabili cercatori di alternativo, ragazzini curiosi, ventenni indie e antichi punk. Venite al malefico Luna Park che gli Eighties Matchbox B-Line Disaster hanno costruito su quel vecchio terreno di sepoltura indiano i cui spiriti riemergono nelle notti che piacciono all'Uomo Lupo.
Uno psychobilly nevrotico, dalle pesanti tinte dark, inserito su paure di chitarre distorte e terapie alla Clorpromazina. Un cantante che fa la voce grossa per spaventare i bambini nella notte di Halloween, rimasugli dei Cramps, battiti di Bo Diddley (Rise Of The Eagles), cattiverie fender alla Ward Dotson (The Fool) ed un'estetica di tetra ironia tra la Famiglia Addams e le trascrizioni più truci di Scooby-Doo, che arriva fino a qualche frammento di Joy Division a fumetti,  rumorismi mentali da Killing Joke (I Rejection) e le zanne di plastica dell’ultimo Jon Spencer.
The Royal Society è il loro secondo album: tantissime tracce, tantissime giostre; poche superflue, alcune veri e propri labirinti dell'orrore (Puppy Dog Snails, Drunk On The Blood, Freud's Black Muck), altre giochi di specchi alla neo-mescalina (The Dancing Girls, Temple Music). Il rondò diabolico di I Could Be An Angle vale il prezzo del biglietto.

venerdì 30 novembre 2012

The Flash Express ‎– Introducing The Dynamite Sound Of


Anno 2004. Tre teppisti in abiti mod fanno irruzione nelle torri di cristallo dei nuovi yuppie Nasdaq come Heat Ledger nell’attico di Bruce Wayne.
Baccano metropolitano, funk da depravati bianchi, strade intasate, taxi che usano clacson come mitra, trasporti nel caos; meglio prendere il Flash Express per downtown, con quel titolo che strizza tanto l’occhio al nord-est più rozzo dei Sonics. Ci troverete un ultra-garage irrobustito dal gelido taglio della Telecaster, una versione dei Cream uscita dal CBGB nel 1977, ubriaca di rock pesante e di tutte le false depravazioni losangeliane. C’è pure un blues ipercaratterizzato da fumetto (Feel These Blues) e fortunatamente nessuna zuccherosa ballatona unplugged, solo un lento fine anni ’50 da “Ballo Incanto Sotto al Mare” (Baby I'm Wrong). La California più urbana ha prodotto questo rock così a fior di pelle, tanto elettrico da sembrare quasi robotico, tanto strafottente da parlare di sé in terza persona, tanto scontato che alla fine resta appiccicato addosso come un chewing-gum masticato. E questi tre hanno veramente il “ritmo che uccide”, anche quando strappano una pagina notturna, cerchiata col rossetto, da un finale di James Ellroy (Sneak Around).
Peccato siano scomparsi presto.

Tra parentesi: CD  a 0,01 $ su Amazon… 0,01…

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