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martedì 11 febbraio 2014

Pomeriggi di terrore su Spotify (con Swans e Godflesh)



Piaccia o no ai cyber-fanatici a 5 stelle, la cara vecchia TV è ancora l'elettrodomestico "pensante" che domina il gusto, la moda, il voto e nella peggiore delle ipotesi le nostre giornate.
Lo fa perchè si addice alla pigrizia: è di facile utilizzo e permette di cambiare canale istantaneamente quando sullo schermo compare il volto di qualche nemico (Mario Draghi, Renzi, Salvini…).
Spotify, e con esso altri sistemi di streaming che sono certo esistano - o tutt’al più esisteranno - ma che ancora non conosco, ebbene anch’esso si addice alla pigrizia. Passare da un brano all'altro, da una playlist all'altra, da un disco all'altro “non è mai stato così facile”, lo dice anche la reclame.
Facile, indolore ma ruffiano: perchè ti esorta a credere che sia tu al centro della scelta e sia tu il DJ di turno, mica il solito falso quarantenne belloccio di Radio DJ.
La realtà, al contrario, dice che è facile ritrovarsi in balia della musica.
Mani in alto: sei circondato da bilioni di brani a portata di mouse. Bilioni di brani che ti si rovesciano addosso istantaneamente e senza esborso. Serve un bel sangue freddo e una rigida programmazione per non perdersi in un dedalo in cui Arianna non ci fa nemmeno la cortesia di porgerci un capo del suo filo. Per non parlare di quella sottile foschia di imponderabile aleatorietà che circonda ogni “edizione digitale”. Chi ci suona? Chi ci canta? E l’anno di pubblicazione? Sarà proprio quel disco, o no? Una serie di spettri musicali che escono come il vapore dalla lampada magica; e ti chiedi se mai riuscirai a rificcarli lì dentro.
Sangue freddo – rigida programmazione.
Allora ecco il resoconto di uno dei pomeriggi in cui, dopo una pianificazione in realtà assai superficiale, mi sono immerso, con scafandro e bombole, nell'universo del tutto-qui-e-subito.
Una mondo mica privo di rischi, sopratutto se vi imbattete in qualche mostruosità industriale per sole orecchie adulte.

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