31/05/2011 - 01/10/2015
domenica 8 gennaio 2012
Anno 2012 - La fine dell’album?
venerdì 7 ottobre 2011
Il medium liquido
mercoledì 3 agosto 2011
UN’IPOTESI (Pt. 3) - L’hardware esploso
venerdì 15 luglio 2011
UN’IPOTESI (Pt. 2) - La struttura del medium musicale digitale
Mp3, Ogg, flac, shn sono tutti formati di musica digitale, immagazzinabili su hard disk o memorie flash, caratterizzati da una profonda diversità con il medium tradizionale. La maggior parte di questi files sono “compressi” o “decomprimibili”, ottimizzando lo spazio occupato su disco, magari cercando di mantenere inalterata la qualità dell’audio senza “perdite” (lossless).
Ma che cosa perdiamo veramente con l’utilizzo di un mp3 ? (ma anche di un wave, o di un ogg…)
Pagine e pagine su internet sono piene di tabelle relative al suono dei diversi formati e apparentemente il difetto più facile da identificare sta proprio nella qualità e nelle caratteristiche audio dei diversi tipi di file. Un mp3 è un file lossy, cioè comporta una perdita di informazione rispetto a un PCM di origine considerato copia-clone di una matrice incisa su CD (o nastro magnetico…). Ma è anche un file di dimensioni molto contenute, universalmente utilizzato, facile da decodificare, da trasportare, da copiare e trasferire, azioni non sempre possibili per il vinile e anche per il CD .
Ma c’è altro che discrimina il medium digitale da quello tradizionale: vinili, musicassette e CD possono, col tempo, perdere qualità sonora, non per questo differiscono concettualmente da copie in perfette condizioni; la qualità dell’audio non basta, da sola, a spiegare la differenza.
C’è in effetti un altro aspetto che raramente l’ascoltatore considera: la scomparsa dell’hardware come elemento fisico. Con la distribuzione digitale della musica resta solo il software, solo il dato musicale puro, che anzi deve anche farsi carico, nei limiti del possibile, di veicolare i metadati tradizionalmente associati all’hardware. Tutto il resto viene obbligatoriamente ricomposto, in formato digitale, richiamato da imponenti database web per restituire un nuovo tipo di medium.
E se questo aspetto può essere facilmente, ma colpevolmente, trascurato dall’ascoltatore, è invece il presupposto fondamentale per i distributori e i produttori di musica, che possono svincolarsi dall’oggetto concreto (il cd, la sua custodia…) cambiando radicalmente tutti i canali nella produzione e diffusione di un bene che non è più (anche) concreto, ma è solo “informativo”. Dato puro.
martedì 12 luglio 2011
UN’IPOTESI (Pt. 1) - La struttura dei media musicali tradizionali
In sintesi: la distribuzione di musica su vasta scala si è sempre affidata ad una tipologia standard di medium fisico: vinile (78, 33, 45 giri), musicassetta, CD. A parte le ovvie diversità tecnologiche, questi supporti sono concettualmente identici e accomunati da un’analoga struttura in cui si riconoscono due parti fondamentali: hardware e software.
1) Hardware: è la parte “materiale”, tangibile, del medium, composta da:
a) supporto fisico: disco in vinile, CD, nastro magnetico
b) contenitore (case) del supporto: confezione, copertina, booklet… cioè tutto ciò che completa il pakaging del supporto.
2) Software: è la parte informativa, non fisica, cioè il suono memorizzato sul supporto. Necessita di un decodificatore per essere interpretato.
L’importanza del software è lampante, in quanto contiene il dato che interessa al consumatore, cioè la musica. Ma non è da sottovalutare anche l’importanza dell’ hardware il quale:
1) Protegge il software, garantendone l’unitarietà e l’autenticità del dato impedendo contraffazioni.
2) Porta un’informazione ulteriore, cioè tutti i metadati necessari alla corretta interpretazione del dato.

In questo, il medium musicale è molto diverso da quello letterario che implica una meno netta distinzione tra hardware e software: un libro è un medium “unitario” che inoltre NON necessita di un decodificatore per essere interpretato. Differente ancora il medium cinematografico: anch’esso necessita di un decodificatore ma contiene il metadato (titolo, autore, titoli di testa e coda) nel software assieme al dato (il film).
Nei media musicali sono metadati, per esempio, il titolo dell’album, il nome del complesso, il titolo e la durata delle canzoni, la line-up del gruppo, l’anno di distribuzione del disco e tutto quanto altro ci fornisca informazioni in più sulla musica che ascoltiamo. Se il dato musicale colpisce le nostre emozioni soggettive, il metadato ci fornisce un sistema di coordinate importante per il nostro cervello per potere “classificare” il dato nella memoria.
In cosa si differenzia allora il medium musicale "tradizionale" da quello "digitale"?


